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Grecia, da giugno 10mila migranti senza più casa: "Finiranno per strada"

Una migrante e suo figlio in una stanza d'albergo nella città di Kranidi, a circa 170 chilometri a sud-ovest di Atene, martedì 21 aprile 2020
Una migrante e suo figlio in una stanza d'albergo nella città di Kranidi, a circa 170 chilometri a sud-ovest di Atene, martedì 21 aprile 2020   -   Diritti d'autore  Thanassis Stavrakis/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved
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In Grecia, migliaia di migranti - tra loro bambini, disabili e soggetti vulnerabili - finiranno dal 1° giugno per strada, costretti a lasciare gli appartamenti pagati con fondi europei in cui erano temporaneamente alloggiati. Senza più diritto all'assistenza economica, il rischio di diventare senza tetto sarà alto.

Tutta colpa della decisione del governo greco di accorciare il periodo di permanenza negli appartamenti del sistema di accoglienza, così da far posto ad altri migranti e alleggerire la pressione nei campi.

Già, perché non tutti i migranti in Grecia vivono in condizioni terribili nei centri di Lesbo e di altre isole dell'Egeo orientale, già sovraffollati: dei 120mila tra rifugiati e migranti presenti sul territorio greco, circa 22mila soggiornano in case, alberghi o appartamenti (concentrati per metà nella capitale Atene). Metà dei residenti sono bambini.

Il programma - che in Italia chiameremmo di accoglienza diffusa - è noto come ESTIA ("casa"), è gestito dall'Alto Commissariato Onu per i Rifugiati (UNHCR) e pagato dalla Commissione Europea.

Con decreto ministeriale del 7 aprile scorso, il periodo di grazia per i richiedenti asilo che si sono visti accogliere o rigettare la domanda di protezione internazionale è sceso da sei mesi a un mese.

Se vi aggiungiamo una piccola proroga dovuta al Covid-19, dal 1° giugno migliaia di migranti saranno tenuti a lasciare i propri alloggi. Per andare dove? Da nessuna parte. Finiranno per strada e per di più in situazione di indigenza, denunciano attivisti e Ong greche.

Parliamo di 8.500 persone secondo UNHCR, circa 10mila secondo i media locali.

Una volta fuori, i migranti "non possono soddisfare i requisiti di base per diventare autosufficienti", fa notare UNHCR. In base alla nuova legge, viene infatti interrotta anche l'assistenza in denaro che è parte del programma ESTIA.

"Rifugiati riconosciuti", e quindi bisognosi di protezione internazionale, "lasceranno l'assistenza, ma senza aver accesso effettivo ai benefici sociali e al sostegno", dice a Euronews Boris Cheshirkov, portavoce di UNHCR Grecia. In assenza di un chiaro meccanismo di transizione verso l'assistenza sponsorizzata dallo Stato, l'agenzia Onu si dice seriamente preoccupata per la vulnerabilità di molte delle persone coinvolte, escluse dai sistemi di welfare.

"La situazione è aggravata dalla pandemia Covid-19 e aumenta anche il rischio di tensioni: molte persone potrebbero non essere in grado o non essere disposte a rispettare la decisione di lasciare il proprio alloggio".

ESTIA è stato ideato per aiutare i richiedenti asilo vulnerabili durante il periodo in cui la loro richiesta di protezione internazionale viene esaminata. È finanziato dalla Commissione Europea (nel tempo ha ricevuto 496 milioni di euro) ma le regole e i parametri di ammissibilità del programma sono stabiliti dal governo greco.

Non si tratta di una panacea (in passato sono state denunciate lentezze burocratiche nell'assegnazione degli appartamenti, problemi strutturali e di pulizia che ne renderebbero alcuni 'invivibili'), ma è certamente meglio per i migranti rispetto al vivere nel famigerato accampamento di Moria.

"Un risultato devastante non solo per i rifugiati"

Il rischio è che le piazze e i parchi di Atene e altre città greche si riempiano di rifugiati, disperati e senza tetto, scrive il quotidiano indipendente Efsyn. "Il risultato dovrebbe essere devastante. E non solo per i rifugiati stessi". Il giornale accusa Panagiotis Mitarachis, il ministro greco dell'Immigrazione e dell'Asilo, di allineamento con le politiche di "gruppi xenofobi estremisti". Presenta la decisione come una prova di politica coraggiosa, si legge, quando in realtà è dovuta "alla pressante necessità di procedere con la decongestione delle isole, dove si trova la sua base elettorale".

UNHCR stima che nei campi delle isole greche vivano 34.700 persone, quando le strutture ne potrebbero accogliere 5.400.

Il Comune di Atene, i collettivi antirazzisti e le organizzazioni attive nell'accoglienza di migranti e rifugiati si stanno attivando per trovare sistemazioni di fortuna e fornire assistenza di prima necessità ai bisognosi.

La quasi totalità dei migranti presenti in Grecia non ha ricevuto lezioni di lingua. La maggior parte di loro fugge dalla guerra in Yemen, Siria o Afghanistan e soffre di stress post-traumatico, indica Konstantinos Tsitselikis, professore di diritto internazionale umanitario all'Università di Macedonia.

"Il problema è grande, e se combinato con i respingimenti illegali in Turchia da parte del governo greco, diventa ancora più serio", afferma Tsitselikis. "Se diventano senza tetto, questi migranti rischiano di essere ancor più vulnerabili, sparire dalla circolazione e ritrovarsi in un campo profughi in Turchia".

Il docente si riferisce ad una recente inchiesta di un consorzio giornalistico guidato da Deutsche Welle e Bellingcat che ha documentato le operazioni di cattura e deportazione della polizia greca nei confronti dei migranti. Uno di essi, per esempio, denuncia di essere salito su un furgone bianco nel centro di Salonicco e di essersi ritrovarsi infine su una barca con destinazione Turchia. Una pratica contraria al diritto europeo e internazionale.

Un problema strutturale

Il Forum Greco dei Migranti (GFM), un network di Ong e associazioni territoriali, indica che il problema dei migranti costretti a lasciare gli appartamenti e vivere da senza tetto è strutturale, dato che si è posto anche nel 2019 - prima delle elezioni che hanno portato al potere il conservatore Mītsotakīs.

"In Grecia mancano politiche di inclusione concrete per i migranti e i rifugiati. Il problema esisteva già prima dei massicci flussi di rifugiati del 2015. Da allora, con varie misure e politiche temporanee, i governi greci sono riusciti a provvedere ad alcune delle necessità di base, ma non hanno fornito e non forniscono ancora alle persone l'accesso ad un piano e ad un programma attuabile per la loro inclusione, che le aiuti ad essere membri attivi della società", dice a Euronews Adla Shashati, direttrice di GFM. "Inclusione per noi significa partecipazione e diritto di accesso al mercato del lavoro, alla salute, all'istruzione, alla cultura, ai diritti religiosi, alla politica, agli eventi pubblici".

Un'associazione antifascista locale ha organizzato una conferenza stampa per protestare contro lo sfratto dei migranti e chiedere alloggio per tutti i più vulnerabili. La politica del governo è stata definita "razzista" e "senza cuore".

Euronews ha contattato la Commissione Europea e il servizio stampa del Ministero greco dell'Immigrazione ma non è giunta risposta.

UNHCR ha sollecitato l'esecutivo greco ad adottare un approccio graduale, soglie di tolleranza più alte per le persone vulnerabili, interventi di impatto rapido per coprire i fabbisogni di base e l'eliminazione delle barriere tecniche per permettere ai migranti di accedere ai programmi nazionali come il reddito minimo garantito e all'indennità di alloggio.