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Napoli: tra Covid, precarietà, disoccupazione e criminalità

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Di Giorgia Orlandi
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Napoli: tra Covid, precarietà, disoccupazione e criminalità
Diritti d'autore  Fabio Sasso/LaPresse FABIO SASSO
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Fabrizio Caliendo da diversi anni gestisce Kestè, un locale nel centro storico di Napoli. Anche lui, come molti, è sceso in piazza nei giorni scorsi con un cartello "Due metri di dissenso", per manifestare contro la gestione dell'emergenza Covid da parte del governo.

In passato la sua carriera di imprenditore - così ci racconta - è stata più volte ostacolata dalle vessazioni e dalle intimidazioni della camorra. "La camorra, quella importante, sicuramente in questo momento sta facendo affari, sta immettendo liquidità nel mercato. Sta rilevando immobili, aziende. Non ha interesse nello scendere in piazza, nel gestire una manifestazione. E io a quella manifestazione ero presente. Erano presenti tanti amici, tante persone comuni, tanti commercianti, così come tante famiglie. Non era una manifestazione organizzata e veicolata dalla camorra".

Nel 1998 la sua denucia ha portato all'arresto di quattro malavitosi. Da qui l'impegno durato vent'anni contro il racket e la camorra.

Oggi ci racconta che la crisi economica e la mancanza di risorse ha indebolito imprenditori e famiglie, esponendoli a un rischio maggiore: "Se si dovesse presentare qualcuno alla mia porta con un'offerta economica interessante, probabilmente non saprei se andare a verificare o meno qual è la fonte del denaro", dice Caliendo. "Mentre prima, a Pozzuoli, ad esempio quando ho venduto, ho deciso di svendere a dei ragazzi, piuttosto che vendere alla camorra".

Una protesta trasversale

In molti considerano Napoli, una sorta di campanello d'allarme. Lo abbiamo visto con le ultime proteste, sono partite da qui e poi si sono diramate in tutto il Paese. In altre parole, ciò che si verifica qui anticipa ciò che poi accadrà a livello nazionale.

A Napoli la protesta è trasversale e porta in piazza categorie di lavoratori diverse, soprattutto i molti esclusi dalle tutele dello Stato: "L'unione di due fattori credo stia portando adesso la gente all'esasperazione. Ovvero una situazione sanitaria sempre più drastica unita a una situazione di sempre maggiore insicurezza economica", spiega Lorenzo Baselice, membro di "Il Sud conta".

In città sono molte le attività che ormai risentono della crisi: "Indipendentemente dalle ordinanze, rimanere tutti quanti aperti", ci dice Ivan Bembo, gestore di un ristorante. "Mandare gli F24 indietro e non pagarli, facendo rimanere così quelle che sono le nostre istituzioni senza denaro".

Il timore tra gli esercenti è che l'introduzione di eventuali nuove misure restrittive in Campania, oltre alle preoccupazioni per l’emergenza sanitaria, possano mettere ulteriormente a rischio la tenuta sociale. "Se ci dovessero essere restrizioni senza i dovuti sostegni e gli adeguati risarcimenti alle persone, la situazione potrebbe peggiorare in maniera anche molto grave", spiega Caliendo.

Senza gli aiuti dello Stato, in una città che sopravvive in gran parte grazie al lavoro in nero, l'incremento di criminalità e illegalità è la sfida maggiore che le istituzioni devono fronteggiare.