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Francia: chi sono le persone fermate dalla polizia per il caso del professore decapitato?

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Francia: chi sono le persone fermate dalla polizia per il caso del professore decapitato?
Diritti d'autore  AFP
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Questa domenica si sono svolte manifestazioni di massa in tutta la Francia per rendere omaggio a Samuel Paty. Ignorando per un giorno le norme anti-Covid sul distanziamento, un'eccezione ammessa dopo la decisione dello scorso giugno del Consiglio di Stato di ripristinare la libertà di manifestare, migliaia di persone si sono radunate nelle piazze di varie città per ricordare il professore.

Paty è stato ucciso con un coltello venerdì in un sobborgo di Parigi da un 18enne di origine cecena, per avere mostrato alcune caricature di Maometto. A Parigi, tra la folla radunatasi a Place de la Republique, c'era anche Jean Castex. Il premier ha pubblicato su twitter un video della folla che intona la Marsigliese, accompagnato da un messaggio: "Non ci fate paura, non siamo spaventati, non ci dividerete, siamo la Francia". Scene simili nelle altre città francesi: da Lille a Lione, da Tolosa a Marsiglia.

Chi sono le persone fermate dalla polizia?

Sul caso continua ad indagare l'antiterrorismo: sono salite a 11 le persone fermate dalla polizia. Tra queste ci sono quattro familiari dell'assassino, identificato come Abdoullakh Anzorov: i genitori, un nonno e il fratello minore. La famiglia è arrivata in Francia nel 2008, quando Abdoullakh aveva 6 anni. Il padre avrebbe detto agli inquirenti di non essersi accorto della radicalizzazione del figlio.

Fermato anche il padre di un alunna di Paty, Brahim C., 48 anni: il 7 ottobre, due giorni dopo la lezione in cui il docente aveva mostrato in classe le caricature di Maometto, Brahim aveva pubblicato su Facebook "un appello alla mobilitazione contro l'insegnante". In seguito, poiché delle vignette raffigura Maometto nudo con una stella sulle natiche, aveva anche presentato una denuncia per la diffusione di immagini pornografiche.

Prima di mostrare le vignette Paty aveva invitato gli alunni che avrebbero potuto sentirsi turbati a lasciare l'aula. Secondo Brahim la figlia 13enne si sarebbe rifiutata e la visione delle vignette l'avrebbe profondamente turbata. Ma, stando a quanto riportano i media francesi, la bambina quel giorno non era in aula. Qualche giorno dopo, l'8 ottobre, Brahim ha pubblicato un secondo video sui social, chiedendo a Paty di fermarsi e pubblicando nome e indirizzo dell'insegnante. C'è anche un altro genitore in custodia: anche lui, secondo i media francesi, avrebbe presentato una denuncia contro l'insegnante dopo il corso sulla libertà di espressione del 5 ottobre.

Abdelhakim Sefrioui, da anni nel mirino dell'intelligence

Un ruolo centrale nella vicenda sembrano averlo anche Abdelhakim Sefrioui, un noto militante islamico da tempo nel mirino dell'intelligence, e la sua compagna. Fin dall'inizio della controversia, quando Brahim C. ha pubblicato il primo video, Sefrioui si è presentato al preside dell'istituto dove insegnava Paty come "responsabile degli imam di Francia". Inoltre, ha minacciato di manifestare davanti all'istituto e al rettorato.

In un video del 12 ottobre si vede Sefrioui parlare con la figlia di Brahim C. e accusare Emmanuel Macron di avere attirato "l'odio sui musulmani". Vicino ad Hamas e alla Fratellanza musulmana, organizzatore di numerose manifestazioni per denunciare l'islamofobia, Sefrioui è sempre riuscito a mantenere il suo attivismo nei limiti della legge. Alti funzionari che seguono il suo dossier hanno rivelato ai media francesi che l'intelligence "sta provando da oltre dieci anni a inchiodare Sefrioui per le sue attività".