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La Corte internazionale di giustizia dell'Aia contro il Myanmar

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La Corte internazionale di giustizia dell'Aia contro il Myanmar
Diritti d'autore  AP Photo/Peter Dejong   -   Peter Dejong
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La Corte internazionale di giustizia dell'Aia si è pronunciata sulla richiesta del Gambia in relazione alle misure di emergenza per proteggere i Rohingya da ulteriori abusi da parte dell'esercito birmano, accusato di "genocidio" nei confronti di questa minoranza musulmana.

"La Repubblica del Myanmar deve adottare tutte le misure in suo potere per impedire che venga commesso qualunque atto sanzionato dall'articolo 2 della Convenzione, in particolare; uccidere appartenenti al gruppo dei Rohingya, causare gravi danni fisici o mentali ai componenti del gruppo, infliggere azioni deliberate contro di loro allo scopo di determinarne la distruzione fisica in tutto o in parte": ha detto il giudice Abdulqawi Ahmed Yusuf.

Aung San Suu Kyi aveva difeso il suo paese

La sentenza arriva un mese dopo che il premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi si è recata con una delegazione all'Aia per difendere il suo Paese dall'accusa di genocidio nel 2017.

Il Gambia ha portato il caso contro il Myanmar davanti alla Corte internazionale di giustizia dopo che circa 740.000 Rohingya sono dovuti fuggiti in Bangladesh, denunciando stupri diffusi, incendi dolosi e omicidi di massa.

La decisione dell'ICJ, la prima in questo caso, arriva pochi giorni dopo che una commissione commissionata dal governo birmano ha concluso che alcuni soldati avevano commesso crimini di guerra contro i Rohingya, ma che l'esercito non era non colpevole di genocidio.

La condizione dei Rohingya

I Rohingya sono una popolazione estremamente povera che ha scontato e sconta ancora terribili violenze. Così, dopo anni di angherie, è stata recentemente approvata dall’ONU la risoluzione che punisce le violazioni dei diritti umani perpetrate dal Myanmar nei confronti della minoranza musulmana. All’assemblea generale sono stati 28 i Paesi astenuti, 9 i no e 134 i sì che hanno condannato gli abusi perpetrati dal governo e dall’esercito birmano tramite arresti arbitrari, torture e stupri. Il governo del Myanmar era già stato accusato nel rapporto delle Nazioni Unite dello scorso anno che annunciava un’inchiesta per portare i vertici del Paese al Tribunale penale internazionale, probabilmente spinti dalla recente strage di oltre un migliaio di Rohingya.