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Perché il presidente francese è il più potente d'Europa?

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Di Lauren Chadwick
Il presidente francese Emmanuel Macron
Il presidente francese Emmanuel Macron   -   Diritti d'autore  LUDOVIC MARIN/AFP or licensors

Prima di prendere le redini come capo di stato nel 2017 Emmanuel Macron disse che la Francia avrebbe avuto bisogno di un presidente "jupiteriano", aggiungendo che un presidente "normale" sarebbe stato destabilizzante.

Paragonare una carica eletta democraticamente al re di tutti gli dei della mitologia romana può sembrare ipocrita in un paese che ha rovesciato con la violenza la sua monarchia secoli fa. Eppure negli ultimi 50 anni la costituzione francese si è evoluta, e i poteri del presidente sono aumentati.

"In Francia abbiamo un presidente che presiede la Repubblica, che controlla il governo, che controlla il parlamento, che controlla la Corte costituzionale - dice Christophe Chabrot, docente di diritto pubblico all'Università Lumiere Lione 2 -. È un super presidente, una specie di Giove, come chiamiamo Macron. È un po' come se fossimo tornati al 1830, quando nelle monarchie europee il re cominciava a perdere i suoi poteri a favore del primo ministro, ma conservava ancora molto potere".

I critici sostengono che il parlamento francese si limiti ormai ad approvare le decisioni del presidente. Alcuni politici chiedono una nuova costituzione che porti più equilibrio nelle istituzioni. "Il presidente della Repubblica in Francia ha per legge molto più potere di qualsiasi altro presidente in Europa - dice Delphine Dulong, professore di scienze politiche all'Università di Parigi I -. E nella pratica i presidenti hanno fatto un uso molto ampio dei loro diritti costituzionali".

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Il presidente francese René Coty (a sinistra) accoglie il presidente del Consiglio Charles de Gaulle all'Eliseo, dicembre 1958AFP

Gli inizi della Quinta Repubblica francese

L'attuale costituzione della Francia risale al 1958, quando il generale Charles de Gaulle formò una nuova repubblica a seguito di una rivolta in Algeria. Il presidente René Coty disse che la Francia era sull'orlo della guerra civile e che avrebbe designato il "più illustre dei francesi, il nostro leader negli anni più bui della nostra storia" per guidare il governo.

Più tardi quell'anno de Gaulle fu eletto dai politici come primo presidente della nuova Quinta Repubblica. La precedente repubblica risaliva alla fine della seconda guerra mondiale e dava più potere al parlamento, creando - stando agli esperti - instabilità e competizione tra i partiti politici.

La visione di de Gaulle per la nuova repubblica era principalmente di rafforzare i poteri dell'esecutivo. "De Gaulle voleva un presidente che non fosse limitato - dice Dulong -. Nella mente di de Gaulle il presidente era al di sopra dei partiti politici e doveva essere politicamente neutrale".

I cambiamenti successivi avrebbero sia rafforzato che preso le distanze dalla visione originale di de Gaulle, creando il regime presidenziale in vigore oggi.

Il suffragio universale

Tra i principali cambiamenti che hanno contribuito all'attuale presidenza francese c'è il referendum costituzionale del 1962. Nel tentativo di rafforzare la sua legittimità come presidente, de Gaulle tenne un referendum sulle modalità di elezione del presidente.

La popolazione sostenne il referendum: il 62% votò a favore dell'elezione diretta del presidente. Per gli esperti la mossa di de Gaulle ha rafforzato il potere e la legittimità del presidente, ma ha anche politicizzato il ruolo.

"Il presidente è diventato necessariamente il leader o il campione di uno schieramento politico - dice Dulong -. Quindi c'è una politicizzazione del ruolo presidenziale". Dopo il referendum de Gaulle sciolese il parlamento e proclamò nuove elezioni, riconquistando la maggioranza.

Termine presidenziale

Uno dei primi problemi del nuovo sistema ad emergere fu quello della coabitazione, cioè quando il presidente e la maggioranza in parlamento provengono da partiti politici opposti. Dall'inizio della Quinta Repubblica la coabitazione si è verificata tre volte: nel 1986, 1993 e 1997.

L'ultima volta il presidente di destra Jacques Chirac fu costretto a nominare il socialista Lionel Jospin come primo ministro dopo aver indetto delle elezioni lampo. Chirac ha poi presentato una legge per cambiare la costituzione nel 2000, limitando il mandato presidenziale a cinque anni invece di sette. La questione è stata sottoposta a un referendum, con il 73% dei voti a favore.

"Il presidente incarna l'interesse generale e la continuità della Repubblica. Lo sceglierete più spesso - disse Chirac -. La vostra voce, la vostra decisione avrà più importanza. Il vostro dovere democratico sarà rafforzato".

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Il presidente Jacques Chirac (a destra) parla con il primo ministro Lionel Jospin, maggio 2000AFP

Un'altra conseguenza della riduzione del mandato presidenziale a cinque anni è che le elezioni parlamentari si sarebbero tenute solo un mese dopo quelle presidenziali. Un cambiamento che dà al vincitore delle presidenziali ampie garanzie di assicurarsi anche la maggioranza parlamentare.

"Non si cambia opinione politica in un mese - dice Chabrot -. Quindi l'esito delle elezioni parlamentari sarà quasi certamente identico a quello delle presidenziali". Dall'approvazione della riforma è stato sempre così: tutti i presidenti eletti hanno poi potuto contare sulla maggioranza in parlamento, compreso Macron, che nel 2017 ci è riuscito con un partito politico nuovo di zecca e con deputati che erano precedentemente sconosciuti agli elettori.

Il sistema potrebbe cambiare?

I critici ritengono che il sistema debba cambiare per riequilibrare le istituzioni, in modo che non sia una sola persona a prendere tutte le decisioni più importanti senza poi doverne rendere conto. "In Francia lo abbiamo visto di recente con la pandemia: a prendere le decisioni è stato principalmente il presidente, sostenuto da un consiglio - dice Dulong -. Ma poiché il presidente non può essere attaccato, è il primo ministro Edouard Philippe che viene portato da alcuni davanti ai tribunali".

Il leader dell'estrema sinistra Jean-Luc Melenchon è tra coloro che chiedono una Sesta Repubblica per "abolire la monarchia presidenziale" e dare vita a una nuova costituzione. Per Chabrot anche eliminare l'articolo 9 della costituzione, che designa il presidente come capo del consiglio dei ministri, potrebbe dare nuovo equilibrio al sistema.

Un altro cambiamento potrebbe essere la rottamazione dell'elezione diretta, in modo che il presidente sia eletto da deputati, senatori e consiglieri locali come era originariamente scritto nella costituzione del 1958. "Tutti dicono che i francesi sono attaccati alle elezioni presidenziali, che è un diritto democratico su cui non si può tornare indietro - dice Dulong -. In realtà se guardiamo il tasso di astensione e le schede bianche dagli anni '80, si nota che e elezioni presidenziali attraversano un periodo di crisi".

Molti dei cambiamenti che hanno portato al sistema attuale hanno ricevuto il sostegno della popolazione: de Gaulle consolidò il suo potere attraverso i referendum. "Ogni volta che il presidente premeva un pulsante vinceva - dice Chabrot -. De Gaulle nel 1962, per esempio, ha premuto il pulsante del referendum e ha vinto. Ha premuto il pulsante dello scioglimento del parlamento e ha vinto. Così, ogni volta, il presidente francese ha rafforzato il proprio potere".