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Cecchini del weekend a Sarajevo: 80enne indagato per omicidi durante l’assedio

Mirsad Hozbo, 29 anni, salta fuori dalla cabina di un furgone mentre veniva colpito dal fuoco dei cecchini nel centro di Sarajevo, giovedì 8 giugno 1995
Mirsad Hozbo, 29 anni, salta fuori dalla cabina di un furgone mentre veniva colpito dal fuoco dei cecchini nel centro di Sarajevo, giovedì 8 giugno 1995 Diritti d'autore  AP Photo
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Di Stefania De Michele
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Un 80enne residente in provincia di Pordenone è stato convocato per l’interrogatorio nell’inchiesta italiana sui cosiddetti “cecchini del weekend” che colpivano civili durante l’assedio di Sarajevo tra il 1992 e il 1995

Un 80enne ex autotrasportatore, residente in provincia di Pordenone, è stato ufficialmente convocato per un interrogatorio nell’ambito dell’inchiesta italiana sui cosiddetti “cecchini del weekend”, responsabili di omicidi volontari continuati e aggravati durante l’assedio di Sarajevo tra il 1992 e il 1995. Le vittime comprendevano civili, tra cui donne, anziani e bambini.

L'indagato è un ex autotrasportatore di Pordenone

L’indagine è coordinata dal pubblico ministero Alessandro Gobbis della Procura di Milano, diretta da Marcello Viola, e vede il coinvolgimento del Ros dei carabinieri. L’invito a comparire per l’interrogatorio è fissato per il prossimo lunedì.

L'80enne, un ex autotrasportatore, è sospettato di aver ucciso "civili inermi", tra cui donne, anziani e bambini. Si sarebbe perfino vantato con altre persone del fatto che in quel periodo andasse "a fare la caccia all'uomo" nella città jugoslava assediata. È stato possibile identificarlo grazie alle audizioni dei testimoni. Sarà interrogato a Milano il 9 febbraio. Nel frattempo, è stata perquisita la sua abitazione, nella quale sono state rinvenute delle armi, tutte regolarmente registrate.

Origini dell’inchiesta

L’indagine è stata avviata nei mesi scorsi a seguito di un esposto dello scrittore Ezio Gavazzeni, assistito dagli avvocati Nicola Brigida e Guido Salvini. Nel documento, tra le fonti citate, figurano anche le dichiarazioni dell’ex agente bosniaco Edin Subasic, che ha riferito di contatti all’epoca con il Sismi, l’allora servizio segreto militare italiano.

Subasic ha spiegato che già all’inizio del 1994 i servizi bosniaci avevano informato i colleghi italiani dell’esistenza di “tiratori turistici” provenienti da Trieste e che successivamente, secondo la sua testimonianza, il Sismi avrebbe “interrotto” questi orribili safari.

Documenti e testimonianze

Gli investigatori hanno avviato contatti internazionali, tra cui la Procura del Meccanismo Residuale per i Tribunali Penali Internazionali, per acquisire atti utili a ricostruire le responsabilità. Al centro delle verifiche ci sono anche eventuali documenti del Sismi (oggi Aisi) e testimonianze contenute nel documentario “Sarajevo Safari” di Miran Zupancic (2022).

Tra le testimonianze raccolte figurano dichiarazioni di un soldato serbo catturato, che ha raccontato di aver visto in prima persona italiani provenienti da Milano, Torino e Trieste partecipare a postazioni di tiro nella città assediata.

Coinvolgimenti politici

In passato, il giornalista investigativo croato Domagoj Margetic aveva annunciato una denuncia a carico del presidente serbo Aleksandar Vučić, sostenendo che da giovane volontario avrebbe preso parte a postazioni militari a Sarajevo. Inoltre, la denuncia dell’ex sindaca di Sarajevo Benjamina Karic aveva indicato almeno cinque nomi collegati ai “cecchini del weekend”.

L’inchiesta italiana rappresenta un passo avanti nella ricerca di giustizia per le atrocità compiute durante l’assedio, e il prossimo interrogatorio dell’80enne potrebbe fornire ulteriori elementi sulle responsabilità individuali.

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