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La Russia potrebbe bloccare Telegram da aprile per spingere gli utenti a usare l'app Max

Ai russi viene bloccata la comunicazione. Foto della manifestazione.
Ai russi viene bloccata la comunicazione. Foto della manifestazione. Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Alexei Kavalerov
Pubblicato il
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Secondo fonti vicine al Cremlino il governo intende bloccare Telegram per sostituirla con l'app statale MAX, che permette alle autorità di controllare le pagine web visitate e le comunicazioni

I russi devono aspettarsi un blocco totale di Telegram e, se sì, quando?

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Una completa interruzione del funzionamento dell'app già dal primo aprile è stata annunciata dal canale Telegram Baza, vicino alle forze dell’ordine russe, citando proprie fonti.

"La misura verrà applicata su tutto il territorio della Russia: l’app non si caricherà né tramite reti mobili né tramite sistemi internet fissi", scrive Baza. Prospettive del genere hanno provocato la più grave ondata di critiche contro le autorità da parte dei sostenitori del Cremlino negli ultimi quattro anni.

Il blocco di Telegram è inevitabile secondo fonti vicine a Pavel Durov

La Duma, pienamente fedele al Cremlino, ha definito "sciocchezze" gli avvertimenti sull'imminente blocco dell'app, ma non ha confutato direttamente i timori dei russi che dall'estate scorsa assistono al funzionamento sempre più lento dell'app nel Paese.

Il 10 febbraio è stata annunciata un'altra serie di restrizioni. L'agenzia governativa per le comunicazioni Roskomnazdzor ha spiegato che Telegram stava violando la legge pubblicando contenuti illegali e offrendo piattaforme per i servizi segreti occidentali.

Le autorità hanno avvertito che le restrizioni resteranno in vigore se Telegram non collocherà i server nel Paese e non “rispetterà la legislazione russa”

Il presidente del comitato della Duma per la politica dell’informazione, Sergej Bojarskij, sostiene che la dirigenza di Telegram mantiene contatti con il Roskomnadzor. Tuttavia, un accordo sembra impossibile impossibile e una fonte vicina al fondatore di Telegram, Pavel Durov, ha definito "inevitabile" il blocco totale di Telegram.

La questione del destino di Telegram è politica e Durov, facendo concessioni al Cremlino, subirebbe un enorme danno d'immagine.

In precedenza, il fondatore dell'app ha criticato la limitazione di Telegram in Russia, sottolineando che la mancanza di concorrenza riduce la sicurezza delle comunicazioni.

Secondo Durov, le autorità russe stanno cercando di costringere i residenti del Paese a "passare a un'applicazione controllata dallo Stato e creata per la sorveglianza e la censura politica".

Si tratta dell'app Max, promossa dal Cremlino, che Vladimir Putin ha personalmente richiesto di introdurre ovunque nell'interesse della "sovranità digitale" della Russia.

Come assicurano le autorità, Max imposto ai cittadini è pensato non solo per la comunicazione, ma anche per l'accesso ai servizi governativi. La politica sulla privacy dell'app specifica che il servizio ha il diritto di trasferire i dati degli utenti a qualsiasi autorità su richiesta, nonché di raccogliere informazioni sulle pagine web visitate.

Secondo quanto sostenuto nell’inchiesta del giornalista Andrej Zacharov, resa pubblica mercoledì, Max sarebbe un asset personale della famiglia del presidente russo Putin.

Non tutti in Russia sono d'accordo

In difesa di Telegram si sono schierati blogger, rappresentanti dell’esercito e importanti figure mediatiche.

Uno dei principali propagandisti russi, Vladimir Solov’ëv, si è pubblicamente lamentato del calo degli iscritti, della diminuzione della copertura del pubblico e del fatto che le autorità non gli abbiano offerto un’alternativa adeguata. "Molto di ciò che ora avviene nelle comunicazioni al fronte passa solo attraverso Telegram”, ha dichiarato Solov’ëv, che, a suo dire, si reca regolarmente nella zona delle operazioni militari.

Anche Yekaterina Mizulina, direttrice della Safe Internet League del Cremlino, che aiuta il regime russo a rafforzare la censura, è contraria alle limitazioni imposte su Telegram. Ha definito il possibile blocco dell'app un "errore" perché, a suo avviso, porterebbe alla perdita di uno strumento di promozione delle idee filorusse.

Telegram sarà rallentato dall'estate del 2025.
Telegram sarà rallentato dall'estate del 2025. AP Photo

I soldati russi usano Telegram per coordinare le operazioni in Ucraina

L'indignazione maggiore è arrivata dagli ambienti vicini all’esercito e dei blogger pro-guerra.

Secondo la testata DW, su Telegram vengono create dai soldati russi delle chat private per coordinare le operazioni militari.

La situazione è complicata dal fatto che dall'inizio di febbraio l'esercito russo ha perso la capacità di utilizzare i terminali internet satellitari Starlink, il che ha immediatamente causato un'interruzione del sistema di comunicazione. L'esercito russo definisce la possibile perdita di Telegram in queste condizioni un ulteriore problema.

In questo contesto, il ministro dello sviluppo digitale, Maksut Shadaev, ha dichiarato che Telegram continuerà a funzionare nelle zone del fronte in Ucraina. Allo stesso tempo, ha espresso la speranza che "tra qualche tempo i nostri militari saranno in grado di riorganizzarsi e passare ai servizi russi".

Dall'inizio dell'invasione dell'Ucraina, la Russia ha gradualmente bloccato Facebook e Instagram (marzo 2022), Signal (circa agosto 2024), ha parzialmente limitato Telegram e WhatsApp (agosto 2025), poi Snapchat e FaceTime (dicembre 2025), e nel febbraio 2026 WhatsApp è stato completamente bloccato.

Tutte queste misure non hanno provocato nei russi la stessa reazione dell'attuale restrizione totale a Telegram. All'app, secondo Mediascope, accedono ogni mese più di 90 milioni di abitanti del Paese.

I servizi bloccati possono essere utilizzati con l'aiuto di una Vpn. È probabile che questa opzione rimanga in vigore per la piattaforma di Pavel Durov. Secondo i dati di marzo 2025 del Centro Levada, un gruppo sociologico non governativo, il 36 per cento dei russi utilizza regolarmente o occasionalmente le Vpn, rispetto al 25 per cento dell'anno precedente.

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