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Il nuovo oro nero di Malta è l'acqua. Il clima e l'uomo mettono a rischio le risorse idriche

Malta rischia di perdere le sue riserve idriche
Malta rischia di perdere le sue riserve idriche Diritti d'autore Daniel SLIM / AFP
Diritti d'autore Daniel SLIM / AFP
Di Giulia AvataneoJosef Cutajar
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Il nuovo oro nero di Malta è l'acqua. Il clima e l'uomo mettono a rischio le risorse idriche

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Malta rischia di rimanere senza acqua potabile. La colpa è della crisi climatica ma non solo: gran parte della responsabilità si deve all'impatto delle attività umane.

Il più piccolo Stato membro dell'Europa non ha laghi, né fiumi. Si rifornisce da due sole fonti: le falde acquifere che si trovano a centinaia di metri di profondità e gli impianti di osmosi inversa lungo la costa, utilizzati per desalinizzare l'acqua marina e renderla potabile.

Il problema è che, secondo una ricerca pubblicata nel 2021, l'arcipelago del Mediterraneo centrale perderà il 16% delle sue acque sotterranee a causa dei cambiamenti climatici e dell'innalzamento del livello del mare nei prossimi 80 anni. L'osmosi di riserva, nel frattempo, comporta rischi strategici.

"L'acqua è una fonte limitata. Se la sfruttiamo come se non ci fosse un domani, le riserve su cui siamo seduti si prosciugheranno presto", ha dichiarato a Euronews l'ingegnere Marco Cremona.

Siccità prolungata

Le risorse sotterranee sono considerate un'ancora di salvezza quando si tratta di acqua potabile, ma sono in rapido esaurimento.

Il cambiamento climatico ha fatto aumentare la temperatura media del Paese di 1,5°C dal 1952 e le precipitazioni sono diventate incostanti, ha dichiarato a Euronews Charles Galdies, professore associato presso l'Istituto dei sistemi terrestri dell'Università di Malta.

Il mese scorso, una tempesta ha colpito l'isola scaricando 140,40 mm di pioggia in un solo giorno. Tuttavia, questo tipo di eventi di solito si verificano tra lunghi periodi di siccità e questo comporta un minor volume di acque sotterranee.

"Più le precipitazioni diminuiscono, minore è l'acqua che finisce nelle falde acquifere", ha detto Galdies.

L'innalzamento del livello del mare potrebbe aggravare ulteriormente il problema: secondo un'analisi della Banca Mondiale, l'acqua salata inizierà gradualmente a infiltrarsi nelle falde acquifere.

Il riscaldamento globale non è l'unico colpevole. Anche il comportamento umano ha un ruolo importante: l'uomo non sta dando abbastanza tempo alle falde acquifere per ricostituirsi, dice Cremona.

Il ruolo del cambiamento climatico

Negli anni si è verificata una sovraestrazione illegale attraverso la perforazione di pozzi abusivi, in particolare per il fabbisogno agricolo. Il pompaggio illegale ammonta a 95 milioni di litri l'anno, secondo i dati ufficiali del 2019.

Anche il settore turistico mette a dura prova le riserve. L'anno scorso, l'arcipelago di 520 mila abitanti ha accolto quasi 2,3 milioni di visitatori stranieri, in aumento rispetto all'anno precedente ma ancora al di sotto dei livelli pre-pandemia.

Negli ultimi anni, poi, la macchia mediterranea, come i terreni agricoli, sono stati distrutti dall'edilizia intensiva, per la costruzione di appartamenti e uffici. Secondo i dati di Eurostat, Malta ha uno dei tassi maggiori di consumo del suolo nel continente.

"Quando si combinano tutti questi fattori, il cambiamento climatico accelera i fenomeni", ha detto Cremona.

Gli impianti a osmosi inversa, che hanno un costo finanziario elevato, possono dare l'impressione che l'isola sia protetta dalla crisi climatica, ma Cremona è piuttosto scettico.

"Stiamo puntando tutto su un unica fonte, ma questo presenta rischi strategici", ha detto.

Basti pensare al pericolo di sabotaggio di uno degli impianti di desalinizzazione, ma anche di incidente, come una fuoriuscita di petrolio vicino all'isola: basterebbe un episodio simile per paralizzare la produzione.

Uno sforzo logistico enorme e costoso

Una recente scoperta potrebbe offrire una tregua al Paese.

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Gli scienziati del progetto Marcan, nato nel Dipartimento di Geoscienze dell'Università di Malta, hanno rivelato all'inizio dell'anno che sotto il fondale marino dell'arcipelago c'è una quantità di acqua dolce offshore sufficiente a sostenere le isole per 75 anni.

Ma hanno aggiunto che la riserva d'acqua, a circa 3 km dalla costa, si trova sotto strati a bassa permeabilità, il che renderebbe l'estrazione difficile e costosa.

"L'operazione comporta un enorme e costoso sforzo logistico, dato che la riserva si trova in mare aperto e sono necessarie ulteriori ricerche per valutare se l'acqua è di qualità sufficiente per il consumo", ha ammonito Cremona.

Negli ultimi trent'anni Malta ha apportato miglioramenti significativi al sistema di distribuzione idrica del Paese, per prevenire le perdite, ma i progressi sono lenti. Quasi il 40% di acqua non utilizzata va persa - circa il doppio del tasso medio dell'Ue e del Regno Unito, secondo la Federazione europea delle associazioni nazionali dei servizi idrici.

Anche il processo di desalinizzazione sta diventando più efficiente dal punto di vista energetico. Tuttavia, per il momento, le autorità locali sperano soprattutto di sensibilizzare i cittadini per ridurre i consumi. L'agenzia maltese per l'energia e l'acqua sta conducendo una campagna educativa per rendere i residenti consapevoli della quantità di acqua che utilizzano e, a volte, sprecano.

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