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Genocidio in Ruanda: Francia corresponsabile dei massacri

Genocidio in Ruanda: Francia corresponsabile dei massacri
Diritti d'autore AP Photo
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Di Debora Gandini
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Dal rapporto della Commissione di storici è emerso che la Francia ha gravi responsabilità nel massacro in Ruanda ma non è complice. Macron spera di riallacciare buoni rapporti diplomatici con Kigali

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Dopo 27 anni il genocidio in Ruanda continua ad essere una ferita aperta. Una commissione storica istituita dal presidente Emmanuel Macron, che ha trascorso quasi due anni a indagare sul ruolo della Francia, ha concluso che Parigi ha avuto responsabilità pesanti e schiaccianti.

Avrebbe reagito troppo lentamente nel riconoscere la portata di quella tragedia che ha comportato la morte di oltre 800.000 persone. Tuttavia, la commissione francese ha chiarito che il Paese non è stato complice del massacro che ha preso di mira principalmente la minoranza etnica tutsi.

Le gravi responsabilità di Parigi

"Le autorità francesi hanno perseguito una politica totalmente disconnessa dalla realtà, una politica incentrata sulla colonizzazione”, ha sottolineato lo storico Vincent Duclert, Presidente della Commissione storica. “In poche parole la Francia non è riuscita a capire che con il suo atteggiamento non faceva altro che accentuare la crisi etnica in Ruanda, allineandosi con il regime dell’allora presidente ruandese Juvenal Habyarimana, un regime razzista."

Nel rapporto si legge che la Francia è rimasta cieca alla preparazione di un genocidio da parte degli elementi più radicali di questo regime. Anche se non è emersa la volontà di partecipare a un’operazione di genocidio. Macron ha ordinato la creazione della commissione nel maggio 2019 per esaminare il ruolo svolto dall'amministrazione di Francois Mitterand nel bagno di sangue ruandese. Ora le associazioni delle vittime ora scendono in campo.

“La Francia non è riuscita a capire che con il suo atteggiamento non faceva altro che accentuare la crisi etnica in Ruanda, allineandosi con il regime dell’allora presidente Juvenal Habyarimana, un regime razzista."
Vincent Duclert
Presidente della Commissione storica sul Ruanda

Jessica Mwiza è Vicepresidente dell'Associazione “Ibuka France”. Ci spiega che questi termini che si sono usciti dal dossier come responsabilità schiacciante e fallimento non sono una novità. “È, tuttavia, una cosa positiva se il discorso politico tiene conto di questi termini. Ci sono state anche ripetute accuse secondo cui le autorità di Parigi avrebbero aiutato i sospettati del genocidio in Ruanda a fuggire mentre erano sotto la protezione militare francese. Il fatto che i politici stiano finalmente tenendo conto di queste parole forti non può che essere un bene perché permette di ridurre un sentimento di impunità."

Il massacro ruandese e le discolpe

Il massacro ruandese è stato un genocidio di massa della minoranza etnica tutsi da parte di membri del governo a maggioranza hutu. Si stima che quasi un milione di ruandesi siano stati uccisi durante tra il 7 aprile e la metà di luglio 1994 e che circa il 70% della popolazione tutsi sia stata massacrata. Il genocidio è stato avviato dall'omicidio dell'ex presidente ruandese Juvenal Habyarimana e si è concluso quando il Fronte Patriottico Ruandese, sostenuto dai tutsi e guidato dal presidente Paul Kagame, ha preso il controllo del Paese.

Non è chiaro fino a che punto il rapporto riuscirà a migliorare ora le relazioni tra Francia e Ruanda, e in particolare a soddisfare le richieste del presidente ruandese Paul Kagame. Per Kigali il dossier rappresenta un passo importante per fare luce sul genocidio. Dopo la pubblicazione del rapporto, l’Eliseo ha affermato di sperare in una riconciliazione "irreversibile" con la nazione dell'Africa orientale.

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