This content is not available in your region

Giorgia Meloni, la "pasionaria" della destra italiana

Access to the comments Commenti
Di Euronews
image
image   -   Diritti d'autore  PIERO CRUCIATTI/AFP or licensors

"La destra italiana ha consegnato il fascismo alla storia da decenni ormai"

Così Giorgia Meloni rispondeva, lo scorso luglio,  alle invettive della stampa straniera che la dipingevano come "un pericolo per la democrazia e la stabilità italiana, europea ed internazionale".

Al picco del consenso, per Meloni la parola d'ordine è dunque rassicurare: una parabola politica, la sua, che si annuncia non troppo dissimile da quella di Gianfranco Fini e di altri esponenti di quella che, da sempre, in Italia viene identificata come "destra post-fascista".

Un ambiente, quest'ultimo, in cui la leader di Fratelli D'Italia si è in effetti mossa fin dagli esordi: da quindicenne, nel 1992, milita nel Fronte della Gioventù, branca giovanile del neofascista MSI (Movimento sociale italiano) con cui partecipa alle contestazioni contro la riforma dell'Istruzione.

Di lì, la carriera politica è inesorabile: dal '98 al 2002 è consigliera della provincia di Roma con Alleanza Nazionale, partito con il quale nel 2008 confluirà nel Popolo della Libertà di Berlusconi, divenendo tra il 2008 e il 2011 (quarto governo Berlusconi) il più giovane ministro della storia dell'Italia unita.

Il 2013 è l'anno della scissione: Meloni abbandona il Popolo delle libertà per fondare con Ignazio Larussa e Guido Crosetto Fratelli d'Italia: le coordinate sono quelle di un nazionalismo conservatore con una forte connotazione sovranista. Nel simbolo ricompare la fiamma tricolore e per i primi anni anche la sigla del MSI.

Meloni parte attorno al 3% di consensi alle politiche del 2013, ma in 9 anni all'opposizione la crescita è costante: l'accelerazione vera arriva con il governo Conte II e soprattutto con l'esecutivo Draghi, quando FdI è praticamente l'unico grande partito italiano a scegliere di rimanere all'opposizione.

La leader si rivela abilissima a incanalare i consensi capitalizzati dalla Lega negli anni precedenti: l'opposizione a tutto ciò che è percepito come progressismo o globalismo resta totale; ma Meloni è assai attenta a non scivolare negli eccessi anti-sistema. 

Così, mentre in Europa continua a coltivare le affinità naturali con gruppi neofranchisti ed euroscettici come gli spagnoli di VOX, a casa e oltre-atlantico Meloni deve mostrarsi giocoforza con il suo volto più moderato ed istituzionale.  Senza il quale è difficile poter pensare di guidare un paese intimamente centrista come l'Italia