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Gaza, Netanyahu contro le "pause tattiche" decise dall'Idf per consentire l'ingresso degli aiuti

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu parla durante una conferenza stampa all'ospedale Sheba Tel HaShomer di Ramat Gan, 8 giugno 2024.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu parla durante una conferenza stampa all'ospedale Sheba Tel HaShomer di Ramat Gan, 8 giugno 2024. Diritti d'autore Jack Guez
Diritti d'autore Jack Guez
Di Euronews Agenzie:  AP
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Questo articolo è stato pubblicato originariamente in inglese

Le Nazioni Unite hanno ripetutamente riferito che Gaza sta vivendo una crisi umanitaria, con una fame diffusa e centinaia di migliaia di persone sull'orlo della carestia

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Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha criticato i piani annunciati dall'esercito per sospendere temporaneamente le ostilità lungo una delle principali strade di accesso a Gaza e così facilitare la consegna degli aiuti umanitari.

Le Forze di difesa israeliane hanno detto che la cosiddetta "pausa tattica" riguarderà l'area di Rafah e inizierà alle 8 del mattino per rimanere in vigore fino alle 19 ora locale. Le pause avranno luogo ogni giorno fino a nuovo avviso.

Lo scopo è permettere ai camion degli aiuti di raggiungere il vicino valico di Kerem Shalom, il principale punto di ingresso per i convogli umanitari controllato da Israele, e di viaggiare in sicurezza verso l'autostrada Salah a-Din, una delle principali strade che attraversa verticalmente la Striscia, per consegnare i rifornimenti in diverse zone dell'enclave palestinese.

L'esercito ha dichiarato che la pausa è stata coordinata con le Nazioni Unite e le agenzie di aiuto internazionali.

Un funzionario israeliano ha riferito che per Netanyahu le pause sono "inaccettabili", come avrebbe chiarito al suo segretario militare. L'annuncio dell'Idf è stato criticato anche dal ministro delle Finanze Bezalel Smotrich e dal ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir, che ha dichiarato che chi ha preso la decisione è un "pazzo" e dovrebbe perdere il lavoro.

Questo contrasto è l'ultimo di una serie di scontri tra i membri della coalizione di Netanyahu e i militari sulle modalità di conduzione della guerra, giunta al nono mese.

Una settimana fa l'ex capo dell'esercito israeliano e principale leader di opposizione Benny Gantz ha ritirato il sostegno del suo partito al governo e si è dimesso dal gabinetto di guerra, affermando che il premier non ha una strategia efficace a Gaza ma persegue solo i suoi interessi politici.

Anche i normali cittadini continuano a protestare contro Netanyahu e il suo esecutivo ogni fine settimana, principalmente a Tel Aviv. I manifestanti accusano il governo di non fare abbastanza per garantire il rilascio degli ostaggi ancora detenuti a Gaza e chiedono al premier di indire nuove elezioni e dimettersi.

Crisi umanitaria

Le Nazioni Unite hanno ripetutamente denunciato che Gaza sta vivendo una crisi umanitaria, con una fame diffusa e centinaia di migliaia di persone sull'orlo della carestia. L'Unrwa ha comunicato che meno di un terzo dei centri sanitari di Gaza sono operativi e che oltre 50mila bambini necessitano di cure per la malnutrizione acuta.

L'assalto a Gaza da parte delle forze israeliane ha scatenato distruzione su vasta scala e livelli di uccisione di civili senza precedenti negli anni in cui sono stato segretario generale
Antonio Guterres
Segretario generale delle Nazioni Unite

Israele ha subito crescenti pressioni per consentire l'accesso di maggiori aiuti umanitari, ma nell'ultimo mese, con l'occupazione e la chiusura del valico di Rafah da parte dei militari israeliani, il flusso di consegne ha persino subito una drastica riduzione.

Dal 6 maggio al 6 giugno le agenzie delle Nazioni Unite hanno ricevuto una media di 68 camion di aiuti al giorno, secondo i dati dell'Ocha (l'Ufficio umanitario dell'Onu). Si tratta di un grosso calo rispetto ai 168 al giorno di aprile e di un numero di gran lunga inferiore ai 500 camion al giorno che i gruppi di aiuto sostengono essere il minimo necessario.

Il Cogat, l'organismo militare israeliano che supervisiona la distribuzione degli aiuti a Gaza, afferma che non ci sono restrizioni all'ingresso dei camion e accusa le Nazioni Unite di non permettere l'afflusso di aiuti a Gaza. Secondo il Cogat dal 2 maggio al 13 giugno sono entrati a Gaza più di 8.600 camion di ogni tipo, sia di aiuti che commerciali, da tutti i valichi, con una media di 201 al giorno. Ma molti si sono accumulati ai valichi e non hanno raggiunto la loro destinazione finale.

Ma l'Onu spiega che i combattimenti tra l'esercito israeliano e Hamas spesso rendono troppo pericoloso per i camion spostarsi all'interno della Striscia.

Inoltre, il ritmo delle consegne è stato rallentato perché l'esercito israeliano deve autorizzare gli autisti a recarsi al valico, un sistema che, secondo Israele, è pensato per la sicurezza degli stessi autisti.

La nuova disposizione dell'Idf mira a ridurre la necessità di coordinare le consegne, fornendo ogni giorno una finestra di 11 ore ininterrotte ai camion che si muovono dentro e fuori dal valico.

Le pause potrebbero consentire l'arrivo degli aiuti in zone dove si rifugia la gran parte degli sfollati, come Al Mawasi, mentre non è chiaro se faciliteranno il raggiungimento del nord della Striscia. Non è stato specificato nemmeno se l'esercito israeliano fornirà sicurezza ai camion umanitari mentre si muovono lungo l'autostrada.

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