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Filo-atlantismo e scandali per corruzione: Montenegro al voto per il rinnovo del Parlamento

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Elezioni per il rinnovo del Parlamento in Montenegro: vincerà ancora Đukanović?
Elezioni per il rinnovo del Parlamento in Montenegro: vincerà ancora Đukanović?   -   Diritti d'autore  SAVO PRELEVIC/AFP or licensors
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Poco meno di 630mila abitanti, ma un'importanza strategica nei Balcani, che non si traduce in eguale attenzione per le sue vicende politiche. Campagna elettorale sottotraccia, dunque, in Montenegro, che il 30 agosto - in mezzo alla pandemia - vota per il rinnovo del Parlamento.
Si tratta delle 11esime elezioni dall’introduzione del multipartitismo in Montenegro nel 1990. Per la prima volta dopo 30 anni, l'élite del presidente Milo Đukanović, che ha governato senza intoppi, potrebbe dover passare il testimone.

Montenegro: l'opposizione all'élite del presidente

Cinque partiti e sei coalizioni si contenderanno i voti, ma il vero rush finale sarà tra il Partito Democratico dei Socialisti (DPS) al governo, guidato dal presidente del Montenegro Milo Đukanović, e due gruppi di minoranza.

Tra le forze dell'opposizione maggiormente accreditate nei sondaggi figurano una coalizione composta principalmente da partiti di centrosinistra e un sodalizio di sigle diverse, che ha sostenuto le proteste, guidate dalla Chiesa ortodossa serba. Si tratta di manifestazioni mosse dal dissenso nei confronti di una legge sulla libertà religiosa, in vigore dal dicembre 2019: una norma che la Chiesa sostiene essere lo strumento per l’eventuale nazionalizzazione dei beni ecclesiastici.

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Le proteste, organizzate dalla Chiesa ortodossa serba, in MontenegroSAVO PRELEVIC/AFP or licensors

Le opposizioni accusano il Partito Democratico dei Socialisti, guidato da Đukanović, di corruzione e imputano alla maggioranza di governo una cattiva gestione dell'emergenza Covid.
I partiti pro serbi e la Serbia hanno denunciato presunte pressioni in Montenegro sui diritti dei serbi e sulla chiesa serba.

Declassamento democratico per il Montenegro (e la Serbia)

Quel che emerge, dall'esterno, è che il Montenegro (come la Serbia) è stato declassato da 'democrazia parzialmente consolidata' a 'regime ibrido': è la conclusione dell'ultimo rapporto dell'organizzazione non governativa americana "Freedom House"sui 'Paesi in transizione', relativo a 29 Stati dell'ex Unione Sovietica e dell'Europa orientale e balcanica. Con 'regime ibrido' si indicano Paesi caratterizzati da istituzioni democratiche fragili e con importanti problemi nella difesa dei diritti politici e delle libertà civili.

Il filo-atlantismo della maggioranza al governo

In discussione, con le elezioni di fine agosto, ci sono legami ed equilibri geopolitici intessuti nel tempo, dal referendum del 2006 che ha sancito l’indipendenza dall'allora Federazione della Serbia e Montenegro all’ingresso nell’Unione europea, dalla fuoriuscita dall'orbita russa, al contrario della Serbia, all'ingresso nella Nato, che in Montenegro ha ora basi strategiche. Un indirizzo filo-atlantico che potrebbe portare le cancellerie occidentali ad apprezzare una conferma al potere del DPS.

Nel profilo twitter del governo montenegrino - post del luglio 2020 - i legami del Paese con l'Europa: "PM @DuskoMarkovicCG e VP @eu_commissione e HR @eu_eeas.
@JosepBorrellF ha sottolineato l'importanza strategica della nostra regione per l'UE. Risolvere le questioni aperte in #WB è una garanzia del suo sviluppo e della sua stabilità a lungo termine e un prerequisito per l'integrazione nell'UE".

Il pregresso: al voto nel 2016 con il tentato golpe

Le ultime elezioni dell'ottobre 2016 sono state segnate da un tentativo di colpo di Stato fallito. Nelle trame del golpe le autorità montenegrine avrebbero incluso piani di assassinio di Đukanović per bloccare l'adesione del Montenegro alla Nato. Due ex agenti dell'intelligence militare russa e circa una dozzina di altri sono stati condannati per il complotto. La Russia ha negato il coinvolgimento.

I sondaggi indicano che la prova elettorale molto equilibrata.