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Super League a rischio ma (per ora) resiste: Manchester City lascia, Chelsea quasi

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Di Redazione italiana Agenzie:  ANSA, AP
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Super League a rischio ma (per ora) resiste: Manchester City lascia, Chelsea quasi
Diritti d'autore  Alastair Grant/Associated Press
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È una rivoluzione quella che nelle ultime ore ha scosso il mondo del pallone, ma a far sentire la propria voce è l'élite del calcio europeo, 12 big club che vogliono andare per la propria strada.

O meglio, volevano: eh sì, dal momento che il Manchester City ha già deciso una clamorosa marcia indietro, e non sarà probabilmente la sola...

L'incontro virtuale (a tarda sera) tra le rimanenti società fondatrici (indetto da Florentino Perez), alcune delle quali già in odore di repentino abbandono, ha portato alcune novità.

Il Chelsea è la prossima squadra destinata a tirarsi fuori (ma al momento ancora non lo è),Barcellona ed Atletico Madrid hanno deciso di restare momentaneamente nella competizione, ma il presidente blaugrana, Laporta, ha affermato che il club non ne sarà certo "fino a quando non lo voteranno i soci”.

Senza contare che l'allenatore del Liverpool, Klopp, ha minacciato di dimettersi in caso di confermata adesione dei Reds e che il vice presidente del Manchester United, Woodward, lo ha già fatto, in aperto dissenso con la decisione di farvi parte (il che, probabilmente, potrebbe indurre anche i Red Devils ad un passo indietro).

Insomma, un vero e proprio caos!

La Super League, torneo alternativo alla Champions League, è frutto di una notizia, lanciata nella notte tra domenica e lunedì, che ha avuto un effetto globale.

Il presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi, si è opposto all'idea ("L'esecutivo sostiene con determinazione le posizioni delle autorità calcistiche italiane ed europee per preservare le competizioni nazionali, i valori meritocratici e la funzione sociale dello sport", ha detto).

Così hanno fatto anche il premier britannico, Boris Johnson ("Sono pronto a collaborare con le autorità del calcio, perché il progetto non vada avanti nella maniera attualmente proposta", le parole di Bojo) e il presidente francese Emmanuel Macron ("Lo Stato francese sosterrà tutte le misure prese dalle istituzioni calcistiche nazionali, da UEFA e FIFA, per proteggere l'integrità delle competizioni", ha dichiarato il Capo di Stato transalpino).

Infantino: "Chi aderisce alla Super League dovrà pagarne le conseguenze"

Anche il numero uno della FIFA, Gianni Infantino, prende posizione netta contro l'iniziativa dei club ribelli.

Invitato al congresso dell'UEFA, in Svizzera, Infantino ha ribadito che la FIFA si basa sui "veri valori dello sport" e che non c'è dubbio che disapprovi questo progetto.

"Se alcuni elettì scelgono di andare per la loro strada, devono pagare le conseguenze delle proprie scelte", ha sottolineato.

Dal canto suo, la UEFA, colpita "dritta al cuore", ha risposto duramente, con minacce tutt'altro che velate.

"Credo che la proposta della Super League equivalga a sputare nel viso a tutti quelli che lavorano nel calcio, a chi ama il calcio", ha detto il presidente dell'organismo con sede a Nyon, Aleksander Ceferin, in seguito alla riunione del comitato esecutivo, durante la quale è stato approvato il nuovo formato della Champions League.

"Facciamo appello a tutti, ai fan, ai media, ai politici e agli organi di governo del calcio di unirsi a noi per fare di tutto per non far sì che questo piano diventi realtà".

La UEFA non si è limitata a queste dichiarazioni: insieme alle autorità calcistiche dei tre Paesi coinvolti - Italia, Spagna e Inghilterra - ha avvertito che se, non si dovesse fare marcia indietro, i club saranno esclusi dalle competizioni nazionali e dalla Champions League e che ai giocatori dei club partecipanti "potrebbe essere negata l'opportunità di rappresentare le proprie Nazionali".

Guardiola non condivide, Pirlo parla di "sviluppo"

L'allenatore dei Citizens, Pep Guardiola, aveva detto la sua in merito: "I presidenti dovrebbero parlare in modo chiaro spiegando dove sta andando il calcio", le parole dello spagnolo.

"Supporto il mio club e amo farne parte ma non so perché siano state scelte queste squadre per questa competizione: lo sport non è sport quando non c'è un rapporto fra sforzo e ricompensa".

Più "politically correct" il tecnico della Juventus, Andrea Pirlo: "È uno sviluppo per il mondo del calcio, ci sono stati cambiamenti in questi anni: è cambiato tutto, è una novità, ma non sono io il più adatto a spiegare, saprà meglio il presidente cosa stanno facendo", ha dichiarato il bianconero.

Parola ai tifosi europei

Sappiamo cosa ne pensa il mondo del calcio, cosa ne pensa anche la politica.: ma i tifosi, coloro senza i quali questi grandi club non esisterebbero, da che parte stanno?

A Madrid, dove sia Real che Atletico hanno per ora aderito al progetto, non tutti ne sono entusiasti. "Non credo che la Super League porterà benefici al calcio europeo - dice un giovane - le piccole squadre saranno escluse e non ci sarà lo stesso livello di competizione.

Da tifoso, preferirei che le cose rimanessero come sono oggi, non sono un fan della Super League".

Qualcun altro, seppur non completamente d'accordo, la vede però come un'opportunità: "Da tifoso del Real Madrid è triste pensare che non potremo più vincere la Champions League, che abbiamo già vinto 13 volte, ma possiamo sempre essere i re della Super League, quindi perché no?", dichiara uno studente.

Anche i tifosi italiani sono abbastanza scettici: per una volta Inter e Milan si sono trovati sulla stessa sponda (così come la Juventus), ma per molti questa scelta non è quella giusta.

"Secondo me il vincitore della coppa sarà quello che avrà la possibilità di comprare i giocatori più forti, non sarà una cosa onesta fare una competizione del genere", spiega un tifoso milanista.

I club francesi e tedeschi, comprese le due finaliste dello scorso anno, il PSG e i campioni in carica del Bayern Monaco, non faranno parte della Super League nella sua forma attuale.

L'UEFA li ha ringraziati per essersi rifiutati di firmare quello che è stato definito come uno schema "egoistico".

"Quello che mi infastidisce un po' è che è tutta una questione di soldi", dice un tifoso bavarese.

Il business

C'è Jp Morgan dietro al progetto multimiliardario: la banca statunitense ha confermato che finanzierà con 3,5 miliardi di euro l'iniziativa dei club dissidenti.

Le squadre che aderiscono riceveranno subito un bonus di 350 milioni di euro per sostenere i piani di investimento e per assorbire l'impatto della pandemia.

Poi, 350 milioni a stagione, ma chi aderisce non potrà uscire per 23 anni, pena la restituzione delle somme ricevute.