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Marmolada, il glaciologo Frezzotti: "crolli del genere saranno sempre più frequenti"

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Di Antonio Michele Storto
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Sotto i 3mila metri sono destinati a scomparire
Sotto i 3mila metri sono destinati a scomparire   -   Diritti d'autore  AFP

L'hanno chiamata una "tragedia annunciata".  E la strage della Marmolada rappresenta in effetti l'epilogo di un fenomeno tutt'altro che nuovo. 

In Europa e nel resto del mondo, il ritiro dei ghiacciai è osservato da almeno 40 anni, "ovvero dal 1980 in maniera sempre più marcata - spiega Massimo Frezzotti, glaciologo e docente all'università di Roma tre - con un'ulteriore accelerazione a partire dai primi anni 2000, a causa dell'aumento delle temperature e della diminuzione delle precipitazioni nevose".  

Luca Bruno/Copyright 2022 The Associated Press. All rights reserved.
Canazei (Trento), 5 luglio 2022: le operazioni di soccorso sul ghiacciaio della MarmoladaLuca Bruno/Copyright 2022 The Associated Press. All rights reserved.

Punto di non ritorno

"Per i ghiacciai al di sotto dei 3mila metri siamo già al punto di non ritorno" spiega lo studioso. "Anche se domani smettessimo di immettere gas a effetto serra in atmosfera la temperatura continuerebbe comunque ad aumentare per qualche tempo, per poi tornare gradualmente a diminuire". 

"Questi ghiacciai non sono in equilibrio - continua Frezzotti - per cui continueranno a ritirarsi, anche se le temperature non aumenteranno. I modelli ci dicono che attorno al 2030 o 2050 i ghiacciai al di sotto dei 3500 metri nelle nostre alpi scompariranno, e rimarranno soltanto delle placche di ghiaccio coperte da detrito; mentre a quote superiori si ridurranno drasticamente, ma se le temperature aumenteranno ulteriormente il ritiro sarà ancora più rapido e marcato. Stiamo entrando in una serie di condizioni che sulle nostre Alpi probabilmente non si verificavano da 6 o 7mila anni".   

Nuova normalità

Resta da capire quanto spesso, in questo processo apparentemente inesorabile, si verificheranno episodi come quello della Marmolada: secondo Frezzotti, già nel medio breve termine dovremo purtroppo abituarci a convivere con eventi del genere.

 "Sulle Alpi come in Himalaya o in Pakistan - spiega il Professore - i crolli sono ormai, per così dire, la norma. I cambiamenti climatici non portano, del resto, a dei fenomeni nuovi: portano semmai eventi catastrofici, finora molto rari, a verificarsi sempre più di frequente. Prendiamo le ondate di calore: prima si verificavano una volta ogni dieci anni, ora stiamo andando verso le dieci volte in un anno".

 "Quest'anno - continua il docente - abbiamo avuto un decremento del 40-50% circa delle precipitazioni nevose, accompagnato da un'ondata di calore che ormai persiste dal 15 di maggio. Sicuramente, dal momento che ci possiamo soltanto aspettare che le temperature continuino ad aumentare, di questo passo, le cose andranno a peggiorare, perché i ghiacciai al momento non sono in equilibrio con le condizioni climatiche ed anche ambientali. Per cui i crolli, non solo di ghiacciai ma anche di pareti che sono state finora mantenute dal ghiaccio, aumenteranno nel tempo". 

No ai divieti

Ma come fare, quindi, a prevenire quantomeno la perdita di altre vite umane. in un quadro in cui bisognerà tragicamente abituarsi a convivere con smottamenti, crolli, mutamento radicale del paesaggio montano?

"Innanzitutto - precisa Frezzotti - l'irreversibilità del ritiro dei ghiacciai non deve diventare una scusa per non occuparsi del cambiamento climatico. Il ritiro dei ghiacciai rappresenta anzi una disgraziata icona dei cambiamenti climatici prodotti dall'azione umana; e noi dobbiamo smettere di immettere gas serra nell'ambiente, perché stiamo lasciando un debito ambientale enorme". 

Per il resto, la soluzione per quanto riguarda la messa in sicurezza "non possono essere i divieti" puntualizza il docente. "Più che vietare bisogna avvisare: chi va in montagna dovrebbe sapere che quando le temperature sono al di sopra dello zero, quando l''isoterma zero' si sposta sempre più in alto, e nel caso della Marmolada era a 4mila metri, i pericoli oggettivi che esistono in alta montagna aumentano in maniera molto marcata, per cui occorre adottare delle precauzioni. Andare su un ghiacciaio all'una e mezza di pomeriggio, con una temperatura di dieci gradi non è una situazione precauzionale"