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Il grosso problema dell'intervento di Frontex al confine Grecia-Turchia

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Greece Migrants
Greece Migrants   -   Diritti d'autore  Michael Varaklas/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved
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L'operazione Frontex al confine tra Grecia e Turchia potrebbe svolgersi in violazione del diritto internazionale e dello statuto stesso dell'Agenzia europea. A denunciarlo esperti di giurisprudenza comunitaria e attivisti per i diritti umani.

L'Unione Europea ha messo a punto un piano d'azione a sostegno di Atene per fronteggiare l'afflusso migratorio generato dalla decisione di Ankara di aprire le frontiere ai profughi siriani: include la "rapida" mobilitazione di asset da parte della guardia costiera e di frontiera europea. Le prime 100 unità arriveranno nella regione di Evros domani, 11 marzo. Si uniscono alle 500 guardie di frontiera Frontex già presenti sul campo.

L'intervento di Frontex non avrebbe le necessarie basi legali in quanto l'agenzia di sicurezza interviene in un Paese - la Grecia - che ha unilateralmente deciso di sospendere le domande di asilo per un mese. La comunicazione è arrivata il 1 marzo via Twitter dal Primo Ministro greco, Kyriakos Mītsotakīs. Due giorni dopo, il 3 marzo, il consiglio di amministrazione di Frontex, dove siedono i rappresentanti dei Paesi membri e i rappresentanti delle forze di frontiera, ha approvato l'invio della missione speciale.

La sospensione del diritto d'asilo è stata criticata dalle Nazioni Unite. L'Alto Commissariato Onu per i rifugiati ha sottolineato che "né la Convenzione del 1951 sullo status dei rifugiati né il diritto dell’Unione Europea in materia di asilo contemplano alcuna base legale che permetta di poter sospendere la presa in carico delle domande di asilo”.

L'intervento di Frontex è in contraddizione anche con il proprio regolamento in cui si legge (art. 80) che la guardia di frontiera e costiera europea deve garantire la tutela dei diritti fondamentali, nel quadro del diritto dell'Unione e della Convezione dei rifugiati del 1951 - trattato che non viene rispettato quando i migranti non possono fare domanda di asilo.

Ovvero quanto accadrà al confine greco-turco per un mese.

Dal 2011, l'Agenzie europea disponde di un responsabile dei diritti fondamentali che dovrebbe svolgere attività di monitoraggio sul rispetto dei diritto umani, collaborando alla stesura del piano operativo. Tra i suoi compiti, si legge sul sito di Frontex, c'è anche "garantire che i funzionari Frontex assicurino accesso alle procedure d'asilo a tutte quelle persone che hanno bisogno di protezione internazionale".

Come farà Frontex a garantire che i siriani possano fare richiesta d'asilo in Grecia?

Abbiamo chiesto a Frontex cosa ne pensasse il Fundamental Rights Officer dell'intervento in Grecia, ma l'Agenzia non ha condiviso con la nostra testata il verbale della riunione. L'ufficio stampa ci ha scritto che "Frontex non è incaricata delle procedure d'asilo. L'Unione Europea sta discutendo con la Grecia della questione. Continuiamo a deferire tutte le richieste di asilo alle autorità nazionali come richiesto dalla legge".

Secondo Giuseppe Campesi, sociologo, esperto di diritto e autore di uno studio su Frontex, in questo caso "la dinamica intergovernativa tra esecutivi nazionali e l'opportunità politica prevale sui principi dello stato di diritto. L'operazione è stata lanciata alle condizioni previste dal governo greco anche se la violazione del diritto internazionale sarà sistematica e ai siriani verrà impedito di richiedere asilo".

Oltre ai 100 funzionari aggiuntivi, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera schiererà in Grecia due aerei di sorveglianza, due navi, sette unità aeree, un elicottero e quattro mezzi di terra con capacità di scansione termica.

Thomas Gammeltoft-Hansen, professore di diritto internazionale e dei rifugiati all'Università di Copenaghen, ritiene che "l'operazione di Frontex, nelle attuali circostanze, non abbia le necessarie basi giuridiche. Qualsiasi azione di respingimento violerebbe chiaramente sia i diritti umani della UE sia il diritto internazionale. La decisione greca di sospendere l'asilo è stata un po' come togliere la coperta su cui si regge l'intero castello di carte delle operazioni di Frontex".

La decisione greca di sospendere l'asilo è stata un po' come togliere la coperta su cui si regge l'intero castello di carte delle operazioni di Frontex
Thomas Gammeltoft-Hansen
Università di Copenaghen

Secondo Gammeltoft-Hansen, la partecipazione degli Stati membri all'operazione - sotto l'egida di Frontex - solleverà "complicate questioni legali". Gli esecutivi infatti non potranno sostenere in tribunale di "non essere stati a conoscenza dei rischi connessi al rispetto dei diritti umani al momento dell'invio dei loro effettivi".

Alberto Alemanno, professore di diritto dell'Unione Europea a Parigi, ha detto a Euronews che la sospensione greca "rappresenta una palese violazione sia del diritto d'asilo europeo che del diritto umanitario internazionale" e che l'azione "è destinata ad essere impugnata sia a livello nazionale, che a livello europeo e internazionale". Gammeltoft-Hansen ritiene che si stanno moltiplicando le vie legali a disposizione di chi vuole portare le istituzioni nazionali o continentali di fronte a una giuria, ed è "difficile per gli Stati coinvolti prevedere quali saranno gli esiti".

Al momento di scrivere, una coalizione di ONG guidata da Global Legal Action Network ha annunciato di voler iniziare a "documentare e intraprendere azioni legali contro i responsabili delle violazioni dei diritti dei migranti e dei rifugiati" in Grecia.

Fabrice Legeri, direttore esecutivo di Frontex - Copyright 2018 The Associated Press. All rights reserved.

Il "gran rifiuto" danese

Il 6 marzo, il capitano di un pattugliatore danese si è rifiutato di obbedire all'ordine radio del quartier generale dell'Operazione Poseidon di rimettere dei migranti sul loro gommone e di rimorchiarli fuori dalle acque greche. L'operazione Poseidon è una missione di sorveglianza delle frontiere dispiegata in Grecia e coordinata da Frontex.

Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea, ha elogiato la Grecia definendola "il nostro scudo europeo", utilizzando la parola greca "aspida" per ringraziare Atene.

Recentemente, Frontex è stata criticata per aver negato una richiesta di trasparenza di due attivisti, Luiza Izuzquiza e Arne Semsrott, e aver loro inviato una fattura di spese legali da pagare di oltre 23mila euro. L'Agenzia ha negato l'accesso agli atti per gli attivisti - i quali chiedevano informazioni sul nome, la bandiera e il tipo di imbarcazioni impiegate nel Mediterraneo centrale nel 2017. I due hanno poi fatto appello al tribunale dell’Unione Europea, ma la corte ha dato ragione a Frontex che ha fatto pervenire a Izuzquiza e Semsrott la richiesta di risarcimento.

"Non vogliamo diventare un precedente", dice Izuzquiza a Euronews. "Se questo è il conto che ti viene presentato quando porti Frontex in tribunale, molti giornalisti e attivisti ci penseranno su due volte prima di intentare una causa contro l'Agenzia. Si tratta di una minaccia deterrente totalmente anti-democratica. Chiediamo a Frontex di ritirare la richiesta di risarcimento". I due attivisti hanno lanciato una raccolta firme e una petizione online che ha già raggiunto oltre 85mila firme.

Meccanismi di monitoraggio non adeguati

Anche nel teatro d'intervento greco spetterà al responsabile dei diritti fondamentali di Frontex monitorare eventuali violazioni dei diritti umani che potrebbero verificarsi durante le operazioni sul campo.

Tuttavia, come sostiene Campesi, il meccanismo di monitoraggio è inefficace poiché la maggior parte dei funzionari impiegati da Frontex è alle dipendenze degli Stati membri, e dai propri esecutivi dipendono dal punto di vista disciplinare e di carriera. "Se Frontex rilevasse qualche problema e individuasse l'agente responsabile, potrà fare un rapporto interno, ma poi si limiterà a chiedere al governo di riferimento di prendere provvedimenti nei confronti degli agenti. Tuttavia, la maggior parte di questi fascicoli resta senza follow-up".

A conferma di questo, si può leggere nel rapporto annuale del 2016 come è la stessa Frontex a lamentare una "mancanza di feedback da parte delle autorità nazionali degli Stati membri" sulle segnalazioni di incidenti gravi (pag. 133).

Lo ribadissce anche Fabrice Legeri, direttore esecutivo di Frontex, in un'intervista a Die Zeit: "Riportiamo questi casi alle autorità nazionali, non possiamo fare di più".

L'ultima riforma che ha dato a Frontex un corpo di frontiera permanente e armato

Frontex nasce nel 2004. In 15 anni di attività il suo regolamento è stato modificato più volte ed è tra le agenzie europee che ha conosciuto l'evoluzione più spettacolare.

Nel tempo è diventata un'agenzia di eleborazione di intelligence decisiva, indica Campesi, e sulla base delle strategie elaborate a Varsavia - dove c'è il quartier generale - agiscono le guardie di frontiera degli Stati membri. Non solo: Frontex ha acquisito il potere di valutare periodicamente come i Paesi Ue controllano le proprie frontiere e proporre eventualmente misure correttive. Fino a suggerire allo Stato interessato un intervento compensativo da parte di Frontex stesso.

Frontex ha sì un suo staff, impegnato nella sede centrale in Polonia o in attività di controllo delle frontiere, ma fino al novembre 2019 gli agenti e i mezzi erano messi a disposizione degli Stati membri in base a negoziati bilaterali.

Con l'ultima, decisiva riforma, Frontex dispone ora di uno standing corps, un corpo di frontiera permanente con la divisa dell'Unione Europea e che verrà ampliato fino a 10mila unità. Di queste, 3mila dipenderanno direttamente dall'Agenzia e non saranno unità "prestate" da altri Paesi. Personale armato, con un'uniforme europea e i propri veicoli.

"È una novità assoluta: è la prima volta che un’agenzia sovranazionale ha a disposizione un braccio operativo, uno staff di personale autorizzato a esercitare poteri coercitivi ed esecutivi", conclude Campesi.

Il budget è passato dai 143 milioni annuali del 2015 a 11.3 miliardi di euro previsti per il periodo 2021-2027.

Il nuovo personale dipenderà disciplinarmente dall'agenzia, quindi spetterà all'agenzia di Varsavia indagare sulle proprie carenze. Giulia Raimondo, ricercatrice sulla gestione integrata delle frontiere in Europa, sostiene che il meccanismo di monitoraggio e di responsabilità di Frontex è ben lontano da standard ideali, e non ha grandi speranze per il futuro. "Il meccanismo ha un sacco di falle. Sono i giudici di se stessi, non c'è indipendenza".