Mladenov è stato ministro della Difesa e degli Esteri bulgaro e poi inviato delle Nazioni Unite in Medio Oriente. La notizia della nomina è emersa in una riunione a Gerusalemme con il premier israeliano Netanyahu, ma non è stata ancora ufficializzata dalla Casa Bianca
Il primo ministro israeliano ha dichiarato giovedì che un ex inviato delle Nazioni Unite per il Medio Oriente, il diplomatico bulgaro Nickolay Mladenov, è stato scelto per ricoprire il ruolo di direttore generale del Board of Peace (Consiglio per la Pace) voluto dal presidente statunitense Donald Trump, con l'obiettivo di supervisionare il processo di pace a Gaza.
Benjamin Netanyahu ha dato l'annuncio dopo avere incontrato Mladenov a Gerusalemme, secondo quanto riferimento dall'ufficio del primo ministro.
Nell'annuncio, Netanyahu ha identificato Mladenov come il direttore generale "designato" per il Consiglio, che ha il compito di supervisionare l'attuazione della seconda e ben più complicata fase del cessate il fuoco.
Non c'è stata una conferma immediata da parte di Washington, ma la nomina segna un importante passo avanti per il piano di pace in Medio Oriente di Trump, che si è arenato dopo il cessate il fuoco di ottobre che ha posto fine a più di due anni di combattimenti tra Israele e Hamas.
Trump dovrebbe nominare alla fine del mese i membri, mentre Mladenov sarà il loro rappresentante sul campo nella Striscia.
Un alto funzionario statunitense, che ha parlato a condizione di anonimato perché la nomina non è stata annunciata ufficialmente, ha confermato che Mladenov è la scelta dell'amministrazione Trump per essere il rappresentante del Board a Gaza.
Secondo il piano di Trump, il Consiglio dovrebbe supervisionare un nuovo governo palestinese di tecnici, il disarmo di Hamas, il dispiegamento di una forza di sicurezza internazionale, il ritiro delle truppe israeliane e la ricostruzione della Striscia.
Mladenov è un ex ministro della Difesa e degli Esteri in Bulgaria che ha ricoperto il ruolo di inviato Onu in Iraq e per la pace in Medio Oriente dal 2015 al 2020. Durante questo periodo, si è spesso adoperato per allentare le tensioni tra Israele e Hamas.
La prima fase del cessate il fuoco, iniziata il 10 ottobre dello scorso anno, ha interrotto i combattimenti e ha visto uno scambio di ostaggi detenuti da Hamas in cambio di centinaia di palestinesi detenuti da Israele.
L'accordo ha in gran parte retto, anche se è stato inficiato da accuse reciproche di violazioni e da altre centinaia di morti e feriti.
Hamas non ha ancora restituito il corpo di un ostaggio, un poliziotto israeliano ucciso nell'incursione del 7 ottobre 2023 che ha scatenato la guerra.
Gli attacchi israeliani a Gaza, nel frattempo, hanno ucciso oltre 400 palestinesi, secondo i funzionari sanitari locali. Israele afferma che gli attacchi sono stati effettuati in risposta alle violazioni dell'accordo, ma i funzionari sanitari palestinesi affermano che tra i morti ci sono molti civili.
Hamas si rifiuta di disarmare
Giovedì, i leader egiziani e dell'Unione Europea riuniti al Cairo hanno sollecitato il dispiegamento di una forza di stabilizzazione internazionale a Gaza per supervisionare il cessate il fuoco di ottobre.
"La situazione è estremamente grave. Hamas si rifiuta di disarmare. Blocca i progressi verso il prossimo stato del piano di pace, mentre Israele sta anche limitando le ONG internazionali che mettono a serio rischio l'accesso agli aiuti umanitari", ha dichiarato la responsabile della politica estera dell'Ue, Kaja Kallas.
"Non è giustificato che la situazione umanitaria a Gaza sia peggiorata fino al livello attuale", ha dichiarato.
L'Unrwa avverte di un "enorme vuoto" negli aiuti
Nel frattempo, il capo dell'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi ha avvertito giovedì che la pressione israeliana sull'organizzazione rischia di creare un "enorme vuoto" nei servizi.
Philippe Lazzarini, commissario generale dell'Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l'Occupazione (Unrwa), ha dichiarato ai giornalisti presenti ad Ankara che nessun altro organismo ha la capacità o la "fiducia della comunità" per fornire servizi sanitari, educativi e sociali in loco.
"Se l'agenzia non può o deve smettere di operare a Gaza o in Cisgiordania, si creerà un vuoto enorme", ha dichiarato.
Lazzarini si trovava in Turchia per colloqui con funzionari sul miglioramento dell'accesso umanitario a Gaza.