Dopo l'accordo fra Stati Uniti e Danimarca sulla Groenlandia, gli eurodeputati sbloccano l’esame dell’accordo commerciale fra Ue e Stati Uniti. Restano divisioni politiche su clausole di salvaguardia e prodotti derivati dall'acciaio
Il Parlamento europeo ha deciso di riattivare l’iter legislativo dell’accordo commerciale tra Unione europea e Stati Uniti, fermo da settimane a causa delle tensioni diplomatiche legate alla Groenlandia. La svolta arriva a due settimane dal ritiro delle minacce tariffarie avanzate dal presidente statunitense Donald Trump nei confronti di alcuni Paesi europei.
L’intesa, firmata nel luglio 2024 dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e dall’amministrazione Trump, prevede dazi statunitensi fissati al 15 per cento sulle esportazioni europee, mentre Bruxelles si è impegnata ad azzerare le tariffe sui beni provenienti dagli Stati Uniti.
I lavori erano stati sospesi dopo che Trump aveva ventilato l’ipotesi di imporre misure punitive contro Stati membri dell’Ue contrari a una possibile acquisizione statunitense della Groenlandia, territorio danese. Ora, con il raffreddamento dello scontro, i legislatori europei hanno scelto di rimettere in moto il processo.
Il presidente della commissione Commercio del Parlamento europeo, Bernd Lange, ha chiarito che l’impegno resta condizionato al rispetto di alcuni principi fondamentali. “Siamo pronti ad avanzare rapidamente sulle proposte legislative, purché gli Stati Uniti rispettino la sovranità e l’integrità territoriale dell’Unione e dei suoi Stati membri e mantengano gli impegni assunti”, ha dichiarato. La commissione parlamentare per il Commercio internazionale potrebbe votare il testo già il 24 febbraio, mentre il passaggio in plenaria a Strasburgo è atteso per marzo.
Divisioni politiche sull'accordo commerciale
La decisione di sbloccare l’accordo è maturata dopo un confronto a porte chiuse tra i gruppi politici coinvolti nel dossier. Se una maggioranza si è detta favorevole alla ripresa dell’iter, le divergenze restano forti su alcune clausole chiave.
Socialisti e Democratici, Renew Europe e Verdi/Ale spingono per inserire una clausola di sospensione automatica dell’accordo nel caso di nuove minacce alla sovranità territoriale europea, in particolare riguardo alla Groenlandia. Il Partito Popolare Europeo (Ppe), invece, punta a una rapida approvazione per garantire stabilità e prevedibilità alle imprese.
“La priorità è rafforzare il partenariato transatlantico e dare certezze al mondo delle imprese europee", ha detto l'eurodeputata del Ppe Željana Zovko. Uscendo dalla riunione, Zovko ha criticato il clima del confronto politico, definendolo “uno spettacolo in cui il conto finale lo pagano i cittadini”, probabilmente delusa dal fatto che il voto sull'accordo non sia stato ancora messo in calendario.
Un ulteriore nodo riguarda la durata delle agevolazioni tariffarie. I Socialisti propongono una clausola di decadenza dopo 18 mesi, salvo rinnovo esplicito, mentre il Ppe punta ad estendere questo termine a tre anni.Secondo fonti parlamentari, è probabile che si trovi un'intesa a metà strada.
Dal canto loro, i Verdi continuano a esprimere forti riserve. “L’Ue subisce ripetuti tentativi di pressione da parte degli Stati Uniti, ma molti governi fanno finta di nulla”, ha dichiarato Anna Cavazzini, chiedendo una risposta più ferma da parte del Parlamento.
Il gruppo di estrema destra Patrioti per l'Europa resta invece apertamente contrario all’intesa, che giudica "negoziata male" dalla Commissione europea.