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Il mondo islamico celebra la "Festa del sacrificio"

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Di Euronews
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La celebrazione di Eid al-adha in Indonesia, il Paese con più musulmani al mondo
La celebrazione di Eid al-adha in Indonesia, il Paese con più musulmani al mondo   -   Diritti d'autore  AP Photo

Milioni di musulmani in tutto il mondo stanno celebrando l'Eid al-Adha, una delle più feste più importanti del calendario islamico. In questa ricorrenza, nota anche come "Festa del Sacrificio", i fedeli macellano un animale, per ricordare l'uccisione di un montone da parte di Abramo, nell'episodio, raccontato dalla Bibbia e dal Corano, in cui il fondatore della tribù d'Israele aveva accettato di sacrificare a Dio suo figlio (Isacco nella Bibbia, Ismaele nel Corano).

Celebrazioni in tutto il mondo

Nella valle di Mina, nei pressi della Mecca, in Arabia Saudita, i pellegrini eseguono la rituale "lapidazione del diavolo": un lancio di pietre contro una parete a simboleggiare l'affermazione della propria fede.

La tradizione forma parte dell'Haji, il pellegrinaggio alla Mecca che ogni musulmano dovrebbe compiere almeno una volta nella vita. Negli anni scorsi il luogo è stato teatro di incidenti con centinaia di morti, soffocati dagli incendi o dalla calca. Ora le autorità saudite sembrano aver risolto il problema, organizzando tendoni ignifughi e contingentando il numero dei fedeli ammessi.

A Gerusalemme, altra città santa dell'Islam, migliaia di fedeli si sono riuniti per pregare nella Moschea di Al Aqsa e celebrare così quelli che i musulmani definiscono "i giorni della gioia" .

Lo Stato con più musulmani al mondo, però, non si trova in Medio Oriente, la culla dell'Islam: è l'Indonesia, con oltre 200 milioni di fedeli. Quest'anno la festa è stata condizionata da un focolaio di afta epizootica, malattia virale altamente contagiosa, che ha colpito le mandrie di bovini nel Paese.

"Naturalmente siamo preoccupati per la diffusione della malattia, non solo durante l'Eid al-Adha. Ma questo è un problema per la comunità nel suo insieme ed è dovere del governo affrontarlo immediatamente. Il consiglio della Moschea collaborerà nell'effettuare le ispezioni", dice Jusuf Kalla, presidente del Consiglio indonesiano della moschea.

La crisi alimentare rovina la festa

In buona parte del Medio Oriente e del Nord Africa, soprattutto quelli che dipendono dalle importazioni, l'aumento del prezzo dei generi alimentari causato dalla guerra in Ucraina e dall'inflazione ha inciso sulle tradizioni dell'Eid al-Adha, con molte famiglie che non potevano permettersi l'animale per il sacrificio rituale.

 Secondo l'usanza, la carne risultante dai sacrifici è divisa in tre parti: un terzo per la famiglia da consumare all'istante, un terzo da conservare e un terzo per i bisognosi. Anche i volumi destinati ai più poveri si sono ridotti notevolmente, come racconta in un reportage l'agenzia spagnola Efe.

In Yemen, in tanti hanno lasciato a mani vuote i mercati di bestiame:i prezzi sono aumentati molto e non possono pagare i 90mila riyal yemeniti (circa 150 dollari) per l'uccisione di una pecora, che è già uno degli animali più economici.

"Non possiamo permetterci il sacrificio, siamo venuti solo per guardare e fare delle foto con le pecore", dice yemenita di 40 anni, al mercato della capitale Sana'a con la moglie e tre figli.

Un altro intervistato ha detto a Efe che comprerà due chili di agnello per la sua famiglia, cosa che faranno anche molti suoi conoscenti, per l'impossibilità di acquistare un animale intero in questo Paese, segnato da una guerra civile iniziata nel 2014.

In Egitto, il titolare di uno studio fotografico al Cairo racconta che prima della crisi lavorava come volontario in un'associazione in cui si sacrificavano animali per l''Eid al-Adha e si distribuiva la carne ai poveri. "Ma quest'anno le quote sono diminuite notevolmente perché ci sono tante difficoltà nelle vite delle persone”.

"Con il notevole aumento dei prezzi, ho potuto partecipare solo al sacrificio di un agnello, cosa che andrà a incidere sulla quantità di carne che daremo ai poveri e anche su ciò che resterà per la famiglia", afferma a Efe.

Un macellaio cairota spiega che in precedenza un chilo di agnello costava tra le 60 e le 75 lire egiziane (tra i 3 e i 4 dollari) mentre quest'anno è salito fino a 80-105 lire (4-5,5 dollari). Di conseguenza le vendite sono diminuite del 20%.

Scene simili in Libano e Iraq, dove gli agnelli nei mercati costano tra i 150 e i 550 dollari, prezzi proibitivi per molte famiglie. E anche chi può permettersi un acquisto, è costretto a rivedere le proprie intenzioni. Come una coppia intervistata da Efe al mercato di Baghdad: "Volevamo sacrificare due agnelli, alla fine ne abbiamo comprato soltanto uno".