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il Nobel per la Pace 2021 ai giornalisti Maria Ressa e Dmitry Muratov

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il Nobel per la Pace 2021 ai giornalisti Maria Ressa e Dmitry Muratov
Diritti d'autore  AP Photo/Fernando Vergara, Archivo
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Maria Ressa e Dmitry Muratov sono i vincitori del Nobel per la Pace 2021. L'Accademia svedese ha premiato "la coraggiosa battaglia per la libertà di espressione dei due giornalisti nelle Filippine e in Russia".

Cittadina filippina naturalizzata statunitense, Maria Ressa è la co-fondatrice di Rappler, sito di giornalismo investigativo, nota per le sue inchieste sull'operato del governo del presidente filippino Rodrigo Duterte, soprattutto in relazione alla sua sanguinosa "guerra alla droga”. Maria Ressa ha sempre usato la libertà di espressione per esporre l'abuso di potere, l'uso della violenza e il crescente autoritarismo nel suo Paese.

Chi è Maria Ressa

Giornalista in Asia per 35 anni, Maria Ressa, 58 anni, ha subito per parecchio tempo vessazioni politiche e arresti da parte del governo Duterte, costretta a pagare dieci volte la cauzione per rimanere libera.

La battaglia del giornale Rappler per la verità e la democrazia è l'argomento del documentario del Sundance Film Festival 2020, "A Thousand Cuts". Per il suo coraggio e il suo lavoro sulla disinformazione e le fake news, è stata nominata Persona dell'anno 2018 da Time Magazine. Nel 2019 è stata tra le 100 persone più influenti. Nel 2020 ha ricevuto il premio Journalist of the Year, il John Aubuchon Press Freedom Award, il Most Resilient Journalist Award, il Tucholsky Prize, il Truth to Power Award e il Four Freedoms Award.

Chi è Dmitrij Muratov

Dmitrij Muratov ha dedicato il Premio Nobel per la Pace al giornale da lui diretto, Novaya Gazeta, e ai sei giornalisti della testata che sono stati uccisi. L'agenzia Tass ha riportato le sue parole: " Questo: non è merito mio. E' Novaya Gazeta". Muratov ha poi aggiunto: "Se fossi stato nel comitato del Premio Nobel per la pace, avrei votato per la persona su cui puntavano i bookmaker, ma penso che quella persona abbia già tutto davanti a sé. Mi riferisco ad Alexei Navalny".

Muratov è caporedattore del giornale d'inchiesta russo Novaja Gazeta, la testata per la quale scriveva la giornalista russa Anna Politkovskaja uccisa nel 2006. Muratov si è sempre rifiutato di abbandonare la politica seguita dalla testata russa, difendendo l'indipendenza e i diritti dei giornalisti. Il giornalista è il terzo russo a ricevere il Nobel per la pace dopo Andrey Sakharov e Mikhail Gorbaciov. Da quando è stato aperto il giornale nel 1993 sei dei suoi giornalisti sono stati uccisi”, ha ricordato la Commissione.

Al reporter russo, 59 anni, il Premio gli è stato conferito proprio il giorno successivo al 15esimo anniversario dell'uccisione di Anna Politkovskaya. La sua carriera era iniziata alla Komsomolskaya Pravda.

''Una pazzia in questo momento, non me lo aspettavo proprio''. E' stata questa la prima reazione del Direttore dopo l'assegnazione del Nobel. ''Sto ridendo. Ho visto una telefonata dalla Norvegia, ma ho pensato che fosse una chiamata indesiderata'', ha aggiunto. ''Ecco cosa dirò: continueremo a rappresentare il giornalismo russo, che ora viene soppresso. E' tutto. Cercheremo di aiutare le persone che ora vengono etichettate come 'agenti stranieri', che vengono attaccate ed espulse dal paese'.

Il club esclusivo dei Nobel per la pace

Dmitry Muratov rientra nella selezionatissima categoria dei russi vincitori del più alto riconoscimento per i costruttori di pace. Quando l'eminente fisico nucleare sovietico, diventato dissidente politico, Andrei Sakharov ricevette il premio nel 1975, la Guerra Fredda era al culmine e l'Unione Sovietica sembrava invincibile.

I leader comunisti del paese non tolleravano alcun dissenso. Cinque anni dopo essere diventato premio Nobel, le audaci critiche di Sakharov al regime sovietico lo portarono a scegliere l'esilio. Il leader sovietico Mikhail Gorbaciov consentì a Sakharov di tornare dall'esilio nel 1986 e anche in virtù di questa mossa e per i suoi sforzi per porre fine alla Guerra Fredda il segretario del PCUS Gorbaciov fu dichiarato Premio Nobel per la pace nel 1990.

Libertà di parola e democrazia

Da Oslo la Presidente del Comitato che ha sede presso l'Istituto Nobel norvegese. Berit Reiss-Andersen, ha sottolineato che la libertà di espressione è un pre-requisito per la democrazia. I due premiati rappresentano "tutti i giornalisti che si battono per questo ideale in un mondo in cui la democrazia e la libertà di stampa affrontano condizioni sempre più avverse", ha aggiunto la Andersen.

Le candidature, quest’anno erano oltre 300, tra queste da Greta Thunberg ai leader dell'opposizione bielorussa, dall'Organizzazione Mondiale per Sanità fino alle organizzazioni che si battono per la libertà di stampa.

Lo scorso anno il premio era andato al World Food Programme per gli sforzi compiuti nella lotta contro la fame nel mondo.

Il premio Nobel per la Pace è l’unico assegnato in Norvegia, e non in Svezia, ed è anche l’unico che può essere assegnato a organizzazioni e non solo a singoli individui. Dal 1901 a oggi sono stati assegnati 102 Premi Nobel per la pace. Da allora sono 17 le donne che hanno ricevuto il premio Nobel per la pace, mentre sono 25 le organizzazioni insignite. Nella storia c'è stato anche un vincitore che ha rifiutato il riconoscimento, il vietnamita Le Duc Tho, nel 1973.

Il messaggio di Maria Ressa: "Nulla è possibile senza i fatti"

“Nulla è possibile senza i fatti. Un mondo senza fatti significa un mondo senza verità e fiducia”. Con queste parole la giornalista Maria Ressa lancia un messaggio forte e chiaro dopo l'assegnazione del Premio Nobel per la Pace in vista delle Presidenziali nelle Filippine previste per il maggio 2022.

“Il Nobel vuole ricordare alle autorità filippine e russe, e di tutto il mondo, la necessità di rispettare il mondo dell’informazione e i giornalisti”, ha sottolineato la Ressa. “Il giornalismo indipendente che ha il potere e lo scopo di raccontare ciò che accade realmente non è mai stato così importante come ora.”

Secondo Maria Ressa questo Nobel aiuterà ancora di più il mondo del giornalismo investigativo, e tutti coloro che si dedicano a questo lavoro. “Speriamo dia anche più coraggio a tutti i filippini”, ha concluso nell’intervista a euronews la Ressa. “Questo Nobel deve dare coraggio ai reporter che hanno sempre lavorato per difendere la società civile, e agli elettori che invece hanno ancora paura di parlare.”