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Serbia: la popolazione se ne sta andando, è emergenza nazionale

Serbia: la popolazione se ne sta andando, è emergenza nazionale
Diritti d'autore  Una cartolina che mostra il villaggio di Blagojev Kamen, 50 anni fa - AP/Reportage di Darko Vojinovic
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Uros Trainovic ricorda i tempi in cui il villaggio minerario nella Serbia orientale in cui è nato era popolato da una vivace comunità di 200 famiglie. C'era una scuola, un medico e perfino un negozio.

Tempi andati: 60 anni dopo, è un paese fantasma con appena otto abitanti.

Blagojev Kamen non è certo un'eccezione in uno Stato segnato dalla guerra negli anni '90 e che porta ancora le cicatrici della disgregazione della Jugoslavia. Ironicamente, fu (anche) il progetto di creare una Grande Serbia ad innescare il conflitto. Oggi, di quella volontà politica e militare non restano che macerie. Soprattutto in zone rurali come questa.

Villaggi quasi vuoti, case abbandonate e fatiscenti, serrande chiuse: guidando per le strade della Serbia, ma in generale dei Balcani, si vede a colpo d'occhio che la popolazione se ne sta andando.

L'emigrazione di massa solleva seri dubbi sul benessere economico del paese. Il declino demografico avviene a ritmi talmente accelerati che è considerato un'emergenza nazionale, con tanto di intervento da parte delle Nazioni Unite.

"Vendesi" recita il cartello. Secondo la Banca Mondiale, la popolazione serba passerà da quasi 7 milioni di persone a 5.8 entro il 2050. APDarko Vojinovic

Nel 2018, ci sono state 64mila nascite e 101mila decessi, senza considerare i movimenti migratori. Dal 1989, la Serbia ha perso il 23% della sua popolazione e la curva è in costante declino. Oggi, indica BalkanInsight, per invertire il trend ci vorrebbe un tasso di natalità di 2.1 figli ma la media è ferma a 1.48. Va peggio nella vicina Bosnia ed Herzegovina.

"Questo villaggio una volta era pieno di gente, qui ci andavo a scuola", ricorda il 71enne Trainovic. "È un tale peccato. È triste che tutti se ne siano andati... ora siamo in pochi e non ci sono più giovani".

Secondo la Banca Mondiale, la popolazione serba passerà da 6.9 miilioni di abitanti a 5,8 milioni entro il 2050. Il governo serbo indica che il Paese balcanico sta di fatto perdendo una città ogni anno. Il ritmo è di 103 persone in meno al giorno.

Uros Trainovic entra a casa dove appeso c'è un calendario dell'ex presidente comunista Josip Broz Tito - APDarko Vojinovic

I cambiamenti demografici sono un dato di fatto in tutta Europa, ma da queste parti è più severo: bassi tassi di fertilità, all'ordine del giorno nei paesi sviluppati, si combinano con alti tassi di emigrazione e livelli di immigrazione simili a quelli di nazioni in via di sviluppo.

Gli effetti economici su un paese che sta cercando di aderire all'Unione Europea sono evidenti e, nel breve periodo, sono quantificabili in miliardi di euro. Più lungo termine, si devono aggiungere i costi legati all'impossibilità di una ridotta popolazione in età lavorativa di mantenere un gran numero di pensionati.

Il soprasso tra pensionati e lavoratori dovrebbe avvenire nel 2021.

Il Programma di sviluppo dell'Onu e il Fondo per la popolazione hanno convocato un gruppo di sette esperti internazionali di diversa formazione e specializzazione; i funzionari delle Nazioni Unite hanno visitato la Serbia il mese scorso per raccogliere materiale utile alla loro indagine.

Wolfgang Lutz, esperto austriaco di demografia presso l'Istituto internazionale per l'analisi dei sistemi applicati, IIASA, ritiene che il problema principale sia legato al profilo dei serbi che se ne vanno, piuttosto che al calo demografico complessivo. "Le persone più mobili tendono ad essere quelle più istruite, più altamente qualificate, più motivate. Il capitale umano si sta certamente drenando", ha dichiarato l'esperto ad Associated Press.

AP

Villaggi come Blagojev Kamen sono uno specchio di questa crisi demografica.

Fiorente centro quando era in attività la vicina miniera d'oro, a cavallo tra la prima e la seconda Guerra mondiale, le sue fortune sono finite dopo la chiusura definitiva dell'impianto a metà degli anni Novanta. Secondo Trainovic, ci sarebbero ancora oro ed altri minerali nella miniera, ma mancano "investimenti e duro lavoro".

"Uno dei miei figli è in Germania e l'altro in Austria. Vengono spesso a trovarci, ma non hanno nulla da offrire".

Il governo serbo ha cercato di invertire questa tendenza offrendo benefici finanziari alle coppie con più figli, supportando economicamente la fecondazione assistita, ristrutturando scuole e centri di assistenza diurna, elargendo aiuti alle famiglie nelle zone rurali o sostegno alle imprese nei centri più piccoli.

Ruth Finkelstein, professoressa associata alla Columbia University, ritiene che la Serbia debba sforzarsi di trovare un ruolo per la crescente fetta di popolazione anziana. "Ci si concentra solamente sui giovani".

Ap

La vicina Croazia, che attualmente detiene la presidenza semestrale di turno dell'Unione Europea, ha fatto della "questione urgente delle sfide demografiche" una priorità del proprio mandato. Anche le aree rurali della Croazia si stanno svuotando a un ritmo allarmante, mentre oltre il 15% dei 4,2 milioni di croati vive e lavora all'estero. Non se la passano meglio Bulgaria e Ucraina.

Stjepan Sterc, esperto croato di demografia, ritiene che gli sforzi per affrontare i problemi finora compiuti nei Balcani non siano stati all'altezza e che il sistema fiscale debba essere maggiormente focalizzato sul cercare di invertire la rotta.

"La demografia dovrebbe essere riconosciuta per quello che è: l'essenza dello sviluppo economico. E ha bisogno dei più importanti mezzi a disposizione". Lutz, che dirige il Programma demografico mondiale per l'IIASA, pensa che gli Stati più piccoli siano più agili e abbiano un maggiore vantaggio competitivo. "Ho visto molto pessimismo e panico per quello che sta succedendo. Ma la sfida è quella di invertire la rotta con un'azione di tipo positivo, che renda la società di nuovo vitale, vivace e che guardi al futuro".