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Greenpeace, la crisi climatica e il settore automobilistico in Germania

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La protesta degli attivisti di Greenpeace
La protesta degli attivisti di Greenpeace   -   Diritti d'autore  AFP
Di Euronews
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Una protesta scenografica, immersi nelle acque fredde del lago che fronteggia il centro congressi della IAA, la Fiera della Mobilità a Monaco.
Così gli attivisti ambientali di Greenpeace hanno manifestato per chiedere un'azione reale contro la crisi climatica.

Diverse grandi case automobilistiche - tra cui Renault, Volkswagen e BMW - sono presenti in fiera con nuovi prototipi. Per gli ambientalisti, il loro impegno è ancora minimale.

La protesta di Greenpeace per una mobilità più verde

Dice Benjamin Stephan, portavoce di Greenpeace: "La IAA sta cercando di rappresentare il cambiamento in termini di mobilità, ma dietro di essa si muove una lobby che vuole rallentare questo nuovo modello. Rappresenta aziende che stanno esacerbando la crisi climatica e che stanno cambiando il loro modo di fare business troppo lentamente".

Gli attivisti hanno scelto un'ottima cassa di risonanza per la loro protesta: l'agenda di nessun leader tedesco sarebbe infatti completa senza una visita alla fiera IAA, che ha accolto Angela Merkel martedì per l'ultima volta nel suo cancellierato.

Ma la celebrazione biennale di tutto il meglio dell'auto è impantanata in polemiche, legate anche al ripensamento dell'industria tedesca nel solco della rivoluzione elettrica e digitale.

La Merkel, che lascerà la politica dopo le elezioni del 26 settembre, è stata un'assidua frequentatrice dello show nei suoi 16 anni di potere, guadagnandosi anche il soprannome di "Cancelliera dell'auto" per i suoi sforzi nel tentativo di proteggere le case automobilistiche tedesche dalle più severe regole europee sull'inquinamento.

Anche sull'elettrico il battage generale è importante anche in Germania, ma senza troppe ricadute pratiche se si guarda, ad esempio, alle scelte immediate dell'esecutivo. I veicoli elettrici costituiscono solo il 2,4 per cento della flotta del governo, secondo i dati ufficiali di gennaio. La cifra sale al 5,6 per cento se si tiene conto degli ibridi e delle auto che funzionano con carburanti puliti.

Le scelte per la mobilità e lo scandalo 'dieselgate'

Lo scandalo "dieselgate" del 2015 ha segnato l'inizio della fine del diesel. È stato quando la più grande casa automobilistica tedesca, Volkswagen, ha ammesso di aver equipaggiato 11 milioni di veicoli con dispositivi illegali per il controllo delle emissioni.

Fino ad allora, il diesel era stato favorito dal governo tedesco e da altri esecutivi come un'alternativa efficiente e più ecologica alla benzina. Merkel aveva espresso rabbia per lo scandalo. Ma, a Bruxelles, il suo governo ha cercato di rallentare il passaggio alla mobilità elettrica, annacquando le più severe norme sulle emissioni che i produttori di auto tedeschi avrebbero faticato a rispettare, ha detto il quotidiano Sueddeutsche Zeitung.

Alla vigilia della visita della Cancelliera, il capo della Volkswagen ha anche accusato l'amministrazione Merkel di rallentare la rivoluzione elettrica incentivando i motori diesel.

"Un'azienda automobilistica non può fare questa transizione (da sola) perché ha bisogno dell'ambiente giusto", ha detto all'AFP Herbert Diess, amministratore delegato della Volkswagen.

Se si mantiene il diesel a buon mercato, nessuno comprerà un'auto elettrica, è impossibile
Herbert Diess
Amministratore delegato Volkswagen

Ferdinand Dudenhoeffer, direttore del Centro per la ricerca automobilistica presso l'Università di Duisburg-Essen, ha definito la strategia diesel del governo 'deprimente e incomprensibile'.
"Lo Stato ha alimentato un boom del diesel attraverso agevolazioni fiscali e ora le autovetture diesel sono praticamente invendibili", ha detto Dudenhoeffer, che ha aggiunto: "Il governo ha dovuto bilanciare le preoccupazioni economiche a breve termine con gli interessi dell'industria e dei sindacati",

L'esecutivo Merkel si è sempre mosso con cautela a causa degli 800.000 posti di lavoro in gioco nell'industria automobilistica.

Ma la Sueddeutsche Zeitung ha lamentato in agosto che "con il suo atteggiamento troppo generoso verso l'industria dei motori, la Cancelliera non ha aiutato né le aziende né il Paese nel medio termine. Anni preziosi sono stati persi nella battaglia per eliminare gradualmente il motore a combustione".

La crisi esistenziale dei produttori tedeschi

Con lo slancio per la mobilità verde e con le più severe linee guida anti-inquinamento in atto, i produttori tedeschi di automobili non sono più in grado di rimandare l'inevitabile.

Il declino del motore a combustione si sta rivelando una 'crisi esistenziale' per l'industria automobilistica, che rappresenta più del 12% dei posti di lavoro nel settore industriale in Germania.

Alla fine del 2019, Audi ha detto che stava progettando di tagliare 9.500 unità in Germania entro il 2025, mentre Daimler ha annunciato che avrebbe rinunciato a 10.000 lavoratori.

Altro nodo: se i grandi produttori tedeschi hanno le risorse per superare la transizione, l'ecosistema dei produttori di attrezzature e le piccole imprese della catena di approvvigionamento potrebbero non essere così resistenti.