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Elezioni USA: che succede se a gennaio 2021 non si sa ancora chi ha vinto?

Chi sarà il prossimo inquilino di 1660 Pennsylvania Avenue?
Chi sarà il prossimo inquilino di 1660 Pennsylvania Avenue?   -   Diritti d'autore  J. Scott Applewhite/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved
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Non pensate di svegliarvi il 4 novembre, accendere la TV o la radio e conoscere il nome del prossimo presidente degli Stati Uniti d'America.

"Tendiamo a considerlo un evento come il Super Bowl o la finale di Champions League". Ma la notte elettorale più attesa del pianeta "potrebbe portare a giorni, se non settimane, di caos, con entrambe le parti in causa che si rifiutano di concedere la vittoria dell'avversario".

A dirlo è Lawrence Douglas, professore di legge all'Amherst College, Massachusetts.

Intervistato dal Guardian in un podcast, Douglas arriva a tracciare uno scenario quasi incredibile a dirsi: gli USA potrebbero ritrovarsi a gennaio senza presidente, con Nancy Pelosi - speaker della Camera dei rappresentati - costretta a giurare come Presidente a interim.

Colpa del voto per corrispondenza, resosi più necessario quest'anno dalla pandemia, ma anche della già annunciata volontà di Donald Trump di non "concedere" l'eventuale vittoria a Biden.

Attenzione, però: anche i democratici promettono di non arretrare un millimetro in caso di controversie legate al voto postale, se è vero che Hillary Clinton ha suggerito a Joe Biden di non fare alcuna concessione allo sfidante qualora "il conteggio dei voti a novembre dovesse trascinarsi a lungo".

La grande notte elettorale potrebbe portare a settimane di litigi. In caso di stallo, a gennaio il nuovo Congresso avrebbe solamente due settimane di tempo per dirimere eventuali conflitti legati al voto per corrispondenza. "Poi, secondo i termini del Presidential Succession Act, 1947, Nancy Pelosi dovrebbe giurare come presidente ad interim degli Stati Uniti", suggerisce Douglas.

La conflittualità nelle aule della politica americana potrebbe essere nulla in confronto a quella delle strade: se i margini di vittoria fossero davvero risicati, aggiunge il professore americano, gli eventi "potrebbero prendere una brutta piega", e Trump potrebbe lasciare briglia sciolta ai Proud Boys e agli altri gruppi di estrema destra che lo supportano.

Il problema del voto per corrispondenza

Douglas indica che i sostenitori di Trump tenderanno a votare di persona il prossimo 3 novembre, mentre molti democratici voteranno per posta. Ci potrebbero voler giorni per contare tutte le schede, anche settimane. Trump potrebbe ritrovarsi in vantaggio il 4 novembre, e potrebbe far leva su questo per affermare che è stato rieletto, cercando di screditare Biden ed ogni eventuale "blue shift", il successivo spostamento dell'ago della bilancia verso i Democratici.

"Dirà che è stata tutta una frode", afferma Douglas.

Le schede indirizzate alle commissioni incaricate del conteggio dovranno arrivare entro il giorno delle elezioni, il 3 novembre; se dovessero arrivare il 4 novembre, non sarebbero considerate valide. Ma cosa succede se il mancato arrivo di una scheda non fosse imputabile ad una negligenza del postino, bensì al sovraccarico del sistema?

La questione potrebbe essere risolta in tribunale, perfino alla Corte Suprema, dove la nuova candidata conservatrice proposta da Trump, Amy Coney Barrett, potrebbe essere decisiva nel dirimere l'esito delle elezioni.

Wilfredo Lee/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved
Un dipendente del Dipartimento elettorale della contea di Miami-Dade carica un carrello di schede elettorali su un camion a Doral, Florida.Wilfredo Lee/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved

Ma c'è un'ulteriore complicazione

Si tratta di uno scenario che si verrebbe a creare a causa del complicato sistema elettorale americano.

Quando un elettore va a votare, infatti, non vota per Trump o Biden, bensì per una lista di grandi elettori che promettono il sostegno all'uno o all'altro candidato.

Questi grandi elettori, delle persone in carne ed ossa, il 14 dicembre dovranno riunirsi nella capitale dello Stato e votare per il candidato prescelto. Questi voti vengono inviati per posta certificata al Congresso. Una volta a Washington, le buste vengono aperte e contate in una sessione congiunta del Congresso, il 6 gennaio 2021.

Ma per capire se a recarsi nella capitale del proprio Stato dovranno essere i grandi elettori repubblicani o democratici, c'è bisogno che lo Stato sappia come si è espressa la maggioranza di cittadini entro l'8 dicembre.

Alcuni stati chiave per la vittoria finale, come Winsconsin, Michigan e Pennsylvania, sono controllati da legislature repubblicane ma governatori democratici.

Se l'esito dovesse rimanere incerto, sia repubblicani che democratici cercheranno di fregiarsi della vittoria per poter mandare i propri grandi elettori a votare. Se entrambi gli schieramenti manderanno al Congresso i propri certificati elettorali, allora sarà il caos.

Indica Douglas che ci si dovrebbe rifare ad una "brutta legge del 1887, l'Electoral Count Act", e capire così quale dei due certificati elettorali conta di più.

"In caso di invio al Congresso di certificati [doppi], il nuovo Congresso che giurerà il 3 gennaio 2021 dovrà cercare di risolvere il casino elettorale piombatogli sul groppone tre giorni più tardi".

Si creerebbe una situazione di stallo e divisione il cui esito nessuno, al momento, può davvero predire. Insomma, non aspettatevi niente di pacifico: le elezioni presidenziali 2020 saranno qualcosa di unico - nel bene e nel male.