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Tartarughe, delfini e cetacei: come proteggere le specie marine in pericolo?

In collaborazione con The European Commission
Tartarughe, delfini e cetacei: come proteggere le specie marine in pericolo?
Diritti d'autore ARCHELON/Dimitris Maniatis
Diritti d'autore ARCHELON/Dimitris Maniatis
Di Denis Loctier
Pubblicato il
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Dalla Grecia all'Italia: in Europa ci sono varie organizzazioni che lavorano per tutelare le specie marine minacciate dalle attività umane e dal cambiamento climatico

Ogni mattina le squadre di Archelon, un centro di cura per tartarughe in Grecia, ispezionano le spiagge della baia di Kyparissia, nella parte occidentale del Peloponneso. Quest'area è la più grande area di nidificazione delle tartarughe marine nel Mediterraneo, parte della rete ecologica europea "Natura 2000".

Quando trova una traccia che porta a un nuovo nido il team lo esamina attentamente e lo copre con una griglia metallica, per proteggere le uova dai cani e da altre minacce associate alla presenza umana. Quando Archelon ha iniziato questo lavoro 40 anni fa, in quest'area c'erano circa 600 nidi. Oggi sono molti di più.

"Al momento abbiamo 5.000 nidi in un raggio di 12,5 chilometri - dice Michalis Souroulidis, responsabile del progetto per il Peloponneso occidentale -. Questo dimostra quanto sia importante il lavoro che svolgiamo qui".

In un mare pieno di pericoli, oggi le tartarughe non sopravvivrebbero senza l'aiuto dell'uomo. Abbiamo visitato il centro di soccorso di Archelon a Glyfada, vicino ad Atene: qui arrivano da tutta la Grecia tartarughe ferite e malate. Durante la nostra visita, c'erano 29 pazienti, alcuni dei quali gravemente feriti. Le loro cure sono affidate a veterinari esperti, assistiti da decine di volontari provenienti da vari Paesi.

Le tartarughe marine sono ufficialmente una specie protetta, ma l'attività dei pescatori e i rifiuti di plastica rappresentano ancora una minaccia. "Sfortunatamente la ragione principale per cui le tartarughe arrivano qui sono le ferite intenzionali, soprattutto alla testa - dice Eirini Kasimati, responsabile della rete di salvataggio e della riabilitazione di Archelon -. Di solito vediamo anche cicatrici o lesioni nella zona delle pinne anteriori. Ciò significa che sono rimaste impigliate nelle reti da pesca e, nel tentativo di tirarle fuori, i pescatori le hanno anche colpite. Ovviamente è imperdonabile. Abbiamo casi di tartarughe marine rimaste impigliate nelle reti da pesca, che hanno ingerito ami o lenze".

Il centro di recupero accoglie i visitatori. Archelon è sostenuta da donazioni private e collabora con organizzazioni internazionali, tra cui l'Unione europea. Una delle sue missioni principali è la sensibilizzazione: far capire ai pescatori che le tartarughe marine non danneggiano la loro attività. È possibile sostenere le attività dell'organizzazione facendo una donazione sul sito di Archelon. Le donazioni contribuiscono alla cura delle tartarughe e al loro eventuale ritorno in mare.

"Ogni singolo animale che arriva qui ha la sua storia, ha affrontato un processo molto particolare per migliorare - dice Kasimati -. Liberarli è una delle sensazioni più belle che si possano provare in questo tipo di lavoro".

Le coste del Ponente ligure, un paradiso di biodiversità

Le tartarughe marine sono una delle specie la cui soppravvivenza desta maggiore preoccupazione. Molte creature marine che un tempo erano abbondanti sono oggi minacciate. Cosa mette a rischio la vita delle specie protette e cosa possiamo fare per aiutarle? Delfini Del Ponente è un'associazione ligure che si occupa del monitoraggio dei cetacei e di altre forme di vita marina. 

Lungo questo tratto di costa italiana, vicino al confine francese, delfini e balene sono particolarmente abbondanti. Per contribuire alla conservazione e al ripristino di queste popolazioni, gli attivisti documentano meticolosamente ogni avvistamento. I dati permettono di identificare le aree che hanno bisogno di una maggiore protezione.

"Queste creature costiere vivono in un'area fortemente impattata dalle attività umane come la pesca e il traffico navale - dice Elena Fontanesi, vicepresidente di Delfini Del Ponente -. È fondamentale valutare la loro salute e i numeri della popolazione per contribuire alla loro protezione. Tra gli animali che identifichiamo e monitoriamo, alcuni mostrano segni di collisioni con eliche e motori di imbarcazioni. Ci sono animali che sono stati catturati accidentalmente, o che semplicemente mostrano segni di interazioni passate a cui sono riusciti a sopravvivere".

L'organizzazione spagnola Submon, in collaborazione con i pescatori locali, ha installato delle telecamere sulle reti da pesca nel nord della Catalogna per scoprire come si fanno male gli animali. Studi simili sono stati condotti anche in altre zone del Mediterraneo e nel Mar Nero da scienziati che collaborano con la Cgpm, la Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo.

I filmati mostrano delfini che si avvicinano alle reti a strascico per catturare i pesci. Rosicchiano le reti, danneggiando le costose attrezzature da pesca. Alcuni delfini si avventurano anche negli allevamenti acquatici in mare aperto. Cgpm e Accobams hanno valutato una serie di deterrenti per delfini, dai "pinger" acustici ai cd riflettenti alle bottiglie di vetro. Ma non ci sono ancora certezze sull'efficacia di questi metodi.

Una rete di soccorso per delfini feriti o spiaggiati

I cetacei rimangono intrappolati nelle reti, entrano in collisione con i pescherecci, si feriscono o si arenano: un intervento tempestivo può salvare molti di loro. A Imperia partecipiamo a una sessione di formazione del progetto europeo Life Delfi. Uno dei suoi obiettivi è quello di creare una rete di squadre di soccorso, composta da vari servizi costieri e gruppi di protezione degli animali, sempre pronti a soccorrere i delfini spiaggiati.

"Contiamo circa 10-15 casi di spiaggiamento all'anno solo nella regione Liguria - dice Nicola Pussini, un veterinario -. I ragazzi stanno imparando come avvicinarsi a un delfino spiaggiato, quali sono le prime procedure di salvataggio da adottare, come mettere il delfino all'ombra, osservare il suo comportamento fisiologico e avvicinarsi all'animale in modo sicuro". 

In tutto il mondo gli animali marini devono affrontare sfide sempre più difficili: effetti della pesca, inquinamento e cambiamenti climatici. Per garantire la loro sopravvivenza serve un sforzo congiunto di attivisti, volontari, scienziati, pescatori e pubblico.

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