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La rabbia dei polacchi, dalla legge sull'aborto alla protesta anti governativa

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Una manifestante con la foto del leader del partito al potere, Jaroslaw Kaczynski, a Varsavia, Polonia
Una manifestante con la foto del leader del partito al potere, Jaroslaw Kaczynski, a Varsavia, Polonia   -   Diritti d'autore  AP Photo/Czarek Sokolowski
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I polacchi scendono nuovamente in strada per la settima settimana consecutiva. Questa volta non protestano più solamente contro la controversa legge sull'aborto, che vieta l'interruzione di gravidanza anche in caso di gravi malformazioni del feto. Oggi protestano più in generale contro il governo conservatore, del quale chiedono le dimissioni.

I manifestanti, nonostante la polizia abbia tentato di bloccarli più e più volte, si sono spinti fino alla casa del vicepremier, Jaroslaw Kaczynski, ex premier e presidente del partito al governo, Diritto e Giustizia (PiS), considerato come il vero responsabile della decisione della Corte.

"Quasi quarant'anni fa, i nostri genitori e i nostri nonni manifestarono in queste stesse strade e lottarono per la libertà", dice una giovane. "Fa male vedere che la nostra generazione deve fare la stessa cosa, davanti ai loro occhi dopo tanti anni".

"In quel periodo la polizia cercava di spaventarci. E funzionò", spiega un uomo. "Ma dieci anni dopo il comunismo crollò. Oggi sono di nuovo loro, i conservatori, ad essere al potere. Sono le stesse persone".

"Non lottiamo più solo per i diritti delle donne, ma per i diritti di tutti", rivendica una ragazza. "Quello che sta succedendo è drammatico".

La protesta di questa domenica coincide con il 39esimo anniversario della repressione della legge marziale, da parte del regime comunista. Molti polacchi, oggi, accusano chi è al potere di assomigliare troppo a chi occupava il posto alla fine degli anni ottanta.