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In che modo l'Ue promuove e tutela i siti archeologici subacquei?

In collaborazione con The European Commission
In che modo l'Ue promuove e tutela i siti archeologici subacquei?
Diritti d'autore Illustration: Euronews
Diritti d'autore Illustration: Euronews
Di Denis Loctier
Pubblicato il
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I progetti europei Creamare e Corallo sfruttano le ultime tecnologie, come i modelli 3D e la realtà virtuale, per far scoprire ai turisti i tesori europei nascosti sotto il mare o difficilmente accessibili

Ogni anno 100mila turisti visitano le Isole Tremiti. Molti di questi visitatori, però, si perdono alcune delle attrazioni più interessanti dell'arcipelago: i siti archeologici subacquei. Un team di ricercatori, guidato da Fabio Bruno dell'Università della Calabria, punta a far scoprire questi tesori nascosti.

"Il patrimonio culturale subacqueo non è accessibile a tutti perché si trova sotto l'acqua, quindi bisogna essere dei subacquei - dice Bruno -. Per far conoscere al grande pubblico questo immenso patrimonio è importante utilizzare delle tecnologie multimediali che permettono di visitare questi luoghi e di comprenderne l'importanza".

La squadra del progetto europeo Creamare è impegnata in una missione in uno dei più importanti relitti italiani, quello del Lombardo, uno dei piroscafi utilizzati da Garibaldi per la spedizione dei mille.Il team comprende archeologi, storici e specialisti di tecnologia informatica, decisi a rendere accessibile a tutti il sito archeologico sottomarino sotto la nostra barca attraverso un modello 3D altamente dettagliato.

Il Lombardo affondò e andò perduto oltre 160 anni fa. Il relitto è stato individuato solo all'inizio degli anni 2000. Il team del progetto sta creando un'istantanea digitale dell'intero sito. "La digitalizzazione e le creazione di un modello tridimensionale di questo relitto - dice l'archeologo Salvatore Medaglia - consentirà anche a chi non può andare non ha le capacità di andare sott'acqua, di poter fare un'immersione virtuale come dei veri sub".

I ricercatori utilizzano il metodo della fotogrammetria, realizzando una serie di scatti con una fotocamera relativamente economica protetta da una custodia subacquea. Queste fotografie servono come materiale per generare un modello 3D dettagliato, che offre un'esperienza interattiva.

L'obiettivo è trovare gli strumenti e le tecniche più accessibili, in modo che gli archeologi subacquei possano creare da soli questi modelli, senza l'assistenza di ingegneri informatici. Il patrimonio sottomarino europeo è ricco e variegato: da antichi relitti carichi di merci preziose a città sommerse. Ma spesso è difficile da raggiungere e rimane in gran parte invisibile.

I ricercatori ritengono che i dispositivi di realtà virtuale diventeranno presto più comuni. La tecnologia può contribuire ad avvicinare il pubblico a questi tesori nascosti sotto il mare. "Tentiamo di rendere possibile lo sviluppo di applicazioni multimediali che permettano al grande pubblico di conoscere il patrimonio culturale subacqueo - dice Bruno -. Di conoscerlo, ma anche di comprendere tutti i problemi ambientali che affliggono il mare".

I musei utilizzano sempre più spesso le nuove tecnologie per valorizzare le loro esposizioni. A Taranto visitiamo la Soprintendenza nazionale per il patrimonio culturale subacqueo, diretta dall'archeologa Barbara Davidde. La sua nuova collezione di ceramiche corinzie, risalenti al VII secolo a.C., è stata scoperta a 780 metri di profondità nell'Adriatico, durante la costruzione di un gasdotto. I manufatti sono protetti da teche di vetro, ma un grande schermo interattivo permette ai visitatori di esaminare modelli fotogrammetrici dettagliati da ogni angolazione.

"Il visitatore può ingrandire il rilievo 3D dell'oggetto - dice Davidde -. Così può vedere anche i particolari della tecnica di esecuzione e i particolari degli organismi biologici che hanno colonizzato i reperti quando erano sul fondo". La mostra permette anche di visitare un sito archeologico grazie alla realtà virtuale. "Quando si fa un'esperienza pratica di esplorazione subacquea, anche virtuale, si trae maggior piacere dalla visita e si ricorda meglio ciò che si è visto e ciò che si è imparato", dice Davidde.

Queste esperienze immersive possono anche contribuire a promuovere un turismo più ecologico. A Malta, come in molte altre regioni costiere, i turisti affollano le strade del centro urbano e si godono la vibrante vita notturna, spesso trascurando le meraviglie della natura incontaminata. Un'opportunità da sfruttare per Corallo, il progetto europeo guidato dall'ambasciatore maltese per l'Oceano, il professor Alan Deidun.

Robot, cuffie per la realtà virtuale e altri strumenti interattivi sono posizionati strategicamente per accendere l'interesse dei turisti verso la biodiversità marina e l'ecoturismo. Il progetto collabora con gruppi locali che organizzano attività marine ecosostenibili siti naturali protetti.

"Era ora che ci fosse questa sorta di rinascita della consapevolezza sull'ambiente - dice Deidun -. Più della metà delle coste del Mediterraneo è già cementificata. Dobbiamo cambiare rotta per cercare di salvare il più possibile le aree incontaminate rimaste".

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