Washington lancia una coalizione con oltre 50 Paesi, tra cui l’Italia, per coordinare prezzi, dazi e filiere dei minerali critici e ridurre la dipendenza strategica dalla Cina
Gli Stati Uniti hanno avviato una coalizione internazionale sui minerali critici che coinvolge oltre 50 Paesi, tra cui l’Italia, con l’obiettivo di ridurre il predominio della Cina in un settore strategico per l’economia e la sicurezza globale.
L’iniziativa mira alla definizione di un accordo quadro per creare un blocco commerciale preferenziale, con l’ipotesi di stabilire prezzi minimi da far rispettare anche attraverso dazi comuni verso i Paesi che non aderiranno alle regole concordate.
Ad annunciarlo è stato il vicepresidente JD Vance, aprendo a Washington la prima riunione ministeriale dedicata ai minerali critici, promossa dal segretario di Stato Marco Rubio. L’annuncio ha avuto un impatto immediato sui mercati, con le azioni delle società minerarie finite sotto pressione a Wall Street.
Tra i primi risultati del vertice figura la nascita di una partnership strategica tra Stati Uniti, Unione europea e Giappone, volta a rafforzare la resilienza delle catene di approvvigionamento.
Le parti si sono impegnate a concludere entro 30 giorni un memorandum d’intesa. Parallelamente, Usa e Messico hanno presentato un piano di 60 giorni per coordinare le politiche commerciali nel settore, includendo anche la possibile introduzione di prezzi minimi per alcune importazioni.
Il Dipartimento di Stato ha definito l’incontro “storico”, sottolineando come segni una correzione pragmatica della linea americana, dopo una fase in cui la politica “America First” aveva creato frizioni con alleati e partner. Rubio ha insistito sul carattere multilaterale dell’iniziativa, che punta a favorire la cooperazione su estrazione, lavorazione, riciclo e sicurezza delle filiere, evitando competizioni dannose tra Paesi alleati e riducendo la dipendenza da Pechino.
Una linea condivisa anche dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, intervenuto alla prima sessione dei lavori. Secondo Tajani, la Cina oggi opera di fatto in un regime di quasi monopolio sulle terre rare, una situazione che penalizza la concorrenza e rende necessario un coordinamento tra Europa, Stati Uniti, Giappone, Corea del Sud, India e Paesi africani.
Pechino ha infatti utilizzato il controllo su produzione e lavorazione dei minerali come leva geopolitica, limitando le esportazioni e influenzando i prezzi di materiali essenziali per semiconduttori, veicoli elettrici e sistemi militari avanzati.
L’iniziativa si affianca al lancio, annunciato da Donald Trump, della riserva strategica americana di minerali critici, il Project Vault, sostenuto da 10 miliardi di dollari pubblici e 2 miliardi di capitali privati. Il nuovo blocco commerciale rappresenta di fatto un rilancio, con nuovo impianto politico, della Mineral Security Partnership avviata dalla precedente amministrazione Biden.
Tra i Paesi partecipanti figurano Regno Unito, Giappone, Australia, Nuova Zelanda, India, Corea del Sud e Israele. Presente anche l’Unione europea con il commissario Stéphane Séjourné, mentre Italia e Germania spingono per rafforzare la cooperazione con gli Stati Uniti e con Paesi terzi, in particolare in Africa, Indo-Pacifico e America Latina.