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Montenegro, com'è composta e cosa vuole l'opposizione dopo la vittoria

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Di  Vladimir Utjesinovic
I sostenitori dell'opposizione celebrano i risultati delle elezioni al di fuori della Chiesa serbo-ortodossa della Risurrezione di Cristo a Podgorica, Montenegro
I sostenitori dell'opposizione celebrano i risultati delle elezioni al di fuori della Chiesa serbo-ortodossa della Risurrezione di Cristo a Podgorica, Montenegro   -   Diritti d'autore  Risto Bozovic/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved.

Le elezioni di domenica in Montenegro hanno portato ad una vittoria di misura da parte dell'opposizione, cosa che porrà fine al quasi trentennale governo del Partito democratico dei socialisti (Dps) di Milo Đukanović.

Composta da tre blocchi o alleanze ('Per il futuro del Montenegro', 'La pace è la nostra nazione' e 'Nero su Bianco'), l'opposizione potrà contare su una maggioranza risicatissima grazie al 50,7 per cento delle preferenze che le consegnano 41 seggi su 81 nel parlamento montenegrino.

Cosa succede ora che il dado è tratto?

Secondo la costituzione del Paese, il parlamento neoeletto deve riunirsi entro 15 giorni dalla dichiarazione dei risultati finali delle elezioni. Il primo ministro designato, proposto dal presidente, dovrà insediarsi entro 30 giorni dalla prima seduta del parlamento.

Ma ancora chiaro come sarà composto il nuovo governo.

L'obiettivo comune era quello di unire gli sforzi contro il Dps di Đukanović. Obiettivo centrato, colpito e affondato.

Le forze di opposizione si sono impegnate collettivamente su questioni come l'integrazione europea, lo stato di diritto e il rovesciamento della legge sulla libertà religiosa voluta dal governo Dps. Tuttavia, l'eterogeneità dei valori e dei programmi in campo potrebbero rendere complicata la formazione di un governo alternativo.

Scontro di ideologie

Una delle sfide più grandi sarà quella di conciliare le posizioni opposte pro-UE e pro-Serbia/Russia tra le varie alleanze concorrenti dell'opposizione.

L'opinione generale tra gli elettori tende a riflettere un'ansia: gli antagonismi ideologici potrebbero essere fonte di futura instabilità all'interno del nuovo governo.

Qualcuno ha suggerito anche l'opzione di un governo di unità nazionale, che non includerebbe però l'alleanza "Per il Futuro del Montenegro" - il più grande blocco dell'opposizione.

In definitiva, il risultato più probabile rimane quello di una coalizione delle tre principali forze d'opposizione. Ma vediamo meglio nel dettaglio chi sono e cosa vogliono.

Per il futuro del Montenegro

  • % di voti: 32,5%, seggi: 27;
  • Posizione politica: destra;

Questa alleanza di 11 partiti è dominata da partiti per lo più pro-russi e anti-NATO, che spingono verso legami più forti con la Serbia. Sono coalizzati intorno al "Fronte democratico" populista, i cui leader, Andrija Mandić e Milan Knežević, sono stati condannati per un tentativo di colpo di stato nel 2016, presumibilmente organizzato da membri dell'agenzia di intelligence militare russa GRU.

L'alleanza gode del patrocinio della Chiesa serbo-ortodossa, che ha invitato i suoi seguaci a votarla alle elezioni di domenica scorsa.

In vista della tornata elettorale, la Chiesa ha organizzato e incoraggiato le manifestazioni dell'opposizione - anche in reazione alla legge approvata del governo che, secondo i leader religiosi ortodossi, ha permesso allo Stato di espropriare i suoi beni.

Il leader dell'alleanza, Zdravko Krivokapić, ha addirittura celebrato l'annuncio dei risultati elettorali nella Cattedrale della Chiesa ortodossa serba di Podgorica, abbracciando il vescovo metropolita del Montenegro, Amfilohije Radović, 82 anni.

L'eminenza grigia dell'alleanza è l'uomo d'affari Miodrag "Daka" Davidović, ex ministro del governo dell'autoproclamata Regione autonoma serba (SAO) dell'Erzegovina dal 1991 al 1992, un'entità territoriale della Bosnia ed Erzegovina fondata dal notorio Radovan Karadžić, condannato per crimini di guerra.

Anche Marko Milačić, fondatore e presidente del partito populista di destra Vero Montenegro, è in lista con l'alleanza. Negli anni precedenti ha guidato la campagna anti-NATO, bruciando pubblicamente bandiere della NATO in piazza.

La pace è la nostra nazione

  • % di voti: 12,5%, seggi: 10;
  • Posizione politica: centro-destra;

Composto da quattro gruppi politici, il programma politico della coalizione si incentra sulla riconciliazione post-conflitto, anche se strizza l'occhio prevalentemente agli elettori filo-serbi. Durante la campagna elettorale, non ha insistito molto su questioni identitarie e sulla politica estera.

Il movimento politico civico è guidato dal Partito democratico montenegrino centrista di Aleksa Bečić, creato dopo la scissione del Partito popolare socialista, il ramo montenegrino dell'ex presidente serbo Slobodan Milošević.

Nonostante abbia vinto otto seggi parlamentari alle elezioni del 2016, ha boicottato l'Assemblea nazionale del Montenegro per quattro anni.

Un altro importante partito della coalizione, DEMOS di Miodrag Lekić, si è formato dopo il suo ritiro dal Fronte Democratico di opposizione. Lekić è stato il candidato dell'opposizione alle elezioni presidenziali del 2013, in cui è stato sconfitto da Filip Vujanović.

Lekić è stato anche ministro degli esteri nel governo di Đukanović all'inizio degli anni Novanta, e più tardi, durante il governo di Milosevic, ambasciatore in Jugoslavia.

Nero su bianco

  • % di voti: 5,5%, seggi: 4;

  • Posizione politica: centro-sinistra;

La coalizione liberale è composta da tre partiti e da un gruppo di intellettuali indipendenti.

Nonostante la piccola quota di voti raccolti, questo movimento a guida civile sarà il vero ago della bilancia, e deciderà chi formerà il governo in Montenegro per i prossimi quattro anni.

Ideologicamente, si differenzia in modo significativo dagli altri due blocchi dell'opposizione. Molto più vicino al DPS che ai partiti filo-serbi, le forze politiche che lo compongono hanno sempre dichiarato che l'unico obiettivo era quello di far cadere il governo uscente del Dps.

Dopo le elezioni, il movimento ha decisamente escluso la possibilità di formare una coalizione post-elettorale con lo stesso Dps di Đukanović.

In campagna elettorale, il manifesto offriva una promessa originale: un governo senza politici, composto solo da esperti, indipendentemente dall'appartenenza politica, nazionale e religiosa.

Il leader è l'etnico albanese Dritan Abazović, uno dei fondatori del Movimento Civico Azione Riforme Unite (URA), un partito politico social-liberale e verde. Ex membro del parlamento di Pozitivna, o il Partito del Montenegro Positivo, non ha raggiunto la soglia elettorale e ha perso lo status parlamentare dopo aver sostenuto Đukanović in un voto di fiducia nel 2016.

Abazović ha quindi co-fondato l'URA cinque anni fa. E' stata sostenuta nelle elezioni di quest'anno da numerosi intellettuali di vari profili ideologici, oppositori del governo uscente.

Il co-fondatore e ideologo del gruppo è l'uomo d'affari Žarko Rakčević, ex vice primo ministro del Montenegro nel secondo governo di coalizione DPS-SDP dal 2001 al 2003.

URA è stata al centro delle polemiche durante la campagna elettorale: Tatjana Bečanović, membro della presidenza del partito, ha negato l'esistenza del genocidio a Srebrenica. Il movimento è apertamente impegnato a proseguire sulla strada dell'adesione del Montenegro come membro dell'UE e in politica estera è filo-occidentale.