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Russia-Ucraina, ora la guerra è anche alimentare

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Di Annalisa Cappellini
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I porti sotto controllo russo sono chiusi al commercio.
I porti sotto controllo russo sono chiusi al commercio.   -   Diritti d'autore  AP/Copyright 2022 The Associated Press. All rights reserved.

I porti del Mar Nero sotto controllo russo rimarranno chiusi. Mosca rifiuta di collaborare con i Paesi occidentali che le impongono pesanti sanzioni economiche, considerate "folli".

È questa la risposta arrivata dal Cremlino a chi invita Mosca a far ripartire il commercio di grano ucraino, bloccato nei porti del Mar Nero, per evitare una crisi alimentare mondiale.

"323 milioni di persone a rischio fame"

Lo scenario preoccupa da settimane le istituzioni internazionali. "Il numero di persone a rischio di fare la fame era già aumentato da 80 milioni a 135 milioni prima del Covid-19", ha spiegato David Beasley, Direttore esecutivo del World Food Programme dell'Onu. "Dopo la pandemia, erano 276 i milioni di persone a rischio fame. E ora a causa della crisi in Ucraina, questo numero salirà ancora, a almeno 323 milioni di persone", ha dichiarato l'alto funzionario delle Nazioni Unite, prima di lanciare un avvertimento: "se la Russia non dovesse riaprire i porti nella regione di Odessa, sarebbe come dichiarare guerra alla sicurezza alimentare globale. Le conseguenze potrebbero essere carestie, instabilità e migrazioni di massa". A essere minacciati sono soprattutto i Paesi africani.

"Un'arma silenziosa"

Ora Washington accusa Mosca di servirsi della questione alimentare per ricattare l'Occidente: "la Russia sceglie di usare le riserve alimentari come un'arma", ha tuonato il segretario di Stato americano Antony Blinken. "Anche Dimitri Medvedev, vicepresidente del Consiglio di sicurezza ed ex presidente russo, ha dichiarato che la produzione agricola russa è un'arma silenziosa".

In attesa di sbloccare la situazione sul versante della sicurezza alimentare mondiale, il Senato statunitense continua ad aiutare Kiev. Ieri è stato approvato un nuovo pacchetto di aiuti per l'Ucraina, del valore di 40 miliardi di dollari.