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Duello a piazza San Pietro: Pompeo contro Parolin

Di Paolo Alberto Valenti
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Città del Vaticano
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Forse è più raffinata di quel che sembra l'azione a gamba tesa del segretario di stato statunitense a Roma contro Papa Francesco: come primo atto Pompeo sbarca ad un convegno sulla libertà religiosa organizzato all'hotel Excelsior dall'ambasciata statunitense presso la Santa Sede. Un metodo per saggiare il campo e chiarire i concetti nel rapporti col Vaticano. E lancia subito i suoi strali: "Da nessuna parte la libertà religiosa è sotto attacco più di quanto lo sia oggi all'interno della Cina. Questo perché - chiarisce Pompeo - come con tutti i regimi comunisti, il Partito Comunista Cinese si considera l'autorità morale ultima. Un Partito Comunista sempre più repressivo, spaventato dalla sua stessa mancanza di legittimità democratica, lavora giorno e notte per spegnere la lampada della libertà, in particolare la libertà religiosa...una cosa orribile".

Una narrativa che viene da lontano

Con una mossa irrituale Pompeo ha criticato la diplomazia vaticana pubblicando un editoriale sulla rivista First Things, potente mensile religioso conservatore a stelle e strisce, con cui ha chiarito che se il Vaticano «dovesse rinnovare l’accordo (con la Cina) metterebbe a rischio la propria autorità morale».

L'altolà di Bergoglio

Bergoglio non riceverà Pompeo e confermerà gli accordi con Pechino. "Il Papa aveva detto che non si ricevono personalità politiche in campagna elettorale, d'altra parte un segretario di stato incontra il suo omologo": hanno battuto così le agenzie di stampa riportando il concetto del segretario di stato vaticano Pietro Parolin che incontrerà Pompeo come prassi vuole che sia. A far quadrato attorno al Papa c'è anche Paul Richard Gallagher "ministro degli esteri della Santa Sede che denuncia il tentativo di strumentalizzazione di Papa Francesco a cui sembra ambire un Donald Trump col fiato corto.

Una incursione supportata dalla Chiesa conservatrice?

L'amministrazione USA sfrutta il punto di minor resistenza contro il Papa con l'appoggio naturale delle frange conservatrici e non solo che all'interno della Chiesa non vogliono che il Vaticano sia schiavo di Pechino. Il Vaticano certo ha offerto il destro a questo genere di incursioni che non sono del tutto nuove: il misterioso accordo con Pechino si fonda sul silenzio totale del Partito Comunista Cinese che di fatto controlla al millimetro la Chiesa cattolica in Cina e non sembra realmente lasciare alcuna libertà di culto che possa esprimersi fuori dai diktat governativi.