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Come cambierà il mercato unico dell'Unione europea?

In collaborazione con The European Commission
Come cambierà il mercato unico dell'Unione europea?
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Di Andrea Bolitho
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L'ex premier italiano Enrico Letta, nella sua relazione "Much More Than A Market", ha proposto l'introduzione tra i pilastri europei di una quinta libertà per potenziare ricerca, innovazione ed istruzione

Il mercato unico europeo è stato fondato nel 1993: sono passati solo 31 anni, ma da allora tante cose sono cambiate. Lo scorso maggio, dopo sei mesi di lavoro e 400 incontri, l'ex premier italiano Enrico Letta ha presentato la sua relazione sul futuro del mercato unico: un campanello d'allarme per l'Europa.

"Quando Jacques Delors ha lanciato il mercato unico c'era ancora l'Unione Sovietica, la Germania non era unita, la Cina e l'India insieme rappresentavano il 4% del pil mondiale - ha detto Letta -. Quello che è grande oggi, domani dovrà essere ancora più grande, perché le dimensioni della Cina, degli Stati Uniti, dei BRICS sono completamente cambiate".

Tre settori - energia, servizi finanziari e telecomunicazioni - non fanno parte del mercato unico: Letta ritiene che la frammentazione in questi settori danneggi la competitività dell'Europa. "In Europa abbiamo 100 operatori di telecomunicazioni, frammentati in ogni Paese in 3, 4, 5 operatori - dice Letta -. Negli Stati Uniti ce ne sono 3, in Cina ogni operatore ha più di 467 milioni di clienti".

Una mancanza di integrazione che riguarda anche i servizi finanziari. "I nostri 27 mercati finanziari non sono abbastanza integrati - dice l'ex premier -. Non sono abbastanza attraenti, sono troppo piccoli e il mercato americano sta avendo questo effetto di richiamo".

Letta suggerisce di creare un'unione dei risparmi e degli investimenti che, combinata con i fondi pubblici, potrebbe finanziare la politica net zero, fiore all'occhiello dell'Europa. Il finanziamento, però, resta un argomento divisivo. "Continuiamo a non rispondere alla domanda su come finanziare la transizione - dice Letta -. Gli agricoltori sono i primi di una lunga serie di persone a protestare. I prossimi saranno i lavoratori dell'industria automobilistica, poi ci saranno altri lavoratori, altri imprenditori, altri cittadini".

Mentre le grandi aziende hanno il denaro e il personale per operare in Paesi con regimi giuridici diversi, le aziende più piccole non possono farlo. L'ex premier suggerisce di semplificare il quadro normativo. "L'idea, partendo dall'ambiente giuridico, è quella di creare un masterkey, una sorta di passepartout - dice Letta -. Un sistema giuridico, un 28° sistema giuridico che è una sorta di altro Paese europeo. Un Paese virtuale con il proprio sistema giuridico".

Per Sebastiano Toffaletti, responsabile di DigitalSME, la lobby delle pmi tecnologiche, la soluzione proposta da Letta "è un'idea brillante. Se devo creare un'azienda, devo crearla nel mio Paese: se sono italiano la creerò in Italia. Ma se voglio fare affari in altri Paesi - Francia, Polonia o altrove - devo creare un'altra azienda in quei Paesi. Quindi è un caos".

I quattro pilastri del mercato unico europeo sono la libertà di circolazione di beni, servizi, capitali e persone. Letta riconosce che si tratta di una visione molto novecentesca. Per l'ex premier serve una quinta libertà: quella per potenziare la ricerca, l'innovazione e l'istruzione nel mercato unico. "In giro per l'Europa ho incontrato molti giovani startupper, che mi hanno detto: 'Vogliamo andare negli Stati Uniti, l'Europa non è il luogo in cui possiamo sviluppare le nostre idee'".

In Europa la possibilità di accedere liberamente agli articoli scientifici e ai loro dati ha contribuito ad accelerare nuove scoperte nel settore sanitario. "Ora vediamo regolarmente pubblicazioni di articoli basati sull'uso di un set di dati generato da un altro laboratorio, magari in un altro Paese. Penso che sia fantastico - dice Isabelle Chemin, direttrice della ricerca all'Istituto nazionale della sanità e della ricerca medica (Inserm) in Francia -. In questo modo dieci laboratori non fanno la stessa cosa, risparmiando tempo e denaro".

I centri di ricerca come questo sono fondamentali per un'Europa innovativa e competitiva e un mercato unico di nuova generazione è essenziale per consentire a questo settore, e ad altri, di realizzare il proprio potenziale.

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