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ESCLUSIVO - Richiedente asilo turca fa causa alla Grecia per respingimento

ESCLUSIVO - Richiedente asilo turca fa causa alla Grecia per respingimento
Diritti d'autore  Ayse Erdogan - Euronews
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Una donna turca ha annunciato che farà causa al governo greco perché l'avrebbe respinta in Turchia impedendole di fare domanda d'asilo in Grecia. Ayse Erdogan, 28 anni, ha potuto parlare con Euronews dalla prigone di Gebze dove è detenuta da quando è stata riportata sul suolo turco dalla polizia greca il 5 maggio 2019.

Racconta di aver cercato di chiedere asilo nel villaggio greco di Cheimonio e di non aver ricevuto alcuna assistenza medica nonostante si fosse slogata una caviglia. Erdogan, di professione insegnante, aveva oltrepassato il confine greco-turco il giorno prima, il 4 maggio, perché accusata di terrorismo nel proprio Paese. È stata accusata di essere parte del movimento gulenista che Ankara ritiene essere responsabile del fallito colpo di stato del luglio 2016.

Ankara ha messo il gruppo, guidato dal chierico in auto-esilio Fethullah Gulen, nella lista delle organizzazioni terroristiche e vi si riferisce con l'acronimo FETO, Organizzazione Terroristica Fetullahista.

"Sono in questa cella da molto tempo, sono molto stanca. Sono arrivata ad un passo dall'incontro con mio fratello gemello dopo anni di separazione, ma la polizia greca mi ha respinto", le sue parole a Euronews. "Non dimenticherò mai la sofferenza che mi hanno provocato".

"Ho passato momenti difficili. Non sono andata in Grecia per saccheggiare il Paese. Non avevo nemmeno in programma di restarci, volevo trasferirmi in un altro Paese europeo. Ho dovuto lasciare la Turchia perché lo Stato mi aveva marchiata come terrorista".

La Grecia è firmataria della Convenzione europea sui rifugiati ed è quindi illegale rifiutarsi di accogliere una domanda d'asilo o rimpatriare dei richiedenti asilo in Paesi in cui corrono dei rischi.

Secondo Eleni Takou, vicedirettore e responsabile della Ong HumanRights360, ogni giorno emergono testimonianze e vittime dei cosiddetti "push-back", i respingimenti di migranti alla frontiera al di là del fiume Evros.

Eleni Takou- Photo by Zubeyir Koculu

Le autorità greche hanno negato che Erdogan abbia mai messo piede sul suolo greco; tuttavia, Forensic Architecture, un collettivo specializzato in indagini digitali della Goldsmiths University of London, ha smentito la versione delle autorità greche pubblicando un video in collaborazione con HumanRights360.

Forensic Architecture

Ayse aveva registrato tutto il suo viaggio, marcando tutti i luoghi attraversati sull'app WhatsApp e realizzando perfino un videodiario che documentava la sua traversata. "Gli agenti di sicurezza di solito confiscano o gettano i telefoni dei migranti nel fiume prima di costringerli a tornare indietro. Per questo il caso di Ayse è molto forte", ha aggiunto Takou.

L'esperto di architettura forense Stefanos Levidis indica che "per la prima volta abbiamo potuto assistere a tutto il suo viaggio, abbiamo potuto essere con lei alla stazione di polizia, mentre registrava. Così abbiamo potuto fare un'analisi spaziale e creare prove multimediali che mostrassero il respingimento".

"Siamo riusciti a dimostrare che Ayse ha attraversato la Turchia e sia arrivata in una stazione di polizia greca, a Chimonio. Poi è scomparsa ed è ricomparsa in una prigione turca".

Per Levidis, la storia di Erdogan è quella di una giovane donna "come un vaso di coccio schiacciata tra due macigni", la Turchia e la Grecia. Il video è stato presentato dagli avvocati di Erdogan al pubblico ministero di Orestiada, Evros.

Klotildi Prountzou, avvocato della Ong Consiglio greco per i rifugiati, ritiene che l'indagine di Forensic Architecture sia un'ulteriore prova che la storia di Erdogan regga. Ha presentato appello alla decisione del pubblico ministero del dicembre il quale aveva deciso di archiviare la denuncia di Erdogan. La Ong di Prountzou ha presentato 60 foto, screenshot, quattro video e documenti medici che mostrano come tre richiedenti asilo turchi si siano trovati in territorio greco.

"Chiediamo al procuratore di riesaminare tutti i dati in modo adeguato", ha detto l'avvocato a Euronews.

La Turchia, che ha arrestato Erdogan quando è stata rimpatriata nel 2019, l'ha accusata di non aver rispettato l'obbligo di rimanere in Turchia recandosi in Grecia. Nel frattempo, il comandante della stazione di guardia di frontiera di Orestiada, d'altra parte del confine, ha detto ai procuratori che non ci sarebbe stato alcun arresto il 4 maggio.

Un verbale di polizia datato 20 agosto 2019 e ottenuto da Euronews mostra che la polizia greca ha arrestato tre immigrati turchi per essere entrati illegalmente in Grecia il 4 maggio, senza però scrivere né i nomi, né luogo e ora dell'arresto.

Sebbene il caso di Erdogan sia il primo in cui una richiedente asilo utilizzi prove audiovisive per citare in giudizio le autorità greche, da allora sono stati segnalati diversi altri casi simili.

Le autorità greche non hanno ancora risposto alla richiesta di commenti avanzata da Euronews.

Screenshot di WhatsApp di Erdogan

Il 12 dicembre, un gruppo di cinque richiedenti asilo turchi si è costituito alla polizia greca nella città di confine di Tychero. Gli individui - identificati solo come BG, SU, YAT, ZO e HY - hanno condiviso la loro posizione con un avvocato locale per chiedere assistenza legale.

Ma non sono mai riusciti a incontrarlo. Sostengono che la polizia greca li abbia portati in una stazione di polizia, quindi sulle rive del fiume Evros in un furgone. Dopo aver controllato le loro borse, i loro documenti e aver sequestrato i loro effetti personali, uomini mascherati li avrebbero costretti a salire su una barca per tornare in Turchia.

Atene ha categoricamente smentito le accuse, definendo i video e le foto pubblicate dai media come "propaganda" contro lo Stato.

La Turchia ha aperto i suoi confini occidentali all'Europa a febbraio nel tentativo di costringere le nazioni europee a sostenere la sua azione militare a Idlib, dove più di 70 soldati turchi sono stati finora uccisi durante i combattimenti contro l'esercito siriano appoggiato dai russi.

Sul fiume Evros -

In risposta alla mossa di Ankara, il governo greco ha sospeso le domande di asilo per un mese e ha detto che a partire da marzo tutti i migranti torneranno nel loro paese d'origine o in Turchia.

Erdogan, dal canto suo, si dice decisa a seguire le vie legali nei tribunali greci per ottenere un risarcimento. "Denunciare le autorità greche non mi aiuterà a dimenticare ciò che ho sofferto, ma non voglio neanche che venga trascurato, visto che sempre più persone stanno affrontando i respingimenti".