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Tra le macerie di Beirut: disperati e senza un tetto

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Tra le macerie di Beirut: disperati e senza un tetto
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Sono passate due settimane da quando l'eplosione di nitrato di ammonio al porto ha distrutto parte di Beirut, la devastazione è il nuovo skyline mentre il Paese torna, dal 21 agosto, di nuovo in confinamento per due settimane a causa dell'epidemia di coronavirus, tranne nei quartieri dell'incidente del 4 agosto. Quartieri che un tempo erano pieni di vita e che ora sono cumuli di case inabitabili, brandelli di muri, finestre rotte...300mila libanesi non hanno un tetto sulla testa, sono restati senza casa. Famiglie si rifiutano di lasciare il loro appartamento nonostante sia insicuro

"Non abbiamo elettricità né telefono a causa dei danni. Ma dove andremo? Come possiamo lasciare la nostra casa? La porta non si chiude e i ladri entreranno. Hanno già rubato le nostre cose", dice un uomo.

Disperati non vogliono lasciare case pericolanti e non hanno fondi per ricostruire

È quasi impossibile per la maggior parte dei residenti finanziare la ricostruzione delle proprie case, poiché il Paese sta affrontando una crisi economica senza precedenti con un'inflazione alle stelle. I più bisognosi si sentono abbandonati dalla classe dirigente. Dicono che il trauma di questa esplosione durerà per sempre.

L'incidente non poteva arrivare in un momento peggiore. Il sistema sanitario libanese ha già lottato molto finanziariamente e l'approvvigionamento dei medicinali è difficile. Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, più della metà delle strutture sanitarie di Beirut non sono funzionali.

Ogni giorno vengono segnalati numerosi casi di coronavirus e decessi.

Eid Azar, capo del personale della Saint George Hospital University, dice che in Libano c'è bisogno di due cose: "ricostruire le competenze che sono state distrutte e, per ciò che è già funzionante, sostegno finanziario diretto, trovare modi creativi per sostenere il bilancio operativo delle istituzioni restate in piedi".

Ai cittadini libanesi sono stati inviati aiuti medici, ospedali da campo temporanei, supporto umanitario e tecnico da molte zone del mondo ma non basta: i manifestanti invocano indagini internazionali e chiedono giustizia, vogliono un Paese diverso, una classe dirigente credibile.

Molti sostengono che il potere dovrebbe passare in mano a una nuova generazione di giovani, gente con un'altra visione della politica.