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Germania: la protesta contro l'espansione della miniera di carbone di Garzweiler

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Di Hans von der Brelie
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Witness   -   Diritti d'autore  euronews

Intrusioni nei cantieri per bloccare gli escavatori, manifestazioni settimanali contro l'uso della lignite, centinaia di attivisti per il clima che costruiscono campi di protesta e villaggi sugli alberi. In Germania il dibattito sull'abbandono graduale del carbone si sta facendo sempre più aspro. Euronews ha mandato il suo reporter Hans von der Brelie sul posto per vedere cosa sta succedendo in una delle più grandi miniere a cielo aperto del mondo, Garzweiler II.

Eccomi di nuovo in piedi all'alba, sopraffatto dalla bellezza di questo paesaggio industriale, che si estende a perdita d'occhio, un modello astratto di terra e strati di lignite bagnati dalla luce del primo mattino. Ma è una bellezza mortale: se tutte le centinaia di milioni di tonnellate di lignite presenti nel sottosuolo venissero estratte e bruciate, la Germania non raggiungerebbe il suo obiettivo climatico. Il paese si è svegliato in questi ultimi anni, rendendosi conto che la catastrofe climatica è qualcosa di molto vicino e molto reale: estati roventi alternate a piogge apocalittiche che inghiottono vite e villaggi.

Non è una coincidenza che io sia qui, oggi. Ho ricevuto un'informazione privilegiata da una delle mie fonti nel movimento tedesco per la protezione del clima, che segnala che "qualcosa di grosso" è in programma. Nessun dettaglio ulteriore, è tutto top-secret. Solo una data e un luogo.

Il tempismo dell'iniziativa è perfetto. A Berlino i partiti politici stanno tenendo dei colloqui per formare un nuovo governo, il clima e il progressivo abbandono del carbone sono tra i temi in cima all'agenda. Inoltre mancano pochi giorni all'inizio di Cop26, la conferenza internazionale sui cambiamenti climatici che si terrà a Glasgow. Improvvisamente il suono della polizia fende l'aria fredda del mattino, pochi minuti dopo un elicottero appare nel cielo sopra la miniera. Ricevo un breve messaggio su Telegram: un escavatore e due impilatori sono stati manomessi.

Un gruppo finora completamente sconosciuto, "Counterattack - for a Good Life" si è intrufolato nella cava a cielo aperto durante la notte. I 21 attivisti si sono divisi in tre gruppi, hanno raggiunto il centro della grande cava di molti chilometri quadrati e hanno messo in stallo i tre enormi macchinari. Alcuni degli attivisti si incatenano alla struttura in cima agli imponenti escavatori.

Incontro Lara e Sarah fuori dalla cava, nell'accampamento di protesta che ha sede a Lützerath, uno dei sei villaggi minacciati dall'espansione della miniera. Dopo una breve chiacchierata, accettano finalmente di stabilire un collegamento telefonico diretto, utilizzando un numero riservato, per consentire una breve intervista con gli attivisti nella cava. "È stato come andare sulle montagne russe - dice una voce al telefono -. Non è proprio facile intrufolarsi in una cava a cielo aperto e bloccare un escavatore". Gli chiedo quali sono le loro richieste. "Ci siamo attivati per far fermare l'uso del carbone il più presto possibile. Non è accettabile programmare il blocco al carbone per il 2038 e fino ad allora distruggere altri villaggi, come Lützerath".

Durante i miei anni come reporter per Euronews ho visitato parecchie miniere in giro per l'Europa, ricordo bene tutti gli scambi che ho avuto con minatori, rappresentanti sindacali e ministri nell'Europa centrale e orientale. E ricordo uno dei loro argomenti principali: perché dovremmo fermare smettere di usare il carbone in Polonia, Romania o altrove, se nemmeno la ricca Germania è in grado di farlo prima del 2038?

La lentezza del processo in Germania ha rallentato la transizione energetica europea. Ma potrebbe esserci un cambiamento in arrivo: socialdemocratici, liberali e verdi hanno discusso una sorta di documento esplorativo - ancora da firmare - in vista di una possibile coalizione di governo, menzionando per la prima volta il 2030 come data limite entro cui fermare l'uso del carbone. Una scintilla di speranza per pianeta e per i villaggi non ancora distrutti che si trovano sopra gli strati di lignite rimasti? Sopravviveranno Lützerath, Keyenberg, Kuckum e tutti gli altri?

Lützerath è uno dei sei villaggi minacciati dalla miniera di lignite a cielo aperto Garzweiler II. Croci di legno dipinte di giallo conducono all'accampamento di protesta. Centinaia di attivisti sono accampati qui. Anche l'ultimo contadino rimasto di Lützerath, Eckhardt Heukamp, vuole rimanere nella sua casa di mattoni rossi, continuando un'attività agricola cominciata quattro generazioni fa. La lotta giuridica con il fornitore di energia RWE si fa sempre più dura. Le persone che rifiutano le offerte di pagamento o di reinsediamento possono essere espropriate per legge.

Gli attivisti nel campo di protesta sono piuttosto impegnati. "Qui non si filma", mi dicono alcuni black bloc mentre mettono insieme dei blocchi stradali in grado di far scoppiare le gomme delle auto della polizia. Qualche metro più in là un gruppo di giovani che dipingono croci di legno con un colore giallo brillante accetta la mia presenza. In alto, sulle cime degli alberi, si costruiscono sempre più case di legno, arredate con letti e pannelli solari.

La maggior parte della gente del posto ha già lasciato Lützerath, avendo accettato il reinsediamento. Finestre chiuse, ingressi murati e case svuotate anche nel vicino villaggio di Keyenberg. La Chiesa cattolica ha autorizzato a sconsacrare la storica chiesa in mattoni di Keyenberg.

Nella vicina Kuckum ho un appuntamento con la famiglia Dresen. Anche il loro villaggio è in lista per essere demolito per fare spazio alla miniera. La famiglia vive in una piccola fattoria ristrutturata: vuole rimanere a Kuckum, insieme ad altri abitanti del posto hanno creato un'associazione e organizzano delle manifestazioni. "Non ha senso - mi dice Marita Dresen -. Perché dovrei lasciare la mia casa, che viene espropriata solo per la lignite? In piena crisi climatica?".

Gli abitanti che hanno subito l'esproprio sono stati trasferiti in nuovi villaggi costruiti appositamente, tra cui "New-Immerath", che sostituisce la vecchia Immerath, fondata circa 900 anni fa. Lo storico mulino a vento, la famosa chiesa a due torri, le vecchie fattorie in mattoni, le case di circa 1.200 persone: tutto andato in rovina. Ma New-Immerath non sembra male: un mercato nel centro, piccole strade tortuose, belle case residenziali.

Chiedendo in giro scopro con sorpresa che un bel po' di gente del posto è ancora a favore dell'uso del carbone. "Dovremmo uscire dal carbone il più tardi possibile, senza dubbio, perché molti posti di lavoro dipendono dal carbone", mi dice uno degli abitanti. "Secondo me abbiamo ancora bisogno di elettricità dalla combustione della lignite prima di essere pronti a passare a fonti di energia ecologiche". Uno dei suoi vicini concorda con lui: "Uscire dal carbone, e poi? Fare affidamento solo sull'energia eolica per alimentare le nostre case e le nostre automobili con l'elettricità non funzionerà. Suggerisco di ritardare l'uscita dal carbone il più a lungo possibile".

Ma altre persone incontrate a New-Immerath non condividono la loro opinione, sottolineando la necessità di accelerare la transizione energetica tedesca e di espandere le capacità di produzione di energia eolica e solare il più presto possibile. Ho l'impressione che la società sia divisa, non solo a Immerath e nella regione, ma in tutta la Germania. Da una parte ci sono gli ottimisti, che dicono che i progressi nelle rinnovabili permetteranno al paese di fermare l'uso della lignite e del carbone prima di quanto previsto. Dall'altra parte ci sono gli scettici, che hanno una visione meno ottimista sulle possibilità delle energie rinnovabili. Bruciare o non bruciare carbone: una questione ancora controversa, oggi, in Germania.