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Chi sono i Proud Boys? Guida al gruppo di suprematisti bianchi che Trump si rifiuta di condannare

Membri dei Proud Boys tra cui Enrique Tarrio, il secondo da sinistra, durante una manifestazione a Portland lo scorso 26 settembre
Membri dei Proud Boys tra cui Enrique Tarrio, il secondo da sinistra, durante una manifestazione a Portland lo scorso 26 settembre   -   Diritti d'autore  John Locher/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved.
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Durante il primo dibattito presidenziale contro lo sfidante Joe Biden, il presidente Donald Trump si è rifiutato di condannare apertamente i gruppi di suprematisti bianchi, denunciando la loro responsabilità nell'ondata di violenze che ha toccato diverse città americane quest'estate.

Trump ha detto che si tratta di un problema di sinistra, non di destra, e rivolgendosi ad un gruppo di suprematisti chiamato Proud Boys, ha aggiunto: "State indietro e restate in attesa. Qualcuno deve fare qualcosa contro antifa e la sinistra".

Il gruppo è stato ovviamente felice di essere menzionato in mondovisione. Ma di chi si tratta esattamente?

Si tratta di uno dei movimenti più attivi dell’alt right, la nuova estrema destra americana, tornato alla ribalta dopo essersi scontrato con gli attivisti di Black Lives Matter a Seattle, Washington e Portland.

Composto da soli uomini che si definiscono "sciovinisti occidentali" - le donne non sono ammesse - il gruppo è noto per gli atteggiamenti aggressivi e violenti dei suoi membri.

I leader e i sostenitori dei Proud Boys si sono naturalmente inorgogliti per la citazione presidenziale.

In un canale Telegram con più di 5mila membri del gruppo è stata pubblicata una foto in cui il logo dei Proud Boys è stato completato dalle parole di Trump, "Stand Back" e "Stand By".

Polo nera e gialla e nome ispirato da un film Disney

I Proud Boys esistono dal 2016 e adottano una polo nera e gialla come uniforme - tanto che il marchio di moda Fred Perry si è trovato costretto ad emettere un comunicato per distanziarsene.

Nati con l'idea di "glorificare l'uomo occidentale", i Proud Boys sono stati fondati da Gavin McInnes, un autore e commentatore canadese che fu tra i co-fondatori di Vice Media e che negli anni ha provato a negare l’affiliazione del gruppo con il neonazismo. Anche il noto commentatore di destra, Milo Yiannopoulos, che in passato si è fatto vedere ai loro raduni, ne ha preso le distanze.

Per paradossale che possa sembrare, il nome si rifà ad una canzone contenuta nella colonna sonora del film Disney Aladin, "Proud of your Boy".

"Tra le altre cose, sostengono la superiorità della civiltà occidentale, sono islamofobi, incoraggiano l’utilizzo della violenza nella lotta politica, e hanno una visione dei rapporti di genere simile a quella degli “incel”, il movimento online di maschi misogini". In diverse occasioni negli ultimi anni membri del gruppo hanno minacciato, picchiato o accoltellato manifestanti e politici progressisti oppure dei cosiddetti movimenti “antifa”, scrive Il Post.

Infradito e masturbazione vietati

Forbes indica che durante i loro incontri scorre tanto alcol, ci sono combattimenti e si legge ad alta voce "Morte dell'Occidente" di Pat Buchanan.

I loro rituali di affiliazione sono bizzarri e violenti, come quello di prendersi a pugni e urlare i nomi di marche di cereali mentre si riceveno dei cazzotti.

Secondo le nuove regole del gruppo, è vietato usare oppioidi, metanfetamine, mettersi infradito e perfino masturbarsi più di una volta al mese (in ogni modo, "bisogna asternersi dalla pornografia"). La fase 3 dell'affiliazione prevede un tatuaggio, la fase 4 è quella di "pestare a sangue un antifa".

Il suo leader si chiama Enrique Tarrio, viene da Miami. Parlando con il Washington Post, ha descritto l'organizzazione che presiede come "un gruppo di sostenitori di Trump impenitenti", che esercitano l'umorismo per punzecchiare una società resa zoppa dal politically correct.

Secondo Tarrio, i Proud Boys non promuovono la violenza, ma fanno di tutto per proteggersi. In vista di una manifestazione a Portland, ha incoraggiato i suoi membri a portare spray urticanti e estintori contro i "teppisti antifa", che a suo dire avevano già lanciato fuochi d'artificio e persino molotov durante i loro raduni.

In passato, alcuni membri dei Proud Boys sono stati mandati in prigione per aver picchiato persone a Manhattan, oppure sono stati scoperti mentre pianificavano azioni di violenza. In un caso, un "ragazzo orgoglioso" è stato accusato di aver usato una spada per uccidere il fratello.

Nonostante queste preoccupazioni, Roger Stone, celebre lobbista fedele a Donald Trump, ha ammesso in tribunale nel 2019 di aver assunto Tarrio e altri membri dei Proud Boys in Florida per aiutare a gestire le campagne di social media e PR.

Morry Gash/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved.
Un momento del primo dibattito presidenziale 2020 tra Trump e BidenMorry Gash/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved.

Cosa ne pensa l'FBI

Il direttore dell'FBI, Christopher Wray, settimana scorsa ha affermato davanti ad una commissione del Congresso che i suprematisti bianchi e gli estremisti antigovernativi sono i responsabili della maggior parte dei recenti attacchi mortali da parte di gruppi estremisti all'interno degli Stati Uniti.

Ciononostante, il repubblicano Trump ha cercato di collegare gli incidenti agli ambienti di sinistra, continuando ad insistere sullo slogan "Law and Order" (legge e ordine) per convincere gli elettori bianchi ed indecisi delle periferie. Una fascia di elettorato decisiva in occasione delle elezioni del 2016 ma sulla cui fedeltà il tycoon americano non ha più certezze.

Dopo l'elezione di Trump, l'interesse per il gruppo è schizzato alle stelle e a fine 2017 la pagina Facebook e Twitter contava più di 20mila membri. Oggi sui social mainstream non esistono più: Facebook ha rimosso la loro pagina principale e continua a fare lo stesso con tutti gli account satellite, compresi quelli su Instagram. Stessa politica seguita da Youtube e Twitter.

Come lo stesso Biden ha confessato, i Proud Boys sono stati decisivi nel fargli decidere di candidarsi alla presidenza USA.

C'è di mezzo una protesta del 2017 finita nel sangue a Charlottesville, Virginia. In quell'occasione, un neonazista e suprematista bianco (poi condannato all'ergastolo) investì con la macchina e uccise una donna di 32 anni che si era unita al corteo antifascista, ferendo altre 19 persone. Le vittime stavano protestando contro la manifestazione di suprematisti bianchi (e membri del Ku Klux Klan) convocata per quel giorno di agosto.

La protesta di Charlottesville, chiamata "Unite The Right", fu organizzata proprio da un membro dei Proud Boy, Jason Kessler. All'epoca, Trump affermò che c'erano delle brave persone da ambo le parti.

Biden ha definito "antifa" "un'idea, non un'organizzazione". Una posizione simile a quella del direttore dell'FBI, Christopher Wray, in aperto contrasto con la volontà di Trump di bollare il gruppo "antifa" come un'organizzazione terroristica. Nel 2018, l'FBI ha classificato i Proud Boys come gruppo estremista.

Noah Berger/Noah Berger
17 agosto 2019: membri dei Proud Boys marciano attraverso il ponte Hawthorne di Portland. Col cappello verde, l'organizzatore, Joe Biggs. Col megafono, il capo, TarrioNoah Berger/Noah Berger

Brian Levin, direttore del centro studi sull'odio e l'estremismo alla California State University, si è detto preoccupato per le prossime elezioni presidenziali, "considerate come il campo di battaglia di una guerra civile".

Secondo l'americanista Massimo Teodori, "quello che può ancora spostare il voto è proprio l’inasprirsi del conflitto razziale. Più si acuisce, più Trump avanza: è cruciale quello che accadrà in questi giorni rispetto allo scontro tra bianchi e neri. Fino alle elezioni del 3 novembre una soluzione non c’è. Trump plaude ai comportamenti illegittimi e violenti delle polizie perché questo piace agli americani soprattutto di certe zone dell’ovest e del sud, fino al 3 novembre Trump cercherà di fomentare lo scontro", le parole dello storico a Euronews. "L’unica via per uscirne sarebbe quella, da parte dei democratici, di resuscitare un movimento non violento come quello dei diritti civili di Martin Luther King. Però mi pare che oggi non ci sia nessun leader nero capace di tenere in pugno, di domare la giusta rabbia dei neri di fronte alla polizia e alle giurie dei tribunali".