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Libia: la guardia costiera spara sui migranti. In piazza a Roma: "Basta darle fondi!"

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Migranti salvati in mare dalla guardia costiera libica, a Khoms, in Libia (ottobre 2019)
Migranti salvati in mare dalla guardia costiera libica, a Khoms, in Libia (ottobre 2019)   -   Diritti d'autore  AP Photo/Hazem Ahmed, File
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Tre sudanesi sono stati uccisi e altri quattro sono rimasti feriti nella notte tra lunedì e martedì, in una sparatoria a Khums, a est di Tripoli, in Libia, durante le operazioni di sbarco. I migranti erano stati recuperati in mare dalla guardia costiera libica, che li stava conducendo sulla terra ferma.

Secondo l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), "le autorità locali hanno iniziato a sparare, quando alcuni migranti, scesi da poco a terra, hanno provato a fuggire". Quanto accaduto lancia ulteriori ombre sulla guardia costiera del Paese nordafricano, al centro delle polemiche da mesi e arriva poche ore dopo il flash mob di Roma.

"Stop ai fondi alla guardia costiera libica"

"I Sommersi e i Salvati" è il titolo dell'ultimo racconto di Primo Levi, ma anche quello della manifestazione organizzata lunedì nella capitale, che ha visto la partecipazione di politici, attivisti, volontari, attori, ma anche tanta gente comune, uniti con un solo scopo: chiedere a gran voce lo stop ai finanziamenti alla Guardia costiera libica, la chiusura dei centri di detenzione in Libia e e per l’apertura di corridoi umanitari.

"Da due mesi abbiamo la sentenza del tribunale di Messina, che ha stabilito che all'interno dei centri di detenzione per migranti in Libia si tortura", spiega Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International. "Quindi continuare in questo modo a finanziare, rifinanziare, collaborare (con la guardia costiera libica, ndr.) vuol dire rendersi complici in gravi violazioni dei diritti umani".

"Quando la cosiddetta guardia costiera libica recupera i migranti, poi li porta in questi terribili lager", dichiara la senatrice Emma Bonino. "E ora ci sono le prove che vengono torturati, violentati".

L'iniziativa (cominciata con un appello al governo italiano di Manconi, Riccardo Magi e Roberto Saviano) è nata dopo l'approvazione - per il quarto anno consecutivo - da parte della Camera del finanziamento della missione italiana in Libia, compreso il sostegno economico alla guarda costiera. Quest'ultima - com'è stato ormai provato da diverse inchieste internazionali e delle Nazioni Unite - è però di fatto gestita dalle stesse milizie, che guadagnano con il traffico di esseri umani e con la gestione dei centri di detenzione per migranti, nei quali si consumano violenze disumane.