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Elezioni spagnole: vincono i socialisti di Sánchez, ma senza maggioranza

Elezioni spagnole: vincono i socialisti di Sánchez, ma senza maggioranza
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REUTERS/Sergio Perez
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Gli spagnoli hanno scelto i socialisti e punito il Partito Popolare. Il Psoe del presidente uscente Pedro Sánchez esce rafforzato dalle elezioni generali del 28 aprile 2019, ma non tanto da riuscire a governare da solo, mentre fa rumore la peggior caduta di sempre del PP, indebolito dagli scandali di corruzione e da una leadership tutt'altro che forte dopo la dipartita di Rajoy.

Dove c'era blu, ora c'è il rosso: la mappa dei collegi elettorali spagnoli e dei seggi in parlamento esce completamente ribaltata dal voto. Finito il bipolarismo, c'è da registrare anche il risultato delle altre formazioni: cresce Ciudadanos mentre fa peggio del 2016 Podemos, penalizzato anche dal tipo di sistema elettorale. Per la prima volta nella breve storia della democrazia spagnola, infine, irrompe in parlamento l'estrema destra di Vox.

Gli elettori spagnoli si sono riversati in massa ai seggi, chiusi alle ore 20: l'affluenza per il rinnovo del Congresso è stata molto più alta rispetto alle ultime elezioni del 2016, la seconda più alta nella giovane storia democratica del Paese: 75.79% rispetto al 66.48% di tre anni fa.

I socialisti conquistano 123 deputati (erano 85 nel 2016) e il 28.7% di preferenze. La formazione di Sánchez guadagna seggi ma senza arrivare a ottenere la maggioranza né da sola né alleandosi solamente con Podemos, l'altra principale forza di centro-sinistra. Impossibile anche una maggioranza "a destra", con l'alleanza delle due forze moderate PP, Cs assieme a Vox - anche alla luce degli attacchi di Abascal ai popolari nel discorso di ringraziamento ai suoi elettori, definiti "codardi".

Abbiamo inviato un messaggio chiaro all'Europa e al mondo: sì, se puede, si può battere l'autoritarismo e l'involuzione
Pedro Sánchez
Vincitore delle elezioni del 28A

Per parte sua, Podemos ha già annunciato la disponibilità a formare una coalizione di sinistra. Se Sánchez vorrà davvero trasformare la sua vittoria in un governo, però, si troverà costretto a stringere un patto con i partiti catalani indipendentisti come Esquerra Republicana de Catalunya (Erc) e Junts pel Sí, "partner scomodi perché indipendentisti, e quindi in conflitto con gli ideali del PSOE" - come sottolinea l'analista politico analista político Sergio Dídac Gutiérrez. Da tenere d'occhio anche un'alleanza con i nazionalisti baschi del Pvn, che portano in parlamento 6 deputati.

Il risultato dello scrutinio

PSOE: 28,7%
PP: 16,7%
C's: 15,8%
Podemos + ECP: 14,3%
Vox: 10,2%
ERC: 3,9%
JxCAT: 1,9%
EAJ-PNV: 1,6%

Maggioranza: 176.

Come sono andate le elezioni, in 5 punti:

  • Nessun partito con la maggioranza assoluta: Nel nuovo Congresso, non esiste una chiara maggioranza per la formazione di un esecutivo. A sinistra, ipotizzando lo scenario Psoe+Podemos, si arriverebbe a 158 seggi. Ma anche un'alleanza di centrodestra PP-C's-Vox si fermerebbe a quota 146 seggi, ben lontano dai 176 richiesti per la maggioranza assoluta. Resterebbe in piedi l'ipotesi di un inusuale patto tra socialisti e Ciudadanos, partito di centro-destra, anche se Albert Rivera aveva escluso questa ipotesi prima del voto. Oppure, come detto, l'alleanza con Podemos, gli indipendentisti catalani e quelli baschi.

  • Tonfo del PP, prima volta al Congresso per Vox: Il Psoe passa da 85 seggi a 123. Gran fracaso per il Partito Popolare, che praticamente dimezza i seggi al Congresso, il peggior risultato di sempre: dal 33.3% a meno del 17%. Secondo El Pais, tocca il fondo per colpa della strategia di Casado di tentare di conquistare i voti della destra, lasciando scoperto il campo centrista a vantaggio di Ciudadanos. La formazione di Albert Rivera passa così da 32 seggi (2016) a 57; Podemos da 45 a 35 seggi. Vox entra in parlamento per la prima volta nella sua storia (e nella storia dell'estrema destra spagnola dalla fine del franchismo) con 24 delegati.

  • Affluenza (quasi) record: Alta, molto più alta rispetto al 2016: 75.79% (oltre 20 milioni di elettori) rispetto al 66.48% di tre anni fa. Da molti anni non si registrava un tasso di partecipazione analogo. In realtà, in quattro decenni di democrazia, solo una volta l'affluenza è stata maggiore: nel 1993, quando a vincere fu il Psoe (76.44%).

  • Catalogna, gli elettori puniscono Puigdemont: L'altissima partecipazione registrata in Catalogna è stata fondamentale per la vittoria socialista. Allo stesso tempo, catapulta gli indipendentisti di Esquerra Republicana (Erc) tra le forze di primo piano per eventuali alleanze. Junts pel Catalunya dell'ex presidente Carles Puigdemont ha perso il consenso dei catalani, che hanno preferito la sinistra repubblicana di Erc, più dialogante con Madrid, che è guidata da Oriol Junqueras, attualmente in carcere con l'accusa di dichiarazione illegale di indipendenza dopo il referendum del 2017. Sin dalle prime ore del mattino, i seggi catalani sono stati presi d'assedio dagli elettori: l'affluenza è stata maggiore di ben 18 punti rispetto al 2016. Erc ha vinto le elezioni con 15 deputati (ne aveva 9) e il 90,72% dei voti. La seconda forza sono i socialisti del Psc (12), mentre sono 7 gli scranni per gli uomini di Puidgemont.

  • L'importanza del voto urbano: Come sottolinea Youtrend, il

voto urbano è stato una componente essenziale nel successo del Psoe, che si è rivelato il partito più votato in 22 delle 25 città più popolose della Spagna (e nelle rimanenti 3 è arrivato secondo).

Le reazioni dei leader politici

Ha vinto una Spagna plurale, diversa, che ama l'uguaglianza. Ma soprattutto ha vinto una Spagna in cui la socialdemocrazia è viva e vegeta, e che avrà un governo filoeuropeo. Questo il messaggio lanciato da Pedro Sánchez dal palco montato nella sede del partito di Ferraz. Qui trovate il testo del suo discorso, assieme alle voci degli altri leader politici, sconfitti e non.

Le foto della giornata

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