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Genocidio in Ruanda, 25 anni dopo: un Museo ricorda quei 100 giorni di follia

Genocidio in Ruanda, 25 anni dopo: un Museo ricorda quei 100 giorni di follia
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Di Cristiano Tassinari
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Sono passati 25 anni dall'inizio del Genocidio in Ruanda: 800mila Tutsi furono massacrati dall'etnia rivale, gli Hutu. Un odio viscerale, risalente a prima dell'indipendenza dal Belgio. Ora il Museo del Genocidio di Kigali ricorda quell'orrore. "Vogliamo un po' di pace", dice la guida del Museo.

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KIGALI (RUANDA) - A Kigali, la capitale del Ruanda, esiste il Museo del Genocidio.
Ricorda drammaticamente le circa 800mila vittime Tutsi (secondo i dati ONU e Human Rights Watch, oltre un milioni secondo altre fonti ruandesi), sterminate dagli Hutu, due etnie locali.

I Tutsi vennero massacrati a colpi di machete, bastoni chiodati, asce, coltelli e armi da fuoco.

Dall'inizio di quel Genocidio sono passati 25 anni.
Uno degli eventi più tragici della storia del XX secolo, non solo dell'Africa.

Aline Uwase ha perso 60 membri della sua famiglia, in quella tragedia dimenticata dalla storia e dalla giustizia.
Ora Aline fa la guida proprio all'interno del memoriale del Genocidio.

"Meritiamo finalmente un po' di pace"

"Vogliamo la pace, non perché quelli che hanno ucciso la mia famiglia o quelli che hanno portato via la vita di cosi tante persone meritino di essere perdonati, ma perché noi meritiamo finalmente un po' di pace".
Aline Uwase
Guida del Museo del Genocidio

"In un modo o nell'altro, abbiamo dovuto trovare una ragione per riconciliarci, non perché abbiamo dovuto, ma perché volevamo tutti la pace, perché vogliamo la pace, non perché quelli che hanno ucciso la mia famiglia o quelli che hanno portato via la vita di cosi tante persone meritino di essere perdonati, ma perché noi meritiamo finalmente un po' di pace", dice Aline Uwase.

REUTERS/Jean Bizimana
Aline Uwase all'interno del Museo del Genocidio a Kigali, in Ruanda.REUTERS/Jean Bizimana

L'attentato, la vendetta, l'odio tra etnie

L’aereo con a bordo il Presidente ruandese Juvenàl Habyarimana e il Presidente del Burundi Cyprien Ntariamira, esplode in volo, a pochi minuti dall’atterraggio nella capitale del Ruanda, colpito da un missile terra-aria.
I due leader, entrambi Hutu, ritornavano dalla vicina Tanzania dove avevano appena firmato un trattato di pace con i ribelli Tutsi del Fronte Patriottico Ruandese (FPR).

La vendetta degli Hutu ai danni dei Tutsi sarà un massacro. 100 giorni di follia. Sotto gli occhi indifferenti della comunità internazionale.

L’attentato è il segnale: da lì a poche ore nel piccolo paese delle "Mille Colline" si scatena l’inferno, costato la vita a 800 mila Tutsi e migliaia di Hutu moderati, ma le stime variano tra 500 mila e 1 milione di vittime. Se l’uccisione del presidente Habyarimana è stata la scintilla che ha fatto scattare la vendetta degli Hutu estremisti, in realtà l’odio inter-etnico covava da decenni, ancora prima dell’indipendenza dal Belgio, avvenuta nel 1962.
Una storia già caratterizzata da ciclici scontri sanguinosi tra le due etnie.

REUTERS/Jean Bizimana
Una cruda immagine del Museo del Genocidio, in Ruanda.REUTERS/Jean Bizimana

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