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L'Ue tra Ankara e Atene. Al Consiglio si deciderà per le sanzioni alla Turchia

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Recep Tayyip Erdogan e Kiriakos Mitsotakis
Recep Tayyip Erdogan e Kiriakos Mitsotakis   -   Diritti d'autore  AP Photo
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Dopo un'estate bollente nel Mediterraneo orientale - con le navi da ricerca sismica turche che hanno avviato missioni ricognitive sulla piattaforma continentale greca e all'interno della Zona economica esclusiva cipriota - l'Unione europea è chiamata a prendere posizione e decidere se imporre o meno sanzioni, durante la due giorni di vertice a Bruxelles, al via questo giovedì.

Le tensioni tra Atene e Ankara si sono, però, affievolite negli ultimi giorni, come dimostrano le parole del presidente turco. "Riteniamo che non vi sia alcuna questione che non possa essere risolta attraverso il dialogo, il negoziato e l'accordo", afferma Recep Tayyip Erdogan. "Naturalmente, questo approccio è valido, a condizione che ci facciano delle proposte concrete, che si adattino all'equità e alla realtà".

I due blocchi europei sulle sanzioni

Mentre la Oruç Reis è tornata in Turchia, le navi Yavuz e Barbaros continuano le ricerche all'interno della zona economica cipriota. E Nicosia insiste perché vengano imposte sanzioni.

''Anche se si decide ora di imporre sanzioni, ci vorranno diversi mesi perché entrino in vigore, perché passino attraverso le istituzioni europee", spiega ai nostri microfoni Aggelos Syrigos, professore di diritto internazionale. "Se ci sarà l'ok della Francia e visto quello della Grecia, penso che le sanzioni verranno imposte, forse non così severe, ma ci saranno".

I partner europei sembrano aver formato due blocchi, con la Germania, detentrice della presidenza del semestre europeo, che fa da mediatore e sta promuovendo l'apertura di contatti esplorativi tra Ankara e Atene. ''Da un lato ci sono Francia, Cipro e Grecia, oltre ad altri Paesi, come l'Austria in passato e l'Irlanda ora. Dall'altro lato, c'è un blocco di Paesi del nord, per il quale non si devono imporre sanzioni, ma piuttosto aprire un ponte verso la Turchia", prosegue Syrigos. "La parte greca è pronta ad avviare i negoziati, ma la Turchia non accetta che le vengano imposte sanzioni, anche se mantiene due delle sue navi nella zona economica esclusiva cipriota".

Nicosia ha ripetutamente sottolineato che la risposta dell'Unione europea alla violazione dei valori e dei principi fondamentali non può essere à la carte.