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Libia-Italia, modifiche al memorandum: "Estese tutele ai migranti", ma nessuno sa come

Libia-Italia, modifiche al memorandum: "Estese tutele ai migranti", ma nessuno sa come
Diritti d'autore  Un gruppo di migranti del Marocco e del Bangladesh su un barcone al largo delle acque libiche. Saranno salvati dalla Ong Open Arms -AP Photo/Santi Palacios
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Dopo aver fatto scattare il rinnovo automatico del controverso memorandum di cooperazione con la Libia in campo migratorio, l'Italia dice di aver inviato a Tripoli una proposta che lo rivede e lo aggiorna verso maggiori garanzie dei diritti umani. Ma non spiega come.

Il testo, scrive la Farnesina in una nota, "introduce significative innovazioni per garantire più estese tutele ai migranti, ai richiedenti asilo ed in particolare alle persone vulnerabili". Un obiettivo che dovrà essere raggiunto, nelle intenzioni, "anche attraverso il consolidamento dell’azione delle Organizzazioni delle Nazioni Unite, in particolare UNHCR e OIM, in Libia".

La richiesta di revisione - e non è scontato che verrà accolta - arriva dopo settimane di trattative, con tanto di visita a Roma del ministro dell'Interno del governo di accordo nazionale libico Fathi Bashaga.

Tuttavia, nessuno spiega quali siano queste "significative innovazioni" e dalla Farnesina non rispondono alla richiesta di commenti avanzata da Euronews.

In un'intervista rilasciata alla Rai, il ministro dell'Interno Lamorgese ha affermato che il memorandum mira a mantenere aperto un dialogo con le autorità libiche e che le agenzie delle Nazioni Unite dovranno essere "non solo valorizzate, ma aiutate nella loro attività e nella gestione dei centri".

"Lì devono esserci le organizzazioni umanitarie per la tutela dei diritti umani di chi sta in quelle situazioni", ha detto la titolare del Viminale.

Peccato però che la stessa UNHCR abbia dovuto sospendere per motivi di sicurezza le operazoni del centro per la raccolta e le partenze (Gdf) di Tripoli, aperto appena un anno fa. Un centro che, come avevamo documentato in questa inchiesta, non era in grado di accogliere i migranti in condizioni di sicurezza e - secondo molte testimonianze - era sempre più in balia delle milizie locali.

Carlotta Sami, portavoce di UNHCR in Italia, dice che queste modifiche al memorandum non sono state visionate né condivise con l'Agenzia Onu, e che la semplice presenza di UNHCR sul territorio non garantisce il rispetto dei diritti umani dei migranti.

Su Twitter, Vincent Cochetel, inviato speciale dell'UNHCR per il Mediterraneo centrale, ha ammesso che "nessuno sembra essere in grado di garantire alcun rifugio sicuro" nel Paese. Nessuno, dunque neanche UNHCR, nonostante i suoi sforzi per rimpatriare quante più persone possibile (5mila richiedenti asilo dal 2017 ad oggi, a fronte di oltre 355mila migranti e/o sfollati presenti nel Paese).

L'escalation del conflitto ha interrotto parzialmente anche i voli di "ritorno volontario" organizzati dall'OIM, l'Organizzazione internazionale per le migrazioni, riconosciuta dal governo libico al contrario di UNHCR.

"Sappiamo bene quali e quanti sino i limiti e le difficoltà per il nostro operato: milizie estremamente potenti si spartiscono il terreno e non abbiamo altra scelta se non quella di dialogare con interlocutori lì presenti. A causa della situazione di instabilità, abbiamo accesso esclusivamente sporadico a un numero limitato di centri di detenzione governativi. Ve ne sono molti altri, alcuni dei quali gestiti da trafficanti di esseri umani, cui non abbiamo alcun accesso", scrive UNHCR in un comunicato.

L'Italia dà alle organizzazioni internazionali come OIM e UNHCR circa 30 milioni di euro per operare in Libia. Ma "elargisce denarosenza poi poter verificare il corretto utilizzo del finanziamento", indica l’Associazione per gli studi giuridici sull’Immigrazione (Asgi). L'anno scorso, il Tar del Lazio ha respinto la richiesta di trasparenza di Asgi, la quale aveva domandato al ministero degli Affari Esteri (Mae) e all’OIM una rendicontazione delle attività svolte in Libia e dei relativi costi.

"Invece di stracciare con vergogna quell'accordo, adesso si pensa che inserire due righe sulla tutela dei diritti umani basti a lavarsi la coscienza", ha accusato Alessandra Sciurba, presidente dell'Associazione Mediterranea Saving Humans che, dopo 5 mesi di sequestro amministrativo della Mare Jonio nel porto di Licata, ha appena lanciato una raccolta fondi per tornare in mare per operazioni di soccorso.

Nel frattempo, come documentato da Euronews, sul territorio le autorità dei due Paesi non hanno mai smesso di accordarsi per la consegna di motovedette ed altre attrezzature che verranno utilizzate dalla guardia costiera libica.

Gian Micalessin scrive sul Giornale che "costretto a scegliere tra l’inevitabile moltiplicazione degli sbarchi derivante da una rottura con Tripoli e la presa in giro del popolo buonista, il governo giallorosso non ha avuto dubbi e ha imboccato, senza troppe esitazioni, la seconda strada".

"Di Maio" - ribadisce su Facebook il parlamentare del Partito Democratico, Orfini - "a nome del governo ha inviato alla Libia le richieste di modifiche del memorandum: in cambio di altre motovedette, mezzi e risorse l'Italia chiede che il ruolo delle organizzazioni umanitarie nei lager venga valorizzato. Peccato però che quelle organizzazioni dicano che nei lager non è, nè mai sarà possibile lavorare. E che l'Onu dalla Libia se ne è andata perché è impossibile lavorare in un paese in guerra. Quindi nei fatti stiamo continuando ad armare e finanziare chi viola sistematicamente i diritti umani, chi stupra, tortura, uccide. Insomma, siamo alle solite: ipocrisia e continuità quando servirebbe coraggio e discontinuità".