Usa, come le tasse sui ricchi possono aiutare contro la crisi climatica

Tassare gli ultra-ricchi può contribuire a mitigare i cambiamenti climatici
Tassare gli ultra-ricchi può contribuire a mitigare i cambiamenti climatici Diritti d'autore Canva
Di Euronews
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Il piano proposto dal presidente degli Stati Uniti Joe Biden può aiutare anche a ridurre le disuguaglianze climatiche e combattere il riscaldamento globale

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Quando si tratta di combattere la crisi climatica, tutti abbiamo un ruolo da svolgere. Dal riciclo alla scelta di diete vegetariane, fino alla mobilità, ci sono molti modi attraverso i quali ciascuno di noi può ridurre la propria impronta di CO2. Ma non siamo tutti ugualmente responsabili del riscaldamento globale. 

I miliardari producono circa un milione di volte più gas serra rispetto alla persona media. Tassare gli ultra-ricchi potrebbe aiutare perciò a mitigare alcuni degli impatti mondiali dei cambiamenti climatici. Ma come può funzionare una tassa del genere?

Cosa potrebbe pagare una tassa sui ricchi?

Diversi governi hanno valutato con l'idea di una "tassa sui miliardari". Nel suo discorso sullo stato dell'Unione del 202,3 a febbraio, il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha suggerito una tassa del 25% su tutta la ricchezza superiore a 100 milioni di dollari, che si stima debba essere applicata solo allo 0,01% degli americani.

"Dobbiamo premiare il lavoro, non solo la ricchezza", ha dichiarato. È improbabile che questa proposta ottenga molto seguito in un Congresso controllato dai repubblicani. Ma gli studi hanno suggerito che, se implementata a livello globale, anche una tassa molto piccola potrebbe risultare fondamentale per aiutare i Paesi meno ricchi ad affrontare i cambiamenti climatici.

Una riforma dei sistemi fiscali nazionali - che comprenda una tassa dell'1,5% su chi guadagna più di 100 milioni di dollari all'anno (92 milioni di euro) - potrebbe aiutare a riequilibrare la situazione, secondo il Climate Inequality Report. Le entrate generate coprirebbero infatti l'adattamento climatico necessario nei Paesi a basso reddito, ad esempio costruendo infrastrutture resistenti e sistemi di allerta precoce.

“I flussi finanziari per l'adattamento verso i Paesi in via di sviluppo hanno raggiunto i 29 miliardi di dollari (26 miliardi di euro) nel 2020. Ma il fabbisogno finanziario ammonta a circa 200 miliardi di dollari (192 miliardi di euro)”, si legge nel rapporto. "Una tassa sul patrimonio degli ultra-ricchi potrebbe generare 295 miliardi di dollari all'anno, sufficienti per colmare il divario e generare entrate aggiuntive".

Riscaldamento globale, i meno responsabili patiscono le conseguenze peggiori

Secondo il rapporto, il 10% più ricco della popolazione mondiale genera quasi la metà di tutte le emissioni di gas serra del Pianeta. Se ciascun abitante della Terra emettesse al stessa quantità, il cittadino medio della Repubblica Democratica del Congo vedrebbe aumentare di dieci volte i propri livelli. Mentre europei e nordamericani sperimenterebbero un calo dei loro livelli di emissioni rispettivamente di quasi il 40% e di oltre il 70%.

Eppure, oggi coloro che sono i meno responsabili delle emissioni climalteranti, e dunque del riscaldamento globale, sono anche coloro che ne patiscono gli impatti peggiori. Il 50% più povero della popolazione mondiale contribuisce infatti solo per il 12% alle emissioni globali, ma è esposto al 75% delle conseguenti perdite di reddito (reddito in percentuale del reddito totale). 

Nove dei dieci Paesi più esposti al rischio più significativo di inondazioni sono economie a basso o medio reddito. Il decimo, i Paesi Bassi, è il solo che possa permettersi infrastrutture per resistere alle inondazioni. 

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La malaria rappresenta un problema gravissimo in alcune regioni del mondo, alimentato dalle temperature alte e dalle inondazioniCanva

Si tratta di numeri che possono apparire aridi, ma le implicazioni nel mondo reale sono concrete e catastrofiche. Quando il Pakistan è stato colpito dalle inondazioni nel 2022, 1.700 persone sono state uccise, e 20,6 milioni di abitanti necessitano cora di assistenza umanitaria. "Ho assistito a molti disastri umanitari nel mondo, ma non ho mai visto una carneficina climatica di questa portata", ha dichiarato il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres. Eppure il Pakistan è responsabile solo dell'1% delle emissioni globali di gas ad effetto serra.

Cosa si potrebbe fare con una tassa contro la disuguaglianza climatica globale?

Gli autori del rapporto sulla disuguaglianza climatica sostengono una riforma fiscale progressiva per riequilibrare la situazione. La loro proposta "relativamente prudente" vedrebbe le persone più ricche del mondo tassate sulla base di aliquote.

Gli asset di valore compreso tra 100 milioni e 1 miliardo di dollari (tra 92 e 920 milioni di euro) sarebbero tassate all'1,5%. Quelli tra 1 e 100 miliardi di dollari (tra 920 e 92 miliardi di euro) al 2%; e gli asset di valore superiore a 100 miliardi di euro al 3%.

Questi prelievi si applicherebbero a pochissime persone nel mondo: circa 65mila. "Sottolineiamo che a questi livelli di ricchezza, la crescita del patrimonio netto per adulto osservata negli ultimi due decenni è stata di circa il 7-9% all'anno", affermano gli autori del rapporto.

Ciò significa che la tassa proposta non rappresenterebbe di certo un grande problema per i conti bancari degli ultra-ricchi. Di contro, consentirebbe di garantire entrate per quasi 300 miliardi di dollari (275 miliardi di euro) ogni anno. Capitali che equivarrebbero alla salvezza di vite umane nei Paesi in via di sviluppo.

Gli autori del rapporto chiedono anche tasse sugli utili in eccesso delle aziende, come nel caso delle "tasse straordinarie" sugli enormi extra-profitti incassati dalle compagnie energetiche.

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