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Afghanistan: Repressione delle donne, chiusi i saloni di bellezza

Cartelloni pubblicitari dei saloni di bellezza oscurati
Cartelloni pubblicitari dei saloni di bellezza oscurati Diritti d'autore Bernat Armangue/Copyright 2021 The AP. All rights reserved
Diritti d'autore Bernat Armangue/Copyright 2021 The AP. All rights reserved
Di Ilaria Cicinelli
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I talebani in Afghanistan chiudono i saloni di bellezza. Ora le donne non potranno più avere un posto in cui incontrarsi senza essere accompagnate dagli uomini.

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"Lavoro qui da un anno, negli ultimi 2 giorni i talebani hanno emesso l'ordine di chiudere i saloni di bellezza. Vi chiedo per favore di non farlo." 

È l'ultimo atto contro i diritti delle donne, la messa al bando dei saloni di bellezza da parte del governo talebano in Afghanistan. Il 4 luglio scorso il Ministero della prevenzione del vizio e della promozione della virtù ha ordinato di chiudere i saloni entro un mese, a Kabul e in tutta la provincia.

Come tante donne, Zarafshan, una truccatrice professionista, è spaventata per il suo futuro, soprattutto ora che perderà non solo il lavoro, ma una delle ultime opportunità rimaste alle donne in Afghanistan per socializzare e incontrarsi lontano da casa e dagli uomini. "Le scuole sono vietate alle donne, i saloni di bellezza sono vietati alle donne, una donna non ha forse il diritto di vivere nella società?".

Perché i saloni sono importanti

I saloni sono aumentati in modo consistente dal 2001 in poi, sono solitamente riservati alle donne e hanno le finestre coperte in modo che i clienti non possano essere visti dall'esterno. Un luogo di ritrovo abituale per le donne, a cui a breve dovranno rinunciare. Ora i visi delle modelle nei cartelloni pubblicitari dei saloni appaiono deturpati e imbrattati. Molti sono stati coperti e oscurati.

Sahar, una residente di Kabul che si recava in un salone ogni due settimane per farsi fare i capelli e le unghie, ha riferito al The Guardian di sentirsi come se un'ultima via di socializzazione sicura all'esterno sia stata recisa: "I parchi non sono consentiti alle donne, quindi era un buon posto per incontrare le nostre amiche...  e parlare di problemi. Ora non so come incontrarle. Penso che avrà un grande impatto per noi e per le donne di tutto l'Afghanistan", ha detto.

Molte donne che hanno perso il marito e sono l'unica fonte di sostentamento per la famiglia svolgevano questo mestiere, uno dei pochissimi rimasti accessibili. Adesso sarà difficile per loro trovare dei soldi per sfamare i figli.

I Talebani non vogliono rivelare la motivazione

Mohammad Sadeq Akif Muhajir, portavoce del Ministero per la promozione della virtù, non ha voluto condividere le motivazioni dietro al nuovo ordine. Ha bensì affermato che le ragioni saranno rese pubbliche una volta che i saloni saranno chiusi.
Ai precedenti divieti applicati alle donne, come lavorare nelle ong e frequentare l'università, erano state fino ad ora addotte motivazioni fittizzie riguardo alla sicurezza sul lavoro e all'impossibilità di garantire un ambiente sicuro. In questo caso l'ambiente di lavoro è composto invece di sole donne, quindi si esclude che la motivazione possa davvero essere la sicurezza. 

Appena una settimana prima, il 25 giugno scorso, il leader supremo dei talebani, Haibatullah Akhundzada, ha affermato che le misure prese dal governo hanno migliorato la vita delle donne, in armonia con quanto prevede la Sharia, la legge islamica.

La condanna delle Nazioni Unite

Tra rabbia e sgomento molte donne sono sempre più disilluse rispetto al ruolo cui il governo talebano le sta relegando da quando è salito al potere nell'agosto del 2021. 

Non donne, non persone, ma madri e mogli assoggettate ai mariti con il pretesto della Sharia, la legge islamica. 
Mariti e uomini che nella maggior parte dei casi sono violenti e abusano - fisicamente, psicologicamente o verbalmente - di compagne e figlie. Secondo il rapporto della missione delle Nazioni Unite del marzo 2023 in Afghanistan 9 donne su 10 subiscono violenze da mariti o uomini appartenenti alla propria famiglia. È il peggior Paese al mondo per il trattamento riservato alle donne e l'unico ad aver bandito metà della sua popolazione dall'accesso all'educazione.
Secondo i relatori e i membri della missione ci sono tutti gli elementi per annoverare le azioni dei talebani contro i diritti e la libertà delle donne nel Paese tra i crimini contro l'umanità.

Nel tweet qui sopra, Richard Bennet, inviato speciale delle Nazioni Unite in Afghanistan: "La decisione dei talebani di bandire le donne afghane dal lavoro è un'altra grave violazione del loro diritto fondamentale alla non discriminazione, è contraria alla Carta delle Nazioni Unite e avrà un grave impatto sui servizi essenziali per gli afghani. Il personale femminile è essenziale. Esorto i talebani a revocare immediatamente la decisione."

Cronistoria dell'oppressione

Già ad agosto 2021 i talebani hanno invitato le donne a non andare al lavoro per "ragioni di sicurezza". Solo quelle che lavoravano nel settore sanitario hanno potuto continuare a lavorare. 

  •  Appena un mese dopo aver preso il potere, nel settembre 2021, l'amministrazione ha impedito alle donne di giocare a cricket, imepdendo loro di partecipare anche dalle gare ufficiali.
  • Nello stesso mese è arrivato l'ordine di non comparire in pubblico senza un tutore maschio. Sono bandite dai parchi, dai bagni pubblici, dalle palestre e dai circoli sportivi. Anche se non in pubblico, non possono viaggiare non accompagnate da un uomo per tragitti superiori ai 75km. 
  • Il 17 settembre 2021 è arrivato l'annuncio della riapertura delle scuole di secondo grado ma solo per i ragazzi e per gli insegnanti di sesso maschile. Viene smantellato il Ministero per gli affari delle donne e istituito quello per la prevenzione del vizio. 
  • Il 21 dicembre 2021 il Ministero dell'Educazione emana un'ordine scritto con cui viene sospesa l'educazione universitaria per le donne, sia nelle università pubbliche che private. In molte scuole viene comunicato anche allo staff femminile che non c'è più bisogno di loro, che le lezioni per le ragazze potrebbero non riprendere dopo la pausa invernale.
  • Pochi giorni dopo, il 24 dicembre, una nuova direttiva impedisce alle donne di lavorare nelle ong e nelle organizzazioni governative come l'Onu. 
  • A gennaio 2023 le ragazze sono definitivamente bandite dalle università private
  • Nel marzo 2023 sono stati riportati numerosi casi di a****nnullamento del divorzio e di ricongiungimento forzato, nella maggior parte dei casi con mariti violenti.
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