Netanyahu contro Al Jazeera: Israele approva una legge che permette la chiusura dei media stranieri

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu Diritti d'autore Abir Sultan/ABIR SULTAN
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Di Michela Morsa
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La legge appena approvata consente al ministro delle comunicazioni di mettere al bando i media ritenuti "un danno alla sicurezza dello Stato". Nel mirino l'emittente qatariota, definita "braccio di propaganda di Hamas". Gli Stati Uniti: "Notizia profondamente preoccupante"

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Lunedì la Knesset, il Parlamento israeliano, ha approvato una legge che permette al governo di chiudere un'emittente straniera che costituisce "un danno alla sicurezza dello Stato". Nel mirino dell'esecutivo di Benjamin Netanyahu c'è, molto chiaramente, il canale di notizie con sede in Qatar Al Jazeera. 

Netanyahu ha definito Al Jazeera un "canale del terrore" e ha detto che non trasmetterà più in Israele. Il premier israeliano ha accusato il network qatariota di danneggiare la sicurezza israeliana, di aver partecipato agli attacchi di Hamas del 7 ottobre e di incitare contro Israele. "È mia intenzione agire immediatamente in base alla nuova legge per fermare le attività del canale", ha scritto su X. 

Anche il ministro delle Comunicazioni Shlomo Karhi, salutando il varo della legge, ha definito Al Jazeera un "braccio di propaganda di Hamas". "È impossibile tollerare che un media, con credenziali di stampa dell'ufficio stampa del governo e uffici in Israele, agisca dall'interno contro di noi in tempo di guerra", ha dichiarato Karhi. "Non ci sarà libertà di parola per il portavoce di Hamas in Israele. Al Jazeera chiuderà dei prossimi giorni", ha aggiunto. 

La legge consente al ministro delle Comunicazioni di chiudere i media stranieri che operano in Israele se li ritiene un pericolo per la sicurezza nazionale. Il ministro è autorizzato a ordinare la cessazione della trasmissione del canale in questione, la chiusura dei suoi uffici israeliani, la confisca delle apparecchiature e che l'accesso al sito web sia bloccato, messo offline se il server è fisicamente situato in Israele. Gli ordini di chiusura avranno validità di 45 giorni ma potranno essere rinnovati per ulteriori periodi di 45 giorni. 

Negli ultimi mesi il Qatar è emerso come un intermediario chiave negli sforzi per mediare un cessate il fuoco nella Striscia di Gaza e il rilascio degli ostaggi ancora detenuti da Hamas. La piccola penisola araba ospita l'ufficio politico del gruppo islamista palestinese nella sua capitale Doha da oltre un decennio, e nel Paese si trova anche il quartier generale avanzato del Comando centrale dell'esercito statunitense. 

Le reazioni degli Stati Uniti e di Al Jazeera

Gli Stati Uniti hanno subito reagito alla notizia, definendola "profondamente preoccupante" attraverso la portavoce della Casa Bianca Karine Jean-Pierre. Le ha fatto eco il portavoce del dipartimento di Stato Matthew Miller, che ha criticato l'intenzione di Israele di mettere al bando Al Jazeera affermando che Washington non è sempre d'accordo con la copertura dell'emittente, ma ne sostiene il lavoro. 

Il dipartimento di Stato continua a "supportare la libertà di stampa" e ritiene che "il lavoro svolto dalla stampa libera e indipendente sia importante ovunque nel mondo".  "Molto di ciò che sappiamo su ciò che è accaduto a Gaza - ha detto Miller - è dovuto ai reporter che sono lì a fare il loro lavoro, compresi quelli di Al Jazeera". 

Dal canto suo Al Jazeera ha definito "menzogne gravi e ridicole" le ragioni menzionate dal premier israeliano Benyamin Netanyahu per mettere al bando l'emittente in Israele. In un comunicato la tv con sede a Doha ha condannato quelle che ha definito "mosse pericolose" da parte del governo israeliano, impegnato da tempo in una battaglia contro i suoi reportage, intensificatasi con la copertura della guerra a Gaza.

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