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Balcani, la 'pace' tra Serbia e Kosovo: negoziati a Bruxelles

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Negoziati Serbia - Kosovo a Bruxelles
Negoziati Serbia - Kosovo a Bruxelles   -   Diritti d'autore  AP
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C'eravamo tanto odiati, potrebbe essere il titolo di un sequel balcanico: la rappresentazione fedele dei rapporti tra Serbia e Kosovo, che lunedì si sono impegnati a rilanciare il dialogo in funzione del processo di integrazione europea. Si parte da rapporti più che tesi: Belgrado rifiuta di riconoscere l'indipendenza, proclamata dal Kosovo nel 2008, dopo una guerra che ha fatto 13mila morti.

"Naturalmente le loro posizioni sono diverse, ma - dice Josep Borrell, Alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza - i rappresentanti dei due Paesi sono a Bruxelles per trovare un terreno comune e per lavorare a una completa normalizzazione dei loro rapporti, affrontando tutte le questioni in sospeso. In agenda altri due temi molto importanti: un accordo per le comunità non maggioritarie e la definizione dei reciproci crediti finanziari sulla proprietà".

Nel tweet di Borrell: "Ospitiamo di nuovo, insieme al Rappresentante @MiroslavLajcak, il dialogo Ue Belgrado-Pristina, con il Presidente della Serbia @avucic e il Primo Ministro del Kosovo @Avdullah. I colloqui non sono sempre facili, ma c'è un impegno da entrambe le parti per l'integrazione nell'Ue e per il dialogo continuo".

Il presidente serbo Aleksander Vucic e il primo ministro kosovaro Avdullah Hoti hanno dichiarato "che attribuiscono la massima priorità all'integrazione nell'Ue e alla continuazione del lavoro sul dialogo tra Belgrado e Pristina, che è un elemento chiave dei rispettivi percorsi di integrazione europea".

In realtà, a intestarsi il successo diplomatico del nuovo corso è il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, mediatore della pax economica tra i due Paesi, che - nei giorni scorsi, alla Casa Bianca - hanno siglato un accordo. Nell'intesa anche la creazione di un mercato comune e l'abolizione dei dazi doganali, imposti da Pristina sui prodotti serbi.

Nel tweet della Casa Bianca: "Ieri il presidente Trump ha annunciato l'ennesimo impegno storico: Serbia e Kosovo si sono impegnati per la normalizzazione economica".

La Serbia è da sempre vicina agli alleati russi e cinesi, mentre gli americani sono tra coloro che hanno subito riconosciuto il nuovo Stato kosovaro.
Il vertice di Washington, in piena campagna elettorale americana, rappresenta una vetrina per Trump in un campo tradizionalmente appannaggio degli europei. L'incontro si è concluso con un patto esclusivamente economico. Ma con declinazioni politiche nello scacchiere mediorientale: la Serbia ha infatti deciso di trasferire la sua ambasciata in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme (l'amministrazione Trump ha riconosciuto Gerusalemme come capitale di Israele alla fine del 2017 e vi ha trasferito l'ambasciata americana nel maggio 2018) mentre il Kosovo ha accettato di riavviare relazioni diplomatiche con lo Stato ebraico.

Tra Balcani ed Europa si inserisce Trump

Una 'blitzkrieg' con armi diplomatiche: può essere considerata una guerra lampo quella del presidente degli Stati Uniti Donald Trump sui Balcani, un campo tradizionalmente affidato alla mediazione europea. Serbia e Kosovo si avvicinano, anche grazie a Washington. Ma la regia della Casa Bianca sposta il baricentro balcanico verso Israele, con il trasferimento dell'ambasciata serba da Tel Aviv a Gerusalemme e il riconoscimento reciproco tra Stato ebraico e Kosovo. Una mossa, quest'ultima, che non piace alla Turchia di Erdogan

"Voglio dirvi, in nome della trasparenza, della preoccupazione espressa dalla Lega Araba e dal presidente Erdogan per quanto riguarda il riconoscimento reciproco tra Kosovo e Israele - ha detto il presidente kosovaro Hashim Thaçi - sono in contatto con il presidente Erdogan, gli ho parlato al telefono e il riconoscimento tra Kosovo-Israele non comprometterà in alcun modo il partenariato amichevole e strategico con la Turchia".

L'entrata a gamba tesa di Washington ha sortito due risultati: riavvicinare su basi economiche Serbia e Kosovo, dopo la firma sull'intesa sponsorizzata dalla Casa Bianca, e rafforzare l’asse statunitense pro-Israele e contro Cina, Iran, Hezbollah, che nell'intesa viene riconosciuta dai due Paesi Blcanici come organizzazione terroristica. Ma la piega presa dai colloqui americani è respinta anche dall'Unione europea.

La contrarietà dell'Unione europea

Dice Peter Stano, portavoce degli Affari esteri dell'Ue: "La Serbia sta già negoziando la sua adesione all'Ue e ci si aspetta quindi che la Serbia si allinei progressivamente, con le sue politiche verso i Paesi terzi, con le posizioni adottate dall'Unione Europea, ammonisce il portavoce degli Affari esteri europeo.

Il trasferimento serbo e l'apertura kosovara delle ambasciate a Gerusalemme è contro le risoluzioni delle Nazioni Unite e del Consiglio di sicurezza. Una scelta di campo, che se mantenuta, mina i rapporti tutti da costruire con l'Unione europea.