Le centrali a carbone della Bosnia che mietono vittime in Italia

Le centrali a carbone della Bosnia che mietono vittime in Italia
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Di Susan Dabbous
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Secondo un rapporto di Bankwatch, in tre anni sono state 605 le vittime in Italia del biossido di zolfo proveniente dai paesi balcanici

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Aria pulita contro crescita economica. È una lotta ancora sbilanciata quella dei Paesi Balcanici contro l’inquinamento atmosferico che negli ultimi tre anni ha provocato quasi 19.000 vittime in Europa. Lo rivela l'ultimo rapporto dell'osservatorio Bankwatch e del Centro per la ricerca sull'energia e l'aria pulita.

I Paesi più colpiti sono ovviamente i Balcani ma anche i loro vicini, come l’Italia dove il biossido di zolfo, gas tossico molto dannoso, ha provocato 605 morti in tre anni. Nella triste classifica seguono Serbia, Ungheria e Romania.

“Le 18 centrali a carbone nei Balcani Occidentali inquinano più delle 221 centrali presenti nell'Unione”, spiega Pippa Gallop, esperta di energia del Bankwatch Network.

Per l’ambientalista Denis Žiško, a capo del Centro per l'ecologia e l'energia Tuzla, città dove sorge una delle più inquinanti centrali a carbone della Bosnia: “L'inquinamento atmosferico non conosce i confini”, per questo lancia un appello: “l’Unione europea dovrebbe obbligare i governi dei Balcani occidentali che non hanno ancora stabilito l’uscita graduale dal carbone di farlo al più presto”.

Ma l’istituto di ricerca Bankwatch non è ottimista al riguardo «Partiamo da un'osservazione molto semplice – riprende Gallop - gli Stati membri dell’Unione europea comprano l’energia prodotta da queste centrali ad un costo molto basso e, in quest’ottica, chiedere ai Balcani di chiuderle andrebbe contro i suoi interessi. Ma se analizziamo il problema dal un punto di vista legislativo – prosegue l’esperta - è ovvio che per entrare nel mercato energetico comunitario bisogna rispettare le stesse regole. Sotto questo aspetto le autorità di Bruxelles non hanno scusanti e devono chiedere alle centrali elettriche di adattarsi alle normative”.

Ma con i colloqui sull’adesione all'Unione europea ancora in stallo, Bruxelles non sembra avere molti strumenti di pressione, anche perché, osserva Žiško: “Sembra del tutto evidente che l'Unione Europea non abbia nessuna intenzione di uscire dallo status quo. Perché trovare una soluzione ai nostri problemi, a tutte le complicate questioni politiche nei Balcani occidentali, non è semplice. Sopratutto in Bosnia”, chiosa l’ambientalista.

In vista del vertice sui Balcani occidentali di Ottobre, la Commissione europea incoraggerà i vicini a fissare una data per iniziare ad eliminare, gradualmente, l'uso del per fini energetici.

Per raggiungere gli obiettivi dell'Accordo sul clima di Parigi, sembra ormai inevitabile abbandonare i combustibili fossili. Ma la questione, fondamentale, è stabilire dove e quando.

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