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Golpe in Sudan: proteste di piazza, i militari sparano sulla folla

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Di Antonio Michele Storto  & Gioia Salvatori  Agenzie:  AP
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Un manifestante sudanese avvolto nella bandiera nazionale accanto a pneumatici in fiamme durante una manifestazione nella capitale Khartoum, 25 ottobre 2021
Un manifestante sudanese avvolto nella bandiera nazionale accanto a pneumatici in fiamme durante una manifestazione nella capitale Khartoum, 25 ottobre 2021   -   Diritti d'autore  -/AFP or licensors

A metà giornata comincia la conta dei morti: due, forse tre e 80 feriti. Succede nelle strade di Karthoum e Omdurman in Sudan, dove la popolazione manifesta contro i militari che all'alba di questo lunedì hanno preso il potere.

Come da copione sono state interrotte le emissioni televisive, internet è stato bloccato, il primo ministro è stato arrestato insieme ai ministri civili dell'esecutivo di transizione che fino a oggi governava e alti funzionari di Stato. Non si sa dove si trovino.

A sera i generali compaiono in tv e Abdel Fatah Burhan annuncia a reti unificate di aver dissolto l'esecutivo per riportare l'ordine in un Paese in balìa di divisioni politiche; ha fatto sapere che un governo di tecnici guiderà il Paese fino alle prossime elezioni nel 2023, che la costituzione verrà riscritta e che un corpo legislativo verrà redatto con, testuale, "l'aiuto di giovani donne ed uomini che hanno portato avanti questa rivoluzione".

Spari sulla folla

Intanto sui giovani che manifestano in strada invocando libertà e democrazia, l'esercito spara, decine sarebbero i feriti ammessi ai pronto soccorso con ferite d'arma da fuoco: l'associeated press è in possesso di referti medici.

Il Ministero dell'Informazione ha fatto sapere che i militari avrebbero arrestato un certo numero di figure governative di alto livello, oltre a tagliare internet e a sbarrare il transito sui ponti.

Per tutto il giorno il canale all news di stato ha trasmesso musica tradizionale patriottica e immagini del fiume Nilo.

I raid all'alba

Uomini armati non identificati hanno arrestato un certo numero di leader e politici sudanesi in raid all'alba di lunedì, ha detto una fonte del governo all'AFP, dopo settimane di tensioni tra le autorità militari e civili di transizione.

Internet è stato tagliato in tutto il paese, hanno detto i giornalisti dell'AFP, mentre decine di manifestanti si sono riuniti nelle strade della capitale Khartoum per protestare contro gli arresti, dando fuoco a pneumatici.

Non è stato immediatamente chiaro chi ci fosse dietro gli arresti, mentre uomini in uniforme militare hanno tagliato le strade principali che portano alla capitale e alla sua città gemella Omdurman, e la televisione di stato ha iniziato a trasmettere canzoni patriottiche.

Una delle forze principali dietro la rivolta del 2019, l'Associazione dei professionisti sudanesi, ha denunciato lunedì quello che ha definito un "colpo di stato" e ha chiesto una campagna di "disobbedienza civile".

La notizia arriva appena due giorni dopo che una fazione sudanese che chiedeva un trasferimento di potere a un governo civile ha avvertito di un "colpo di stato strisciante", durante una conferenza stampa che l'attacco di un gruppo non identificato aveva cercato di impedire.

"Condanno il colpo di stato militare in corso in Sudan. Il primo ministro Abdalla Hamdok e tutti gli altri funzionari devono essere rilasciati immediatamente". Lo ha detto il segretario generale dell'Onu,Antonio Guterres.

Battuta d'arresto

La presa del potere da parte dei militari sarebbe una enorme battuta d'arresto per il Sudan, alle prese con una transizione verso la democrazia da quando l'autocrate Omar al-Bashir è stato rovesciato da proteste di massa nel 2019.

Gli arresti arrivano dopo settimane di crescenti tensioni tra i leader civili e militari.

Un fallito golpe a settembre ha riaperto vecchie faglie di conflitto, contrapponendo gli islamisti più conservatori che vogliono un governo militare a coloro che rovesciarono al-Bashir.

Negli ultimi giorni, entrambe le fazioni erano scese in strada per una serie di manifestazioni.

Il Sudan sta attraversando una transizione precaria segnata da divisioni politiche e lotte di potere dall'estromissione del presidente Omar al-Bashir nell'aprile 2019.

Dall'agosto 2019, il paese è stato guidato da un'amministrazione civile-militare incaricata di supervisionare la transizione verso un pieno governo civile.

Ma il principale blocco civile - le Forze per la libertà e il cambiamento (FFC) - che ha guidato le proteste anti-Bashir nel 2019, si è scisso in due fazioni opposte. "La crisi in corso è architettata - e ha la forma di un colpo di stato strisciante", ha detto il leader del FFCYasser Arman alla conferenza stampa di sabato a Khartoum.

"Rinnoviamo la nostra fiducia nel governo, nel primo ministro Abdalla Hamdok, e nella riforma delle istituzioni di transizione - ma senza dettature o imposizioni", ha aggiunto Arman.

Proteste incrociate

Le tensioni tra le due parti sono rimaste a lungo sopite, ma le divisioni si sono accentuate dopo un fallito colpo di stato il 21 settembre di quest'anno.

La settimana scorsa decine di migliaia di sudanesi hanno marciato in diverse città per sostenere il pieno trasferimento del potere ai civili, e per contrastare un sit-in rivale di giorni fuori dal palazzo presidenziale nella capitale Khartoum, chiedendo un ritorno al "governo militare".

Hamdok ha precedentemente descritto le spaccature nel governo di transizione come la "peggiore e più pericolosa crisi" che affronta la transizione.

Sabato, Hamdok ha negato le voci di un suo accordo per un rimpasto di gabinetto, definendole "non accurate".