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Consiglio di Pace: le ragioni del no dell'Italia a Trump e perché il Board è criticato anche a Gaza

Giorgia Meloni (a sinistra) alle spalle di Trump durante l'intervento del presidente Usa a Sharm El Sheikh, insieme al premier britannico Keir Starmer (13 ottobre 2025)
Giorgia Meloni (a sinistra) alle spalle di Trump durante l'intervento del presidente Usa a Sharm El Sheikh, insieme al premier britannico Keir Starmer (13 ottobre 2025) Diritti d'autore  AP Photo/Evan Vucci
Diritti d'autore AP Photo/Evan Vucci
Di Gabriele Barbati
Pubblicato il
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Il Board of Peace di Donald Trump scuote l'Europa: l'Italia valuta il no all'invito per incompatibilità con la Costituzione e il rischio di isolamento dall'Ue dopo il no della Francia e i dubbi della Germania. Del nuovo Consiglio viene criticata anche la composizione e l'assenza dei palestinesi

La politica di potenza inaugurata con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca sta mettendo in difficoltà l'Europa e l'Italia, da ultimo sulla risposta da dare all'invito a partecipare al suo nuovo Consiglio di Pace.

Se nel 2025 il presidente degli Stati Uniti aveva mostrato di accantonare il diritto e la prassi internazionale, con le sue dichiarazioni ma anche con i dazi alle importazioni dal resto del mondo e il bombardamento sull'Iran, dall'inizio di quest'anno ha ordinato la cattura un presidente in carica, il venezuelano Nicolás Maduro, e schiaffeggiato la comunità internazionale con la pretesa di controllare la Groenlandia.

L'ultima frizione riguarda il Board of Peace, originariamente proposto per supervisionare la pace a Gaza e che sembra stia evolvendo però in una Onu parallela (“potrebbe rendere" le Nazioni Unite "obsolete" ha detto Trump), al punto da avere messo in imbarazzo il governo europeo finora più vicino agli Usa: l'Italia.

Meloni verso il no al Board of Peace

La premier italiana ha fatto della mediazione tra Europa e Casa Bianca il suo punto di forza da un anno a questa parte. Il primo vero "no" si è registrato nei giorni scorsi quando, dopo il rifiuto del governo all'idea di mandare soldati italiani a protezione della Groenlandia come fatto da altri Paesi Ue, la premier ha aperto all'ipotesi "se in ambito Nato", dunque in accordo con gli Usa.

Ora la questione del Consiglio di Pace il cui mandato che non cita mai Gaza (qui il testo completo della sua Costituzione) - e i relativi inviti a una cinquantina di Paesi anche non interessati alla Striscia né alleati degli Usa - hanno rivelato il respiro più ampio del nascente consiglio_._

La Francia si è sganciata, citando la sua opposizione a una politica da "bulli" che non rispetta le regole internazionali. Il timore di una nuova organizzazione globale guidata dalle bizze degli Usa, e non dalla volontà degli Stati membri come accade oggi nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite pur orientato dai poteri di veto, è finito anche nei ragionamenti dell'Italia.

Per quali ragioni l'Italia si oppone al Consiglio di Pace

Secondo il Corriere della Sera, dopo una serie di telefonate tra Meloni e leader europei, il governo italiano ha già deciso per il no e si attende solo che la premier lo comunichi a Trump, forse a Davos.

La prima ragione è l'ostacolo posto dalla Costituzione che, all'articolo 11, prevede la partecipazione a organismi internazionali e la relativa limitazione di sovranità solo in "condizioni di parità con gli altri Stati", il che sembra escluso dalla possibilità prevista dal Board of Peace di comprare un seggio permanente versando un miliardo di dollari.

La maggioranza, su spinta in particolare di Forza Italia, è consapevole che il Quirinale potrebbe non promulgare la legge che resta necessaria per l'adesione a un trattato internazionale, ammesso che il Parlamento la approvi.

Inoltre, la partecipazione al Board potrebbe distanziare di molto l'Italia dal resto dell'Ue - Ursula von der Leyen ha già lasciato la cittadina svizzera prima della cerimonia prevista da Trump giovedì per la formalizzazione del Board - e collocarla su una sedia bollente accanto agli inviati di Paesi dall'ormai scarso appeal internazionale, come Russia e Bielorussia.

Il tentennamento italiano si riflette nella stessa agenda di Meloni la cui partecipazione al World Economic Forum, dove questo mercoledì è intervenutoTrump, sembra stretta tra impegni a Roma e il Consiglio europeo straordinario di Bruxelles giovedì sera, dove si dovrebbe discutere anche di questo argomento.

A confortare un rifiuto alla Casa Bianca potrebbero esserci le poche conferme finora agli inviti nel Consiglio (da parte di Albania, Argentina, Azerbaijan, Canada, Emirati Arabi Uniti, Israele, Kazakistan, Marocco, Pakistan, Ungheria, Uzbekistan, Vietname presumibilmente Egitto, Qatar e Turchia, visti i loro rappresentati nominati nel comitato esecutivo del Board) e le probabili defezioni di altri due grandi dell'Europa, il Regno Unito e la Germania, il cui cancelliere Merz ha annullato un bilaterale con Trump a Davos.

Ma la speranza di Roma è che si riveli solo una parentesi di franchezza tra buoni amici e non uno strappo capace di rancore.

I dubbi sullo stesso mandato di pace per Gaza del Consiglio

I partiti di opposizione si sono detti contrari alla partecipazione italiana e non soltanto per i dubbi legali e politici sul consiglio voluto da Trump.

L'Italia deve continuare a usare gli strumenti della multilateralismo "che sono quelli del dialogo, tra popoli e tra Stati", ha detto mercoledì la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, "per costruire la pace serve il pieno coinvolgimento del popolo palestinese".

"Battiamoci perché l'Italia adotti il riconoscimento dello Stato della Palestina e perché l'Unione europea usi tutte le armi di pressione, compreso anche la sospensione dell'accordo di associazione Unione Europea-Israele", le hanno fatto eco Giuseppe Conte, leader dell'M5s, e i colleghi di Avs nello stesso incontro del Comitato per la liberazione di Marwan Barghouti in Parlamento.

Il sentimento tra i palestinesi è di grande frustrazione per l'inclusione di Israele nel Consiglio per la Pace e per un organismo che, vista la sua composizione, già mostrava di non affidare loro le decisioni sul proprio futuro.

Sulle nomine "la prima cosa che salta agli occhi è che non c'è neanche un palestinese" e che le personalità incluse sono peraltro "figure che in parte hanno sostenuto il genocidio israeliano su Gaza", ha detto la presidente di Lettera 22 e giornalista di lungo corso a Gerusalemme, Paola Caridi, al podcast di Internazionale Il Mondo.

Si va dal " genero di Donald Trump, Jared Kushner, al suo amico fraterno, Steve Witkoff, al segretario di Stato, Marco Rubio", ha aggiunto Caridi, già autrice di Hamas. Dalla resistenza al regime.

Caridi osserva come Gaza fornisca un'occasione buona agli Stati Uniti, essendo un "laboratorio per la rottura delle regole e della violazione continua del diritto umanitario internazionale", come tristemente mostrato da due anni di operazioni militari nella Striscia.

Lo stesso comitato formato da 15 tecnici palestinesi, che sarà supervisionato dal Consiglio di Pace e guidato da un funzionario dell'Autorità Nazionale Palestinese, sembra essersi allineato alla vecchia visione di Trump di una "Gaza riviera".

“Non stiamo parlando di ‘ricostruzione’, ma di ricostruzione ex novo”, ha detto a un canale egiziano la settimana scorsa il responsabile del Comitato nazionale per l'Amministrazione di Gaza, Ali Shaath, alla vigilia della prima riunione giovedì del nuovo "esecutivo" locale.

“Se porto dei bulldozer e spingo le macerie in mare, creando nuove isole, nuova terra, posso conquistare nuova terra per Gaza e allo stesso tempo ripulire le macerie. Non ci vorranno più di tre anni”, ha aggiunto Shaath in un'intervista a una radio palestinese, senza accennare alle migliaia di vittime che si ritengono sepolte tra gli edifici bombardati della Striscia.

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