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Covid-19: in corsia all'ospedale di Digione, dove è presto per voltare pagina

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Covid-19: in corsia all'ospedale di Digione, dove è presto per voltare pagina
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La calma dopo la tempesta... o prima della prossima: all'ospedale di Digione, nessuno osa davvero voltare pagina. Questo ospedale francese non ha dimenticato quanto è accaduto nei mesi scorsi.

Il 27 febbraio, il primo paziente affetto da Covid-19 è arrivato qui. Da allora, ne sono stati ricoverati più di 2.400. Al culmine della crisi, il 30% della capacità dell'ospedale era dedicato a loro. Ora solo 3 pazienti sono ricoverati nel nosocomio della Borgogna, che sta lentamente tornando alla normalità, ma è pronto a reagire rapidamente, in caso di una seconda ondata. Secondo il Consiglio scientifico francese, è infatti "estremamente probabile" si verifichi in autunno o inverno.

"Abbiamo letti ancora disponibili per i pazienti Covid; attualmente non sono occupati, ma potrebbero esserlo domani, se necessario", spiega la direttrice della struttura ospedaliera, Nadège Baille. "Non riteniamo che la pandemia di coronavirus sia finita. Ma la differenza rispetto alla prima ondata è che siamo molto più attrezzati per fare screening su larga scala. Ora possiamo fare fino a 2.500 test al giorno".

Il lavoro (extra Covid) non si è mai fermato

Meno pazienti Covid non significa però meno lavoro. Mentre la continuità di altre emergenze è stata garantita durante la crisi con percorsi dedicati, molti pazienti hanno rinviato le operazioni meno urgenti. Ma in caso di una nuova epidemia, il primario di neurochirurgia, Jacques Baurin, sa di poter contare sulle nuove tecnologie: "Durante la prima ondata sono stati fatte molte video consultazioni, per mantenere i contatti con i pazienti che hanno dovuto cancellare le loro operazioni", dice ai nostri microfoni. "Ed è chiaro che non appena siamo stati in grado di riprogrammarle, abbiamo dato la priorità a coloro che ne avevano più bisogno. E sapevamo chi fossero, perché avevamo continuato a controllarli in questo difficile periodo".

È un momento difficile per questi professionisti della salute. Temono di non essere in grado di affrontare una seconda ondata, anche se possono contare l'uno sull'altro. "Quello che ci ha aiutato ad adattarci è stato il sostegno di coloro che di solito lavorano al pronto soccorso e sono venuti a darci una mano nelle unità di emergenza", dice un'anestesista. "Abbiamo avuto anche l'aiuto di infermieri esterni, ed è sempre interessante lavorare con persone con le quali non siamo abituati a lavorare".

Gli ospedali francesi si trovano in una situazione intermedia: da un lato, i pazienti ricoverati sono quattro volte meno numerosi rispetto ad aprile, dall'altro più di 80 focolai sono oggetto di indagini in tutto il Paese. Un rischio di recrudescenza della pandemia che richiede vigilanza.