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Il Nobel per la pace 2019 al premier etiope Aby Ahmed Ali per la pace con l'Eritrea

 Il Nobel per la pace 2019 al premier etiope Aby Ahmed Ali per la pace con l'Eritrea
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CREDIT: Tiksa Negeri/REUTERS
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Il comitato norvegese per il nobel 2019 ha assegnato il nobel per la pace al premier etiope Abiy Ahmed Ali, artefice di uno storico accordo di pace con la vicina Eritrea dopo quasi trent’anni di conflitti a bassa intensità (no peace, no war).

Il premio è un riconoscimento "per tutti gli attori che lavorano per la pace e la riconciliazione in Etiopia e nelle regioni dell'Africa orientale e nord-orientale", si legge nelle motivazioni ufficiali.

Quando Abiy Ahmed è diventato Primo Ministro nell'aprile 2018, continua la nota, ha espresso chiaramente il desiderio di riprendere i colloqui di pace con l'Eritrea. In stretta collaborazione con Isaias Afwerki, il suo omologo eritreo, Abiy Ahmed ha rapidamente elaborato i principi di un accordo di pace per porre fine alla lunga una situazione di stallo tra i due Paesi. Una premessa importante per la svolta è stata la disponibilità incondizionata di Abiy Ahmed ad accettare il lodo arbitrale di una commissione internazionale per i confini nel 2002.

L'eritreo Isaias Afwerki e l'etiope Abiy Ahmed durante la cerimonia per la riapertura dell'ambasciata eritrea ad Addis Ababa - REUTERS/Tiksa Negeri

La pace non nasce dalle azioni di una sola parte, scrive il comitato norvegese. Quando il primo ministro Abiy ha teso la mano, il presidente Afwerki l'ha stretta e ha contribuito a formalizzare il processo di pace tra i due paesi.

Il Comitato norvegese per il Nobel spera che l'accordo di pace contribuisca a realizzare un cambiamento positivo per l'intera popolazione dell'Etiopia e dell'Eritrea

In Etiopia, anche se molto lavoro resta ancora da fare, Abiy Ahmed ha avviato importanti riforme che danno a molti cittadini la speranza di una vita migliore e di un futuro migliore. Ha trascorso i suoi primi 100 giorni come primo ministro revocando lo stato di emergenza del paese, concedendo l'amnistia a migliaia di prigionieri politici, interrompendo la censura mediatica e legalizzando gruppi di opposizione fuorilegge, licenziando leader militari e civili sospettati di corruzione e aumentando significativamente l'influenza delle donne nella vita politica e comunitaria etiope. Si è inoltre impegnato a rafforzare la democrazia organizzando elezioni libere ed eque.

L'annuncio del Nobel per la pace 2019 - NTB Scanpix/Stian Lysberg Solum/via REUTERS

Sulla scia del processo di pace con l'Eritrea, Ahmed Ali si è impegnato in altri processi di pace e riconciliazione in Africa orientale e nordorientale. Nel settembre 2018, ha contribuito attivamente con il suo governo alla normalizzazione delle relazioni diplomatiche tra l'Eritrea e Gibuti dopo molti anni di ostilità. Ahmed Ali ha cercato di mediare tra il Kenya e la Somalia nel lungo conflitto sulla giurisdizione di una zona marina contesa. Anche in Sudan il regime militare e l'opposizione sono tornati al tavolo dei negoziati e Abiy ha svolto un ruolo chiave nel processo che ha portato all'accordo.

L'Etiopia è un paese in cui convivono molte lingue e popoli diversi, continua la nota del comitato del Nobel. Ultimamente, sono scoppiate vecchie rivalità etniche. Secondo gli osservatori internazionali, fino a tre milioni di etiopi rischiano di essere sfollati all'interno del paese; in aggiunta al milione circa di rifugiati e richiedenti asilo provenienti dai paesi vicini.

In qualità di premier, Abiy Ahmed ha cercato di promuovere la riconciliazione, la solidarietà e la giustizia sociale. Tuttavia, molte sfide rimangono ancora irrisolte. I conflitti etnici continuano ad aggravarsi e ne abbiamo visto esempi preoccupanti nelle ultime settimane e negli ultimi mesi.

Senza dubbio alcuni penseranno che il premio di quest'anno sia stato assegnato troppo presto; tuttavia, il Comitato norvegese per il Nobel ritiene che gli sforzi di Abiy Ahmed meritino un riconoscimento e abbiano bisogno di incoraggiamento.

L'Etiopia è il secondo paese più popoloso dell'Africa e dalla più grande economia dell'Africa orientale. Un'Etiopia pacifica, stabile e di successo avrà molti effetti positivi e contribuirà a rafforzare la fraternità tra le nazioni e i popoli della regione.

I candidati 2019 (tra essi, Greta Thunberg)

Il premio che fu di Malala Yousafzai, di Barack Obama, Muhammad Yunus, di Nelson Mandela per citarne pochissimi non è andato quindi a Greta Thunberg né agli altri grandi favoriti come l’accoppiata Alexis Tsipras-Zoran Zaev, i due premier di Grecia e Macedonia; o ancora il leader indigeno brasiliano Raoni Metuktire, punto di riferimento dell’etnia Kayapo in prima fila nella lotta contro la deforestazione amazzonica; o infine la premier della Nuova Zelanda Jacinda Ardern, che ha saputo tenere unito e idealmente abbracciare il suo Paese dopo il micidiale attentato di Christchurch del 15 marzo 2019.

Non mancavano, tra i candidati: UNHCR; Reporters sans Frontières (anni fa vinse Medici senza frontiere e persino l'Unione Europea); la cancelliera tedesca Angela Merkel; papa Francesco e il fondatore di WikiLeaks, Julian Assange.

Erano ben 301 i nominati quest'anno, 223 individui e 78 organizzazioni: il quarto numero più alto di sempre (nel 2016 si è raggiunto il record di 376 candidati), e il regolamento prevede che il loro nome resti coperto dal segreto per i prossimi 50 anni.