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Le elezioni italiane viste da Bruxelles

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Di Vincenzo Genovese
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Giorgia Meloni è la candidata premier di Fratelli d'Italia
Giorgia Meloni è la candidata premier di Fratelli d'Italia   -   Diritti d'autore  Domenico Stinellis/AP Photo

Guerra in Ucraina e crisi energetica, ma anche politiche fiscali e migratorie: sono tanti i motivi di attesa del voto italiano nei palazzi dell'Unione Europea. Esponenti e funzionari delle istituzioni comunitarie non possono fare commenti ufficiali sulla campagna, ma è chiaro che il risultato delle urne sarà cruciale e determinerà il futuro delle politiche europee.

L'importanza dell'Italia e i timori europei

"L'Italia è un Paese con una grande economia e un grande peso politico in Europa, quindi qualsiasi cosa accadra in Italia, avrà un forte impatto a Bruxelles e le dinamiche negoziali delle politiche europee dipenderanno molto da chi comanda a Roma", dice a Euronews Doru Frantescu, direttore del think tank EU Matrix. 

Alcuni dei candidati alla presidenza del Consiglio, come Enrico Letta, Giuseppe Conte o Silvio Berlusconi, sono volti noti, avendo già ricoperto l'incarico in passato. Altri come Giorgia Meloni o Matteo Salvini rappresenterebbero una novità, perlomeno in questa veste. E secondo molti osservatori, c'e una sorta di irrequietezza nei palazzi istituzionali quando in uno Stato Membro viene eletto un governo inedito, il cui comportamento è più difficile da prevedere e i cui esponenti sono meno decifrabili. 

Una dinamica che prescinde dal colore politico del nuovo esecutivo, ma che sulla competizione italiana si traduce in una certa appresione per la possibile vittoria di una coalizione di centro-destra, guidata da Lega e Fratelli d'Italia.

"In questo caso, penso che la cosiddetta "bolla di Bruxelles" si sentisse piu a suo agio con i precedenti governi, di centro-sinistra, con cui erano in un certo qual modo abituati a trattare", spiega Frantescu.

Concorda con lui anche Eric Maurice, direttore dell'ufficio di Bruxelles della Fondazione Robert Schuman. "A Bruxelles conosciamo bene Enrico Letta, sappiamo che è stato presidente del Consiglio in Italia, sappiamo che ha opinioni sulle politiche dell'Unione piuttosto consensuali con quelle dei circoli decisionali. Quindi sarebbe qualcuno che conosciamo e qualcuno di cui possiamo fidarci, nel tentativo di trovare compromessi, per raggiungere soluzioni alle sfide che l'Unione sta affrontando".

Lo stesso non si può dire, a suo giudizio, di Giorgia Meloni, che è presidente del partito dei Conservatori e riformisti europei, ma non ha mai guidato il suo Paese: "In passato è stata molto euro-scettica, non sappiamo come si comporterebbe al Consiglio europeo".

Con (o contro) Bruxelles

Per Eric Maurice, la leader di Fratelli d'Italia potrebbe portare turbolenza negli equilibri comunitari. Anchese la sua narrativa critica nei confronti dell'Unione sembra meno aggressiva negli ultimi tempi, lei e Matteo Salvini della Lega continuano a essere generalmente considerati come esponenti di partiti euroscettici e una loro vittoria viene vista come fonte di frizioni con le istituzioni.

""Sull'economia, sulle migrazioni, magari tenderanno a rendere le decisioni piu complicate.... e poi, come vediamo ad esempio in Polonia e Ungheria, quando la destra radicale arriva al governo, lo Stato di diritto e la democrazia vengono messi in discussione. E questo e un problema per l'Unione Europea", spiega Maurice.

Ancora più specifica l'analisi sul punto di Doru Frantescu, che delinea i possibili terreni di scontro. "I partiti di centro-destra nello spettro politico italiano hanno alcune divergenze di vedute con Bruxelles, in particolare sul governo dell'Eurozona"

"Il secondo tema di contrasto che possiamo aspettarci riguarda i valori: il centrodestra in Italia accusa Bruxelles di essere troppo di sinistra, troppo liberale sui valori, sostiene che l'Unione non dovrebbe essere coinvolta nella promozione di certi valori, perché il centro-destra in Italia è chiaramente più tradizionalista, più conservatore".

Una linea più moderata

In ogni caso nel periodo pre-elettorale le posizioni di Lega e Fratelli d'Italia sulle tematiche europee sono sembrate molto più morbide rispetto al passato. Non si chiede più l'uscita dall'Euro, non si discute la collocazione euro-atlantica e non si parla più di supremazia del diritto nazionale su quello comunitario. Anzi, l'accordo quadro di programma del centro-destra riporta il sorprendente proposito di una "piena adesione al processo di integrazione europea".

La dinamica non è passata inosservata a Bruxelles, verso cui in passato erano dirette le bordate dei partiti sovranisti. Eric Maurice la spiega così:

"Giorgia Meloni deve tenere conto del suo partner nella coalizione, Forza Italia, ha bisogno di rassicurare i mercati finanziari, perché l'Italia non sarebbe in grado di sostenere un attacco dai mercati e una terza spiegazione è che si prepara a diventare Presidente del Consiglio. Quindi in sostanza si prepara ad affrontare la realtà, le decisioni che dovrà prendere a livello italiano, ma anche a livello europeo... sa che la campagna non può essere troppo ambiziosa in termini di promesse perché non potrebbe mantenerle".

Un altro punto molto importante riguarda il Piano nazionale di ripresa e resilienza: oltre 190 miliardi di euro che l'Italia riceverà se attuerà riforme e investimenti promessi. Nei giorni scorsi si è paventata l'ipotesi di ridiscuterlo, ma "se Giorgia Meloni andasse allo scontro con l'Ue, sarebbe difficile ottenere questi soldi e forse questo fa parte del calcolo del suo partito".

Per diversi esperti del settore, un esecutivo di destra sarebbe probabilmente più protezionista in economia, più determinato a contestare le regole fiscali europee e magari piu incline al dialogo con Polonia e Ungheria; uno di centro sinistra piu in sintonia con Francia e Germania e forse più propenso a una maggiore integrazione nell'Unione. Ma una cosa è certa: chiunque sia il prossimo presidente del Consiglio italiano, sara ospite gradito e molto atteso a Bruxelles.