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In che modo i media russi stanno raccontando la repressione in Bielorussia?

Vladimir Putin e Alexander Lukashenko
Vladimir Putin e Alexander Lukashenko   -   Diritti d'autore  Mikhail Klimentyev, Sputnik, Kremlin Pool Photo via AP, File
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Nei giorni delle massicce proteste, della brutale repressione della polizia e dello sciopero generale contro la sua contestata rielezione, il presidente bielorusso Alexander Lukashenko ha chiesto sostegno alla Russia.

Sabato il presidente bielorusso ha annunciato che lui e Putin "hanno concordato che alla prima richiesta verrà fornita un'assistenza completa per garantire la sicurezza della Repubblica di Bielorussia".

Finora il Cremlino ha reagito in modo insolitamente misurato agli ultimi sviluppi in Bielorussia.

Quando proteste di piazza e incertezza politica hanno riguardato altri Stati dell'ex Unione Sovietica - in particolare la Georgia e l'Ucraina - la Russia ne approfittato per aumentare la sua influenza, dipingendo quelle proteste come azioni sostenute dall'Occidente.

Ma se la Russia ha una strategia per la Bielorussia, non è chiaro quale sia.

Cosa dicono i media?

Secondo l'Istituto per lo studio della guerra (Institute for the Study of War o ISW), un think tank statunitense, i media statali bielorussi hanno dovuto specificare che Lukashenko chiederebbe l'intervento delle forze russe solo "in caso di minacce militari esterne", un aspetto che il presidente non aveva specificato nel suo discorso.

Di solito i media statali sono uno strumento usato dai governi per veicolare i loro messaggi politici e un buon indicatore delle politiche governative. Tuttavia in Bielorussia i giornalisti di uno dei principali canali televisivi statali hanno deciso di scioperare per esprimere la loro solidarietà ai manifestanti.

Ciononostante Lukashenko è riuscito a far passare il messaggio di un'incombente minaccia esterna in un discorso tenuto sabato durante un raduno filogovernativo, in cui ha accusato la NATO di aver dispiegato carri armati e aerei sul confine occidentale del Paese.

La NATO ha rapidamente respinto l'accusa e ha detto che stava monitorando da vicino gli eventi in Bielorussia. In una comunicato l'alleanza militare ha aggiunto che la sua presenza in Oriente "non è una minaccia per nessun Paese" ma è di natura "strettamente difensiva".

Nel frattempo, i media russi a favore del Cremlino hanno dipinto un quadro che indica come Mosca sia ancora indecisa su intervento in aiuto a Lukashenko.

Vera Tolz, professoressa di studi russi all'Università di Manchester, ha detto a Euronews che i media russi, statali o affiliati allo Stato, sono stati attenti nella loro copertura della Bielorussia.

"Il media più importante è la televisione di Stato. La copertura giornalistica rivela la portata della protesta, la sua natura pacifica e il fatto che alcuni manifestanti sono stati arrestati e malmenati. Allo stesso tempo, la copertura sostiene che "l'Occidente sta cercando di destabilizzare la Bielorussia sulla falsariga dell'Ucraina".

Tolz aggiunge però che anche la tv di Stato russa fa riferimento all'ipocrisia dell'Occidente, puntando il dito contro il presidente francese Emmanuel Macron, che aveva chiesto all'Europa di sostenere i manifestanti anti-Lukashenko in Bielorussia, ma non ha fatto lo stesso per le proteste dei gilet gialli del suo Paese.

Inoltre Tolz aggiunge che i media statali russi sottolineano quanto sia proattiva la posizione dell'Occidente in Bielorussia, nonostante allo stesso tempo ammonisca la Russia di non interferire.

La settimana scorsa la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha dichiarato che ci sono stati "chiari tentativi di interferenza esterna negli affari di uno Stato sovrano per dividere la società" in Bielorussia. Ma non ha approfondito ulteriormente.

I media russi simpatizzano con i manifestanti

I media russi sembrano aver assunto un tono simpatetico nei confronti dei manifestanti e di coloro che si schierano con loro.

Tolz sostiene di aver notato un cambiamento di tono lo scorso fine settimana, quando ha osservato un numero crescente di notizie nei media statali russi che erano molto critici nei confronti di Lukashenko.

"Domenica ho notato un articolo su RT International che citava Vladimir Zhirinovsky, un politico russo di spicco che ha usato toni molto duri contro Lukashenko".

Nell'articolo, Zhirinovsky si è schierato con i manifestanti: "Finalmente hanno trovato il coraggio di dire no alla dittatura". Secondo Tolz una posizione simile è stata espressa nei principali talk show della tv di Stato russa nel fine settimana.

L'articolo chiave per capire la posizione russa

Tolz ritiene che la "posizione del governo russo in Bielorussia emerge chiaramente in un articolo pubblicato il 18 agosto da RIA", una delle principali agenzie di stampa statali russe.

L'articolo si basa su un'intervista con un membro del Consiglio di Stato per le relazioni internazionali presso l'ufficio del presidente della Russia.

"Pur partendo dal presupposto che l'Occidente è desideroso di appiccare il fuoco in Bielorussia, questo funzionario ammette che le proteste sono iniziate spontaneamente - osserva Tolz - e la presenza di così tante persone non è legata ad iniziative occidentali. Prevede che, a meno che Lukashenko non si dimetta, le proteste vadano avanti all'infinito. Ma soprattutto dice che, quando ci sono centinaia di migliaia di persone che protestano, non si può avviare un giro di vite. Usare l'esercito o la polizia sembra inconcepibile".

Per Tolz la dichiarazione del funzionario suggerisce "una crescente consapevolezza nel Cremlino che Lukashenko e il suo regime non possano essere salvati. La Russia probabilmente spera di poter aiutare o orchestrare l'elezione del successore di Lukashenko, che sarebbe più pro-Russia che pro-occidente".

Alcuni punti salienti dei media pro Cremlino

A differenza della tv di Stato, alcuni media russi hanno sono stati più critici nei confronti delle proteste in Bielorussia.

Il settimanale Argumenty I Fakty ha raccontato gli eventi con dei reportage dal tono relativamente neutro. Meno pacati gli articoli di opinione.

In un articolo pubblicato il 18 agosto diversi esperti della situazione in Bielorussia hanno spiegato i vari modi in cui le potenze straniere potrebbero essere coinvolte.

Uno degli esperti pone degli interrogativi su un canale Telegram che i manifestanti avevano utilizzato per organizzarsi. Alexander Malkevich, presidente della Fondazione per la protezione dei valori nazionali, si chiede chi finanzia il canale e sottolinea come pochi giorni prima delle elezioni siano "apparse le istruzioni per i disordini" tra i suoi contenuti.

Izvestia, portale di notizie online, fa il punto sulle telefonate del presidente russo Vladimir Putin con i leader europei per discutere della situazione in Bielorussia. Ha anche pubblicato un articolo sulle dichiarazioni del segretario generale del Partito comunista in Russia, Gennady Zyuganov, che definisce la situazione in Bielorussia una sorta di tentativo di colpo di stato che "si diffonderà in Russia".

Komsomolskaya Pravda ha pubblicato un articolo sulla composizione del movimento di opposizione in Bielorussia, definendolo un "apparato statale alternativo". L'autore si concentra sui sentimenti anti-russi e nazionalisti dei partecipanti e solleva interrogativi sulle loro finanze.

Moskovsky Komsomolets dà un discreto spazio alle voci critiche dei manifestanti. In un articolo del 18 agosto ha citato Zyuganov, che ha avvertito che caduta di Lukashenko sarebbe dannosa per gli interessi russi.

Zyuganov ha aggiunto che le proteste porterebbero alla distruzione dello Stato e ha accusato la leader dell'opposizione Svietlana Tikhanovskaya di non avere "nessun programma. Non sa cosa fare, né in economia né in politica".

Tuttavia, il giornale esamina anche cosa potrebbe accadere se Lukashenko venisse rovesciato.

La maggior parte degli analisti politici intervistati per l'articolo concordano sul fatto che Lukashenko probabilmente manterrà il potere fino a quando potrà, ma sono aperti alla possibilità che si svolgano nuove elezioni. Tuttavia, sono scettici sul fatto che l'opposizione sia disposta a essere abbastanza paziente e a dedicare la quantità di lavoro necessaria per cambiare il sistema.

Relazioni Mosca-Minsk

Mosca non si è espressa sulle proteste iniziate dopo le elezioni del 9 agosto che, almeno stando ai dati ufficiali, avrebbero visto una vittoria travolgente di Lukashenko con l'80% delle preferenze.

La massa di persone scesa in piazza - più di 200.000 a Minsk domenica, secondo alcune stime - e la sua composizione eterogenea sminuiscono la capacità sia dell'establishment bielorusso che della Russia di sostenere che le proteste non siano rappresentative del Paese nel suo complesso.

Prima del voto le autorità bielorusse hanno arrestato 33 appaltatori russi della sicurezza con l'accusa di aver pianificato di fomentare disordini prima delle elezioni. La scorsa settimana li hanno lasciati andare nel tentativo di sanare la spaccatura con Mosca.

Ma a differenza della Rivoluzione delle rose del 2003 in Georgia e delle proteste di massa del 2004 e del 2014 in Ucraina, in Bielorussia il sentimento anti-russo non è così forte.

Russia e Bielorussia hanno un rapporto ufficiale insolitamente stretto, ma in cui spesso emergono gravi screzi. I due Paesi hanno firmato nel 1997 un accordo che ha posto le basi per rinnovati legami politici, economici e militari.

Eppure Lukashenko ha spesso accusato la Russia di cercare di privare la Bielorussia della sua indipendenza e in passato ha strizzato più volte l'occhi all'Occidente, o almeno ha fatto finta di farlo.

"C'è una linea importante nella copertura televisiva di Stato russa: Lukashenko non è mai stato un vero amico o un buon partner della Russia. È sempre stato un doppiogiochista", ha detto Tolz a Euronews.